Magazine Lunedì 4 agosto 2008

Contro natura: Giobatta contro tutti

Magazine - “E ora, amici telespettatori di Riviere Channel, prima di scoprire assieme quali saranno le previsioni di questo fine settimana, permettetemi di rivolgere a tutti voi un caloroso …Buonasera”.
Da notare le braccia spalancate larghe a comprendere l’universomondo o almeno la cartina della Liguria che Giobatta in quel momento s'immagina appesa alle proprie spalle. E il tutto, proprio mentre di fronte allo specchio incrostato del bagno, prova la sua parte, sfilando ad ampi gesti il rasoio lungo il perimetro del viso come l’archetto sulle corde di un violino. Ci sono certe mattine che la barba sembra più brusca del solito da levare di torno.
“No, no, non ci siamo proprio. Mio cugino, che sia detto per inciso e di volata, era anche il mio promesso sposo quando ho fatto il malaugurato errore di scegliere te, Giobatta dolce maritino mio, ecco, mio cugino Gianni è una persona colta e raffinata, non ti farà mai leggere le previsioni del tempo nel canale televisivo che ora dirige se ti presenti con una gestualità così insulsa, sia detto sempre per inciso, tesoro”.

Le parole di gozilla colpiscono Giobatta come una folata di aria fredda. Il brivido di rabbia ustionante gli fa vibrare il braccio, di sponda la mano e il rasoio che passa in rapida picchiata incidendo la pelle. Un filo sottile di rosso disegna con un sorriso la guancia.
Ma gozilla non molla: “Non sei il papa. Meno enfasi in quel gesticolare. Sai bene che per fare successo con le previsioni del tempo come quello lì di Canale 5 serve un gesto vuoto ma memorabile, facile da ripetere, divertente insomma così magari lo riprendono a Striscia o a Blob. Dai, sveglia, su, e dire buonasera in quel modo non è per nulla originale”.

Giobatta esige da se stesso uno sforzo ultraumano per frenare le parole prima che scappino di tra i denti irrancidendo l’aria e bruciando sua moglie in un tutt’uno. Non è il caso di tirare fuori che se lui ha deciso di lavorare il mese di dicembre per il cugino bastardo di sua moglie è solo per far saltare fuori qualche soldo in più in vista dei regali di natale, tanto il chiosco lo può mandare avanti il resto della famiglia quasi senza contraccolpi.

Non è il caso di dire che c’ha già lavorato con quel Gianni, che resta poi cugino di sua moglie, una persona di quelle che c’han sempre in piedi mille traffici più o meno loschi. Non è il caso nemmeno di ricordare che, certo, è vero, lei avrebbe dovuto sposarlo, almeno secondo il volere dei genitori di gozilla. Peccato però che, ma qui Giobatta fa decisamente bene a sotterrare l’ascia di guerra e a tacere, peccato che quello sia il medesimo Gianni che si è sottratto al matrimonio preferendo sposare la figlia di un piccolo industriale della pasticceria dell’entroterra genovese, diventando così lui stesso un microscopico imprenditore di canestrelli.

Dai canestrelli la strada imprenditoriale di Gianni ha poi portato ai cestelli di tappi per spumante, ai canederli sottovuoto, alle siringhe usa e getta con ago indolore e, finalmente, alla proprietà del piccolo canale locale Riviere Channel, di cui si è anche nominato direttore del palinsesto.
“Certo che se avessi sposato mio cugino Gianni a quest’ora sì che sarei…” e non finisce mai la frase gozilla, non la termina mai come se la minaccia a ritroso dovesse rimanere comunque lì in sospeso.

