Magazine Mercoledì 29 ottobre 2008

«Mi sento grassa. E non mi piaccio più»

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Magazine - Non mi piace il mio corpo, vorrei dimagrire ma non riesco a non mangiare. Non riesco a controllarmi con il cibo. Ho fame.

Due righe, solo due righe. Certo che riuscire a condensare uno dei più grandi problemi di questa epoca in due righe scarse non è male. Solo che mi verrebbe voglia di chiedermi se c’è una connessione tra il grande bisogno di mettere dentro e la difficoltà a tirare fuori. Forse sì, e chissà che anche questo non faccia parte del problema. Ma sicuramente il problema, quello da cui parte tutto, è proprio quella sensazione, quella vocina che dice: non mi piaccio, che arriva da chissà dove e che pervade le persone e si concentra su quello che è l’aspetto più evidente e facile: il corpo.
E così inizia la grande confusione tra gli aspetti emotivi e la necessità di oggettivarli. E così la voglia di dimagrire diventa il simbolo di un riscatto la cui affannosa ricerca diventa, a sua volta, una questione emotivamente ansiogena.
L'ansia viene percepita dal nostro sistema nervoso come un pericolo. Per alcuni un antidoto per la sensazione di pericolo è, appunto, il cibo. Non è strano: in fondo, essendo il mangiare la soddisfazione di un bisogno primario, è facile che venga scambiato per un salvavita nelle situazioni di pericolo. Così ci si tranquillizza con l’attività che serve a mantenersi in vita: mangiare. Tanta insoddisfazione produce la necessità di tanto cibo E quindi mangiamo più del necessario, e quindi ingrassiamo e ci piacciamo sempre meno e ci sentiamo più frustrati e quindi più ansiosi e quindi più affamati. È un circolo vizioso.
Anzi, doppiamente vizioso perché in tutto questo alla fine si perde assolutamente di vista il primo, vero, assoluto problema: io non mi piaccio.
Ed il fisico non c'entra. Almeno non del tutto. Quello che invece c'entra è una sensazione un po' più intima, più interna e sottile: non si tratta di estetica, ma dell'idea che ci siamo fatti di noi attraverso le nostre relazioni infantili. Ma anche questo sarebbe un discorso troppo lungo da affrontare in poche righe.
E così si ritorna alla frase iniziale: io non mi piaccio, che se si potesse - e in effetti con una buona psicoterapia, si può - ribaltare in io mi piaccio porterebbe ad essere più sereni e quindi meno preoccupati: questo è un buon modo per dimagrire. Se mai ce ne fosse bisogno.
Può non essere facile, ma si parte da lì. E poi resta sempre il fatto che il vero controllo è nascosto dentro la capacità di sorridere. Alla vita, agli altri ed anche a noi stessi e al nostro corpo.

di Marco Ventura

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