Magazine Venerdì 12 settembre 2008

Bloody Mary: cocktail di sangue e azione

Magazine - Bloody Mary (Alacran, 340 pp., 15 Eu) è il capitolo numero 2 della serie Il mondo di Jack Daniels, nato dalla fantasia dello statunitense J.A. Konrath.
Jack Daniels come il whiskey (Whiskey Sour è il titolo del primo volume) e come il detective Jacqueline Daniels, del Ventiseiesimo Distretto di Polizia di Chicago, alter ego femminile della figura del poliziotto americano rude e onesto, con procedure investigative al limite della legalità. Un John McClane senza attacchi di emicrania, ma con gli stessi enormi problemi da risolvere, sempre in caccia di psicopatici omicidi e con situazioni sentimentali catastrofiche.
Il fascino di Jack sta in un corpo che, nonostante abbia passato il fiore da un pezzo, si mantiene atletico grazie a serie di addominali mattutine, a un’autoironia sexy e a una fragilità che le piomba addosso appena torna a casa, dopo una giornata vissuta pericolosamente.

Se è vero che di pattuglia si è sempre in due, immancabile al suo fianco negli inseguimenti come nelle pause caffè il pachidermico agente Herb Benedict, migliore amico di Jacqueline, che non riesce a stare lontano dai carboidrati, soprattutto quando assumono la forma di una ciambella.
E poi c'è la presenza ingombrante della madre di Jack, ex poliziotta, dal carattere ancora più ruvido della figlia, che affronta con dignità i problemi della vecchiaia e che non si fa mancare incontri bollenti col fidanzato della stessa leva.
A movimentare la vita sentimentale di Jack, un ex marito di cui è ancora innamorata e che si scopre pentito di averla abbandonata e un fidanzato in carica apparentemente perfetto a cui non è così semplice rinunciare.

E il serial killer? Naturalmente c’è anche lui. Poco importa omettere la sua identità. Come in tutti i polizieschi che si rispettino, il difficile non sarà capire chi sia, ma come fermarlo. E, ancora, una volta fermato, inchiodarlo in galera dimostrandone la colpevolezza. Dalla strada l’azione si sposta nelle aule di tribunale in un scontro psicologico in lotta contro il tempo.
Le scene degli omicidi sono davvero bloody. Competono per efferatezza con quelle di Lady Vendetta, con tanto di telone di plastica per raccogliere i litri di sangue e i pezzi avanzati dalle carneficine, che finiscono nelle mani del complice, un personaggio bestiale e perverso che ricorda il proprietario del negozio di armi in Pulp Fiction.

Tra scontri a fuoco, dichiarazioni d’amore, inseguimenti in centri commerciali e squartamenti in camere di motel si arriva in fondo con la stessa adrenalina con cui si aspetta l’epilogo di un film d’azione hollywoodiano. Lo schema narrativo, i personaggi al limite dello stereotipo e le battute ironiche e brillanti fanno di Bloody Mary un perfetto script che cede, solo nel finale, alla tentazione di un briciolo di retorica buonista da action movie americano. Niente di male però. Tutto rientra nelle regole del gioco.

di Marianna Norese

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