Magazine Martedì 26 agosto 2008

'Legami di morte' ad Alessandria

Magazine - In un portone del centro storico viene ritrovato il cadavere della cantante di varietà Dora Laniero: un incidente, sostiene l'ufficio investigativo. Siamo ad Alessandria, l'anno è il 1936 e Mussolini sta per proclamare l'Impero.
Il commissario Augusto Bendicò si convince che la morte della giovane sia in qualche modo collegata a quella di un'altra donna, avvenuta pochi giorni prima. Il regime non può tollerare di turbare l'ordine pubblico con storie di morti e assassini, ma lui parte a investigare: è un uomo mite e riservato (il suo spirito guida è la moglie Betti, morta di recente, con cui dialoga in continuazione), e quelle due morti non lo convincono affatto.

L'ultimo romanzo di Angelo Marenzana, Legami di Morte (Dario Flaccovio Editore, 2008, 130 pp., 13 Eu), ci riporta indietro di 70 anni, quando le automobili in strada erano poche e la gente viveva nella sua semplicità ma gli intrighi di potere non mancavano. «Quando ero ragazzo si parlava ancora tanto del ventennio fascista e della guerra» mi spiega l'autore, classe 1954: «ho vissuto in un ambiente dove tutti amavano raccontare delle storie, dal nonno, al papà, al vicino di casa. Quell'epoca l'ho ricostruita grazie alle fonti orali».
Se per chi conosce la città piemontese il romanzo farà emergere diversi luoghi conosciuti, per Marenzana costruire questa storia è stato un po' come ritornare alle origini: «ho lavorato per 20 anni a Domodossola» afferma, «e tornando a casa mi sono sentito davvero a mio agio: con questo romanzo ho voluto ricreare un ambiente famigliare».

Ispirandosi principalmente ad autori francesi («credo che la loro scrittura sappia dare un senso di appartenenza al lettore. Il primo libro che mi ha folgorato è stato Lo straniero di Albert Camus, ma ho molto amato anche i Maigret di Simenon, e più recentemente Jean-Claude Izzo»), Marenzana ha creato un personaggio che ha tutte le carte in regola per diventare il detective simbolo del noir del basso Piemonte, un po' come è accaduto a Bruno Morchio col suo Bacci Pagano in quel di Genova.
Legami di Morte è nato come racconto («in quella veste, però, mi sembrava un po' troppo compresso, c'era bisogno di più aria» mi svela) e nessun seguito era previsto. Invece l'autore sta già lavorando al secondo episodio: «questa volta Bendicò ha a che fare con una guerra già iniziata» anticipa Marenzana, «la storia ruota attorno alla morte di un fotografo e si svolge tra il 25 e il 28 giugno 1940, ossia tra l'armistizio con la Francia e l'abbattimento dell'aereo di Italo Balbo».

Sebbene Marenzana abbia iniziato a scrivere relativamente tardi, Legami di Morte non è il suo primo romanzo. «Ho esordito una decina di anni fa come sceneggiatore di fumetti» mi spiega. Ma era un tipo di scrittura che non lo appagava: «troppo fredda e arida, avevo bisogno di confrontarmi con una logica narrativa più cinematografica». Ed è così che è approdato al racconto (sono molti i suoi scritti brevi pubblicati in varie antologie) e successivamente al romanzo: Occhi di panna - anch'esso ambientato ad Alessandria - è del 2002, Tre fili di perle del 2005. Nel 2008, oltre a Legami di Morte è stato pubblicato anche Destinazione Avallon, da cui emerge invece un ritratto di Genova, città in cui Marenzana ha studiato Lettere e Filosofia e che, quando gli chiedo di descrivermela, definisce «una vera città noir».

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