Concerti Magazine Mercoledì 11 aprile 2001

Tango, Tango, Tango.

Magazine - Il Tango è una cosa seria.
Ho trovato il flyer del Cezanne: serata con orchestra argentina ed esibizione di ballerini professionisti. L’hanno intitolata Tango Total , e mi sa che non ho scelta: ci devo andare e basta.
Perché? Perché non so ballare il Tango. La mia generazione, quella degli ex ventenni, non conosce il ballo. E’ vero, dopo la lambada c’è stata una recrudescenza di salsa e merengue, ma ormai era tardi. Il nostro svago e il nostro corteggiamento si sono formati nelle discoteche, con danni incalcolabili. Sto drammatizzando? Credo di no.
Tutti, o quasi tutti i film di Nanni Moretti mostrano prima o poi della gente che balla. E dopo cinque minuti nel locale, basta guardare le mani posate sulle schiene delle donne in pista, l’eleganza sapiente di quel gesto, per commuoversi e capire che il ballo è pace, perdono, fascino, seduzione, una sintesi del tutto in cui non servono parole.
Il Tango è il re dei balli. La sua danza è formale, i ballerini sono impettiti, dritti, serissimi. Ma proprio per questo è così sensuale. Il Tango è molto più sensuale del sesso.
I musicisti di Rosario Argentina sono in ritardo.
Così il gestore inizia a mettere dischi, ma niente “effetto romagna”, sono vinili d’epoca. Quando risuona il primo verso di Carlos Gardel (il più grande cantante di Tango di tutti i tempi) mi sento già in un bordello di Buenos Aires. Una ragazza sudamericana mi osserva dal suo tavolo. Ma questa sera sono condannato a guardare, non so ballare il Tango.
Le coppie in pista sono meravigliose, esagero: sono convinto che anche solo veder ballare il Tango sia una delle cose più belle della vita.
Avete provato? Anche solo guardare. Le infinite sfumature dell’intesa fra i danzatori… quelli che ballano tenendosi d’occhio, come se non si fidassero del tutto; quelli che si conoscono da sempre e si abbandonano con fiducia.
I migliori non si guardano, si sentono.
Danzano ad occhi chiusi viso contro viso: Ombre eleganti fuse nell’incantesimo.
Penso –tutto questo è bellissimo-, maledico il fatto che nella vita, con tutto il tempo che ho perso in stronzate di ogni tipo non ho mai nemmeno pensato di ballare il Tango, ma si può perdersi una cosa così?
Sono così lontano da questo mondo che quando i ballerini sventagliano le loro figure migliori, mi accorgo di non avere neppure le parole per descriverle. Ma forse è meglio, meglio che se ne parli poco, visto che è così importante osservare, sentire il respiro del bandoneon… ci vorrebbe Osvaldo Soriano, e tutta la malinconia dei suoi libri per cacciare la frase giusta.
Quando arrivano Gianni Loppi e Sara Torricelli, quelli che fanno sul serio, la pista si libera, e ci regalano passi che levano il fiato.
Mi vengono in mente i versi di Paolo Conte

I ballerini che lo fanno un po’ per professione
Un po’ per vera vocazione han passo di ossessione
E sanno bene che l’azzardo
E’ lieve come il leopardo e sa
Che tutte le figure
Han mille sfumature…

Mi arrendo. Non ho le parole. Imparerò il Tango, e tornerò. Dieci anni dovrebbero bastare… Nel frattempo, se voi lo sapete ballare, o avete voglia di passare una serata differente, il Cezanne organizza ogni martedì serate di Tango Argentino.
E’ in via Cecchi 10, alla Foce.

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