Il Testimone è un po' genovese - Magazine

Teatro Magazine Lunedì 9 aprile 2001

Il Testimone è un po' genovese

Magazine - 9.04.2001

Aleksandar Cvjetkovic è un attore di origine croata, laureatosi a pieni voti all’Accademia d’Arte Drammatica di Zagabria, trasferitosi in Italia nel 1991 e da allora componente della compagnia del Teatro Stabile di Genova.
È venuto a mentelocale per raccontarci de Il Testimone e della sua professione.

Cos’è e di cosa parla questa tua ultima interpretazione?
È una fiction della Mediaset, tipo quella della Uno Bianca. Stesso regista, Michele Soavi, e stesso spunto: fatto di cronaca, realmente accaduto, ma meno conosciuto. È la storia di un giovane che ha visto un omicidio e che decide di denunciare il fatto. Sono storie di cui si sente parlare: persone sotto la protezione speciale dello Stato che vivono una vita da brivido, continuamente minacciati di ritorsioni nei confronti dei loro familiari. Si tratta di vite spezzate. I figli di questi testimoni sono privati della loro identità, che per motivi di sicurezza sono costretti a nascondere, negare. Sono fatti che durano decenni.
Qual è il tuo personaggio nel film?
Raoul Bova è il protagonista, il Testimone. Io ho un ruolo bellissimo, mi chiamo Pippo, ma durante le riprese sono stato rinominato “il pulitore”, tipo quello interpretato da Harvey Keitel. È un po’ più spietato, un esecutore.
E' un classico poliziesco, con inseguimenti, sparatorie e morti?
Veramente è più uno psicodramma che un vero film poliziesco. La tensione è sullo scappare e il nascondersi. Esattamente quello che anche il vero protagonista aveva raccontato: i danni psicologici causati dallo Stato e dalla malavita.
Dove lavori più volentieri? Al teatro, al cinema o alla TV?
Nasco come attore di teatro. Quella è la mia casa. Credo che sia un passo obbligatorio per tutti. Per il teatro ci vuole pazienza e più osservazione delle tecniche specifiche del palcoscenico.
Il cinema è intrigante, perché riesce a potenziare le emozioni, cosa impossibile in teatro a causa della distanza tra attore e spettatore.
La TV è il fratello minore, per non dire minorato del cinema [ride]. È bello lavorare per la TV quando incontri persone del calibro di Soavi, Diodato o Tescari, cioè professionisti del cinema che fanno un altro tipo di TV. Chiamiamola Fiction.
Progetti?
Il 16 maggio incominciano le prove ufficiali di Sei personaggi.com. Per ora stiamo facendo delle registrazioni, che fanno parte di quel "teatro totale" che pratica Andrea Liberovici. Una tipologia molto nota in Europa, che crea una sinergia tra i vari elementi dello spettacolo. Credo che Liberovici sia il primo in Italia a praticarlo con successo, l’unico che è stato capace di iniettarlo sotto la pelle italiana.
Sanguineti ha riscritto Pirandello, avvicinandolo – così ci ha spiegato il regista Liberovici – alle problematiche di oggi, togliendogli la patina del passato. Con questo non si intende togliere niente a Pirandello, che è ormai un classico, tuttavia non si è voluto neanche interpretarlo o modernizzarlo. È un tipo di intervento che ho praticato anch’io con le mie regie, soprattutto di Shakespeare. Utilizzavo tutte le battute, ma privandole dell’ordine cronologico, per raccontare la mia storia.
Chi sarai in questo spettacolo teatrale?
Io sarò il padre. In tutto siamo in cinque, mancano gli attori, ma di più non so. Liberovici lo spettacolo ce l’ha già tutto in testa, ma il resto verrà con le prove. Conoscendo il regista, credo che sarà un atto unico. A proposito, con questo spettacolo ci sarà l’inaugurazione di un nuovo, terzo spazio dello Stabile, che prevede che tutti – spettatori e interpreti – stiano sul palco del Teatro della Corte.

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