Concerti Magazine Martedì 9 settembre 2008

Battisti, sono passati 10 anni

Magazine - Dieci anni sono tanti o sono pochi. A seconda dei casi.
Oggi ne sono passati tanti così da quando è scomparso Lucio Battisti.

Difficile non ricordarlo. Mi viene da farlo sinteticamente, senza i troppi intellettualismi, che detestava. La sua scelta di smettere di esibirsi dal vivo, di sparire dalla scena televisiva e mediatica in genere, ci aveva allontanato, molto tempo prima, dalla sua immagine pubblica, ma non certo dalle sue canzoni. E così il suo volto, quella testata di capelli ricci, i foulardoni, restano per me dei fotogrammi in bianco e nero, fors’anche un pochino en ralenti, senza effetti speciali di sorta, con riprese semplici ed essenziali, che non avevano il compito di mascherare, come troppe volta capita oggi, una musica spesso (assai) carente.

Sì, poi, non è facile parlare oggi di un tempo in cui il colore era un fatto straordinario (e su pochissimi canali a carattere nazionale), in cui non c’erano né telefonini, né videogiochi e la rete era ben lungi dal collegare, in contemporanea, il mondo.
In questi casi, i siti dei giganti dell’informazione ripropongono il gioco della canzone più bella di… e/o la canzone che ti piace di più di…. Nel caso di Battisti è impossibile, in quanto sono decisamente troppi i brani in competizione e una scelta razionale neanche immaginabile né, in effetti, poi così auspicabile e una, basata sul sentimento, altrettanto e forse più impervia.
Ne pensi uno e, subito, dici, ma no…, era/è più bello questo, no, no... neanche, meglio quest’altro e così, praticamente, all’infinito, tanto il suo repertorio è immenso e ad alto livello.
Sfornò una serie di 45 giri, a pochi mesi l’uno dall’altro e per anni, di cui sfido oggi chiunque a selezionare il lato A ed il lato B. Spesso li si confonde e li si prende l’uno per l’altro. Seguivano magici LP, che corrisponderebbero ognuno ad un best of… della maggior parte dei cosiddetti artisti di oggidì.

Però, proprio oggi, penso si possa rischiare uno strappo e allora mi butto e ripesco Il mio canto libero. Sarà per i miei diciassette anni di quando entrò nelle mie orecchie e nel mio cuore per non uscirne, fatalmente, più, a metà strada tra il ’68 ed il ’77…, sarà per le parole & musica che riuscivano, magistralmente, ad entrarti nella/sotto la pelle…, a raccontare le nostre ansie, i nostri sentimenti, il nostro personale è politico di allora (di oggi?).
Sarà…, sarà… tant’è risentire la voce così sua di Lucio, la sua musica vibrare scintillante, evocativa, passionale, per la milionesima volta, oggi, giornata di rievocazioni…
L’emozione, che lui sapeva trasmettere agli altri come pochi, ritorna, viva e fresca come allora.
E mi accorgo che sì, in fondo, lui non se n’è mai andato davvero, non se andrà mai.

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