Magazine Martedì 29 luglio 2008

Lo spirito rivoluzionario di (Peter) Pan

Magazine - «…noi ci riprenderemo tutto. Noi giocheremo e rideremo e un nuovo disordine nascerà. Noi siamo i Bambini Perduti: questa è la notte in cui comincia la nostra festa. E voi, signori miei, non sarete mai più al sicuro».
Un romanzo adulto, ricco di sfaccettature, capace di appassionare, incuriosire, fatto bene abbastanza da costringere a tornarci sopra, riguardarlo sotto altri punti di vista, rileggerne dei brani, fino a uscire dalla storia di carta per ritrovarselo intorno.
Dopo averlo letto i lampioni della città avranno tutto un altro aspetto, e non solo quelli.

Francesco Dimitri con Pan è al suo secondo romanzo. Se già il primo – La Ragazza dei miei sogni – è un romanzo originale, ben scritto e accattivante (l’ho sottoposto ad un’amica, che ne è rimasta folgorata), Pan (Marsilio Editori pp. 464, 19 Eu) è andato oltre non solo per una trama che – ispirata da una vera e propria passione dell’autore al Peter Pan di Berrie – va ben oltre il tributo al Maestro diventandone indipendente già dalle prime righe, ma anche per la prosa, per l’originalità. Un romanzo completo insomma, un ottimo lavoro.
L’idea di partenza è quella di guardare a Pan da un punto di vista antropologico, mitologico e sociologico, ma niente paura: la bravura dell’autore sta anche nel modo in cui riesce a rendere assimilabili le parti accademiche che diventano romanzo senza apparire isolate dal contesto.

«Per come la vedo io – mi racconta Francesco in un’interessante chiacchierata - la ricerca dev'essere accuratissima, specie nel genere fantastico, proprio perché è fantastico. Uno scrittore ha il dovere di costruire un'ossatura estremamente credibile, viva, su cui innestare le visioni più estreme. Allo stesso tempo – aggiunge – l'ossatura deve essere proprio questo, un'ossatura: e quindi invisibile, sotto la pelle».
Il Mito del Dio Pan – il padrone del panico, il maestro degli eccessi, signore dell’Arcadia – diventa la chiave attraverso la quale aprire gli occhi sul mondo che ci circonda, il paese che abbiamo sotto le scarpe. Visto da una nuova prospettiva l’immagine che emerge è quella di un paese fermo, conservatore, spaventato da tutto quello che non riesce a comprendere, pronto per essere superato da un mondo che va avanti senza di lui. (Peter) Pan incarna lo spirito di rivoluzione, temuta eppure necessaria per rimettersi in movimento.

«Per certi versi sono ottimista – mi confessa Francesco – perché credo molto nelle persone, ma per altri sono decisamente pessimista, perché quando si raggiunge un punto di non-ritorno, c'è bisogno di buttare tutto a terra e ricominciare. Ecco – continua - io credo che l'Italia, per molti versi, abbia raggiunto quel punto. La nostra cultura è stantia. Il nostro cinema fa schifo ma, ogni volta che qualcuno lo dice, un sacco di gente - che ha molto da guadagnarci - lo difende.
Eppure i grandi professionisti ci sono eccome, è l'intero sistema produttivo che non funziona. Il talento resta inespresso, quasi emarginato. C'è qualcosa che non va in un paese che si vanta dei fratelli Muccino…».

Il pessimismo poi lascia comunque il posto alla luce, a quella Meraviglia di cui il suo romanzo è colmo. La Meraviglia – l’Incanto, quell’aspetto della realtà visibile attraverso il Sogno – è quello che è capace di farci bollire il sangue, quello che alcuni riescono a vedere e che in pochissimi riescono a trasmettere. «Non dimentichiamo – aggiunge l’autore di Pan – che siamo pur sempre il Paese che ha prodotto Vinicio Capossela. Basterebbe questo a salvarci».
Il romanzo parla di bambini e della voglia che hanno di perdersi sì, ma nelle passioni, di Pan e la sua indole anarchica, che lo spinge ad agire senza curarsi delle conseguenze, e di Capitan Uncino che smette i panni del Pirata consegnatoci dalla penna di Barrie per diventare ancora più spaventoso. Uncino diventa il difensore della fede, il difensore dei valori, dell’ordine, della disciplina, dell’aria viziata, della noia, del non fare, signore dei divieti. Un buono insomma, ma di quelli che sono talmente buoni da essere cattivi maestri, animali da salotti televisivi insomma.

Tra l’uno e l’altro – ovviamente destinati all’epico scontro - c’è Roma, città da sogno raggiungibile da tutte le strade compresa quella della seconda Stella a destra, uno sciamano, la Meravigliosa Wendy e Campanellino, bambini volanti e pirati in giacca e cravatta.
E poi c’è la Meraviglia, l’Uomo in Frak (sì, proprio quello di Modugno), riti pagani, una storia d’amore tragica ed una di grande sensualità, una guerra, una buona dose di sangue, qualche creatura mitologica e una nave che naviga sui cieli di Roma.
Ovviamente la scelta di perdersi nel nuovo romanzo di Francesco Dimitri spetta al lettore, ma prima che scegliate sappiate che Lui sta tornando e che

Chi alla Meraviglia chiude gli occhi
Di Morte sente tredici rintocchi
.

di Francesco Cascione

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