Viaggi Magazine Venerdì 29 agosto 2008

Groenlandia, viaggio alla fine del mondo

© Ottorino Tosti

Continua l'avventura in Groenlandia su mentelocale.it.
Ottorino Tosti, membro della spedizione Saxum 2008, ci racconterà tutti i sabati ciò che ha visto nel corso di questo viaggio estremo. Questo è il suo diario di bordo.

Saxum 2008 è l'unica spedizione italiana in Groenlandia nell'ambito delle iniziative dell'Anno Internazionale Polare 2007-2008. Ha ricevuto la Medaglia d'Argento della Presidenza della Repubblica. Tra i promotori il Progetto Carta dei Popoli Artici e l'associazione Ex-Plora Nunaat International.
Una importante sezione della spedizione è stata curata dall'Associazione Perigeo Onlus con il progetto Un Inuit per Amico, che ha coinvolto i bambini Inuit dei villaggi visitati in uno scambio di disegni con coetanei di diverse parti del mondo - Nency della Penisola di Jamal in Russia, Oromo e Surma dell'Etiopia e bambini di diverse regioni italiane - in un'ottica di incontro tra realtà, valori, culture e tradizioni profondamente differenti.

Magazine - Siamo oggi sbarcati in una remota porzione della costa orientale, un piccolo villaggio circondato perennemente dai ghiacci chiamato Tinitequilaaq, nel fiordo di Sermilik.
Non vi è terreno da coltivare, non vi è terra, né erba qui a Tinitequilaaq: solo pietre, rocce scavate dai ghiacciai, muschi e licheni, in questo ambiente primitivo dove l'unica forma di vita non umana è rappresentata dalle nubi che disegnano forme bizzarre in un cielo perfettamente azzurro. Chi sbarca a Tinitequilaq è arrivato al Finis Terrae.
Oltre Tinitequilaaq solo pack e iceberg, e poi ghiacciai inesplorati che si stendono per centinaia di chilometri verso nord.
E l'incauto visitatore che ha osato qui porre piede si chiede dove mai tutto questo avrà fine. Se dietro quel dosso, dietro quella montagna, o invece laggiù, dove l'orizzonte di un ghiacciaio sfuma nel cielo, o invece mai, e passato questo piccolo villaggio si troverà costretto ad andare avanti per l'eternità fino a dileguare il proprio corpo nello spazio.

Dal porto (un piccolo attracco per barche) saliamo al centro del villaggio percorrendo una strada disordinatamente ingombra di cavi, tubi, pezzi di ferro, corde marce (nei due mesi di bel tempo qui bisogna rimediare ai danni arrecati dal gelo e dalle bufere dei dieci mesi trascorsi, è un lavorare che non trova il tempo per riordinare, perché tutto deve essere concluso prima che ritorno l’inverno, e poi bisogna anche procacciarsi il cibo).
Per procurarsi il cibo qui non si va al supermercato, per altro di pochi metri quadri, dove non vi è assolutamente nulla se non cartucce, ami, filo di nylon per le lenze, ma a caccia di foche, e a pesca di salmoni.

Ai bordi della strada, in un piccolo fazzoletto di verde, due bimbe stanno raccogliendo fiori di erioforo, fiori che con i loro grandi ciuffi bianchi sono molto simili al cotone. Timide, non vogliono essere fotografate. Quando giriamo loro intorno per rubare uno scatto si voltano sdegnate. Mostrandoci la schiena, fanno capire di essere state offese, e nascondono il visino abbracciandosi l’una all’altra.
Ma due ore dopo, mentre stiamo alla Casa Sociale del villaggio a ordinare il nostro materiale (qui ci fermeremo due giorni per vedere se potremo utilizzare il villaggio come base di partenza per le ricerche alla testata del fiordo di Sermilik) le due bimbe fanno timido capolino dall'ingresso con un grande mazzo di eriofori, e ce li donano, con il più divertente sorriso che possono mostrare.

Il villaggio è deserto. Però nel pomeriggio arriva qualche bambino a guardarci. In silenzio, con circospezione. E di sera arrivano tutti, i bimbi, per conoscerci.
Anche qui, come in ogni altra parte del mondo, quello della palla è il gioco più diffuso. Alle nove di sera, nella piazza del villaggio si riuniscono adulti, bambini già grandicelli, piccini che incominciano appena a camminare, e tutti insieme giocano a pallone, in una allegra baraonda di tutte le età, fino alle undici, a mezzanotte.

I bambini ci prendono per mano, e tirano anche noi in campo a giocare. Gianluca come entra in campo compie un goal meraviglioso, da grande professionista del calcio (che sia un professionista e noi non lo sappiamo?) e così diventa subito un giocatore richiesto. Ogni squadra se lo contende, speriamo che strattonandolo per averlo nella propria squadra non lo dividano a metà. Non si gioca più a palla se non c’è lui.

A mezzanotte il sole cala lentamente dietro la calotta polare che si intravede a una ventina di chilometri di distanza. Gli icebergs spiaggiati contro le rocce su cui si eleva il villaggio si tingono di rosso, e un bagliore diffuso, molto simile alla luce che abbiamo qui in Italia alle nove di una bella serata d’estate, permane nell’aria.

I bambini sono la cosa bella di Tinitequilaq. Ci rincorrono e ci saltano addosso abbracciandoci, dimostrando un affetto e un’amicizia impensabile dopo una sola giornata trascorsa insieme. Ma qui tutto è vero e spontaneo. Il secondo giorno per strada ci salutano tutti, e qualcuno ci invita anche nella sua casetta di legno colorato per prendere un caffè.

Perigeo Onlus, associazione che si occupa di volontariato nel mondo, collabora con il progetto Carta dei Popoli Artici, promotrice, insieme all’associazione Ex-plora Nunaat, della Spedizione Saxum. Perigeo ha creato il progetto Un Inuit per amico, che in un’ottica di incontro tra realtà, valori, culture e tradizioni profondamente differenti ha coinvolto i bambini Inuit dei villaggi visitati in uno scambio di disegni con coetanei di diverse parti del mondo.
Qui a Tinitequilaq abbiamo ora raccolto tutti i bambini nella casa sociale, e facciamo vedere loro un video, girato fra bimbi Nency della Penisola di Jamal in Russia, Oromo e Surma dell’Etiopia e di diverse regioni italiane che disegnano, ridono, giocano nei loro giochi caratteristici.
Ed è subito un successo. Si divertono i bambini Inuit vedendo i disegni fatti dagli africani, o dai bimbi siberiani, ridono contenti, e così vanno di corsa a casa a prendere le loro matite colorate, si siedono intorno ad una grande tavolo rotondo, e si mettono a disegnare.

Porteremo i loro disegni in giro per il mondo, altri bambini li vedranno, e poi noi torneremo qui a Tinitequilaaq, fra qualche anno, e a loro, oramai adulti, mostreremo quegli stessi disegni mentre bambini lontani li stanno osservando con stupita curiosità, e di ricambio iniziano a disegnare per loro.
Bambini di tutto il mondo che disegnano, riproducono le loro case, i loro giochi, le loro amicizie, si scambiano i disegni delle loro fantasie, delle loro speranze, di ciò che si aspettano dalla vita. Facciamo sì, noi adulti, che domani non siano costretti ad uccidersi fra di loro. Non lo hanno mai voluto.

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