Concerti Magazine Giovedì 12 aprile 2001

Marlene Kuntz, la chiave catartica

Magazine - Il mio approccio alla dimensione Marlene è relativamente recente. Risale all'ultimo cd, "Che cosa vedi", pubblicato nell'ottobre 2000. Ma è stato amore a primo ascolto.
In realtà, le strofe preziose e ricercate dei loro testi mi erano già penetrate sotto pelle da diverso tempo, grazie alla complicità di persone che del loro universo facevano già parte, e di cui mi hanno resa adepta, volente o nolente.
Si entra così nel mondo dei Marlene, affogati dal loro mare di parole, inizialmente reticenti, per l'immagine inquietante che Cristiano Godano conferisce al gruppo, per i suoi testi orgasmici e taglienti. Le parole delle loro canzoni sono lame affilate imbevute d'assenzio, schiaffeggiano e poi accarezzano i capelli, affogano e risanano.

Non possiedo la loro discografia completa, ma gli stralci della loro produzione che ora campeggiano accanto al mio stereo credo costituiscano una rilevante e sicuramente consistente porzione del loro pensiero. Adoro indistintamente "Catartica" (1994),"Ho ucciso paranoia" (1999) e "Che cosa vedi"(2000).

La musica è affascinante,ed è forse la prima componente che affonda tra i sensi. La voce di Godano è persa tra le note, chitarre distorte (dello stesso Godano e di Riccardo Tesio), batteria (Luca Bergia) e basso (Dan Solo) distorti, atmosfere profonde... le frasi emergono quasi dall'oblio, anche quando sono pure invettive e grida di sdegno: un risveglio traumatico o un dolce cullare.
Prima del colpo di fulmine per la loro musica, mi rifiutavo quasi di prestarvi ascolto, intimorita proprio dal tono acceso e alterato delle canzoni. Invece, poi, è stato proprio l'astio dolcemente arreso di alcuni brani che ha compiuto il miracolo...

Provate ad ascoltare pezzi come "Infinità", lasciandovi sommergere dalla dolcezza dei versi in cui viene descritta l'intima affinità fra due anime("Vieni qui, vicino a me, e fatti piccola/ ti sogno avvolta e tenera/ in calde cavità..."),oppure "Nuotando nell'aria" in cui si indugia sulle dolenti note di un addio ( "È certo un brivido/ averti qui con me/in volo libero sugli anni andati ormai/ e non è facile, dovresti credermi/ sentirti qui con me/ perché tu non ci sei..."),o -ancora-"Lieve"(eseguita anche dai C.S.I.) che languidamente sospende il tempo e frusta le reni ("Lieve svenire per sempre/ persi dentro di noi/meglio del perdersi in fondo all'immobile/meglio del sentirsi forti nel labile").

E poi ci sono le sferzate rabbiose, ringhianti, acidule e dolorose: "Fuoco su di te" ("Hai mica visto il mio teschio volare, signore?/Perche' ho perso la testa!"), "Il naufragio" ("Come relitto, in fondo al suo incanto/ affogherà in lei perdutamente"), "Mala mela" ("Scopriti essere umano e in quanto tale persona banale e non speciale/ a cui Dio concede gesti assai banali")...
Parole stizzose, gemme sanguinolente, comete infernali.
Immensa congerie di emozioni, strettamente personali, di cui si puo' prender possesso con un semplice ascolto.
Ci sono anche squarci di luce velata, commoventi, in mezzo ai babelici testi arrabbiati. "Grazie" ("L'amore più puro, in un tepore nuovo/ di celesti lenzuola e del loro ristoro..."), "Serrande alzate"("Il mio naso sulle tue palpebre/ serrande alzate/ che non sanno se chiudere la bottega in cui le fate hanno lo sguardo-...- "L'abitudine" ("Notte, la nera/ un sudario avvolto su di noi/ spegne la sera e fruscia la sua falce presaga…")...
Alla fin fine, potrei citare tutti i brani che conosco, ciascuno ha un significato più o meno nascosto tra le note.
Ascoltare le canzoni dei Marlene è come scovare un antico forziere, massiccio, chiuso da secoli. Assaporare le sfumature della loro musica, significa recuperarne la chiave.

Teardrop@mentelocale.it

il sito dei Marlene Kuntz è

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