Ma questa volta Giobatta la zittisce alzando la voce, sempre di fronte allo specchio e sempre con il rasoio in mano agitato a mo’ di direttore d’orchestra: “Nel corso della giornata è prevista la formazione di una nuvolosità irregolare che lambirà la nostra regione, ma prima di tutto un sonoro… buonasera!”, braccia dritte che si muovono dal basso all’alto partendo dall’inguine e allargandosi in fase di salita. Un gesto che Giobatta ha più volte ammirato allo stadio e che ora rivolge in silenzio a sua moglie, voltata di schiena e intenta a finire di stirare per lui l’abito grigio di rappresentanza.
“Questo tono di voce non è male ma bisogna che ci lavoriamo sopra”, chiude lì la discussione gozilla appendendo l’abito alla gruccia di legno. “È ora di dormire che domani devi essere bello fresco”.
“Ma non sono nemmeno le dieci, lo sai che poi finisco con gli occhi sbarrati a seguire i passaggi di luce della lanterna sul mobile”.
“A letto e, domani, vedrai che Gianni ti farà leggere le previsioni del tempo. È mio cugino dopo tutto, nonché il mio ex promesso sposo che se lo avessi sposato allora…”.

Il primo giorno di lavoro, però, Giobatta non lo trascorre leggendo le previsioni del tempo. E nemmeno ci riesce a esporre a Gianni il suo desiderio, o quello della moglie che poi fa lo stesso, di veleggiare col suo abito grigio canna di fucile tra le nuvole di Riviere Channel. Quelle grandi nuvole sagomate di cartone che riempiono la scenografia nella trasmissione quotidiana sul tempo.

In effetti, il primo giorno Giobatta lo passa a recuperare la biancheria della moglie di Gianni nelle varie tintorie nelle quali è stata sparpagliata: una, in Via Venti, magnifica per i lavaggi a vapore delle lenzuola ma carente nella stiratura dei pantaloni, un’altra specializzata in camicie all’interno del centro commerciale della Fiumara e, un’altra ancora, proprio fuori Genova, ma: “Quella sì che vale il viaggio con i prezzi che applica per il lavaggio dei piumini e dei cuscini”, come gli spiega la moglie di Gianni.
Vale sì il viaggio, almeno quello di Giobatta che, frullando nelle vibrazioni del bus fino a piazza della Vittoria, passa il tempo a sfilarsi con rabbia la cravatta blu cobalto che gli ha stretto al collo la moglie prima di uscire. Una cravatta perfetta per lo sfondo tutto nuvolette di ‘Il tempo di oggi e quello di domani’, un po’ meno per sudare sull’autobus.

In fondo, Giobatta ne è convinto, Gianni è sempre lo stesso bastardo cugino della moglie che per quattro soldi spelacchiati l’anno precendente, sempre sotto Natale, l’aveva mandato vestito da Santa Claus a consegnare i suoi regali aziendali, ovvero mortai di marmo di notevoli dimensioni e peso. E, il tutto, a piedi. A piedi perché, spiegò l’illustre imprenditore anche quella volta a Giobatta: “Te non sei mica abituato a guidare le auto di grossa cilindrata come la mia, poi va a finire che mi mandi in pappa il motore, ecco tutto”.
Tornato nel pomeriggio allo studio di Riviere Channel con tutti i pacchetti di biancheria pulita, Giobatta incontra le figlie di Gianni, le gemelle undicenni Luisa e Cornelia, parole all’unisono e stesso sorriso strafottente di sbieco del padre. Anche loro con piglio autoritario: “Senti, Giobatta. Ci dovresti portare allo zoo safari nel Piemonte, che ne dici? Ci porti a vedere gli animali grossi e selvaggi allo zoo safari del Piemonte? Lo sappiamo che non c’hai l’auto ma puoi prendere quella del nostro papi che così stiamo comode allo zoo safari del Piemonte dove tu ci porti tu”.
“Ragazze, oggi non è possibile, devo consegnare questi pacchi a vostra madre e poi l’auto non la posso prendere”.
“Perché? Non sai guidare?”.
“Sì, ma non, …non posso. Magari un altro giorno”.
“Uffff che palle”.

continua...

di Andrea Begnini

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