Magazine Venerdì 18 luglio 2008

Arlecchino non passa mai di moda

Magazine - La persistenza di una tradizione teatrale all’italiana è evidente, ma non del tutto consapevole e quantificata, nel complesso delle scene contemporanee. Il primo fascicolo-novità dell’Annuario Internazionale completamente dedicato alla Commedia dell’Arte (Commedia dell’Arte, 1, 2008, Firenze, Leo S. Olschki, pp. 278, 44 Eu; direzione Siro Ferrone e Anna Maria Testaverde) lo dimostra, mentre documenta e discute quella realtà, a torto ritenuta lontana: «Tra serietà e leggerezza, ignoranza e cultura, impegno e disimpegno, la nostra Commedia dell’Arte sopravvive dunque fragorosamente», sostiene la Presentazione. Sette saggi offrono contributi sostanziosi alla ricostruzione storica, sia di fenomeni sia di personalità, raggiungendo l’alta qualità della divulgazione scientifica. Caratterizzati dall’inedito, i vari saggi costituiscono una serie introduttiva di studi aperti a prospettive e scoperte davvero incoraggianti.
Sopra un ritratto d’attore inedito propone una nuova ipotesi sull’autore di un dipinto venduto all’asta nel 1990. La questione è affrontata da Alberto Ambrosini, che sposta l’attribuzione da Giovanni Paolini, pittore lucchese, ad Angelo Caroselli, suo maestro romano. L’analisi iconologia, di Maria Ines Aliverti - di cui si ricorda il fondamentale La naissance de l’acteur moderne (Paris, Gallimard, 1998) - perviene a identificare il soggetto in Francesco Gabrieli (1588-1636), eminente comico dell’arte del suo tempo.

Il vaglio di un foltissimo carteggio, a cura di Sergio Monaldini, consente di seguire l’ambizioso progetto di Francesco I, duca d’Este, per costituire una compagnia teatrale a Modena a metà Seicento, in competizione con altri gruppi già affermati presso Mantova, Parma e Firenze. L’anno comico 1651-52 e la Compagnia Ducale estense illustra inoltre l’interdipendenza dell’organizzazione produttiva e delle scelte estetiche delle compagnie di spettacolo, rispetto alle politiche delle Corti nell’Italia del XVII secolo.
Nell’ambito di un progetto avviato nel 1999 (Siglato HERLA - Archivio informatico per la documentazione gonzaghesca italiana ed europea in materia di spettacolo. 1480-1630) sotto la guida del compianto Umberto Artioli, deriva l’indagine biografica di Cristina Grazioli su Giovan Paolo Agucchia, il dottore da Bologna, dal 1590 al 1621. La pubblicazione della corrispondenza inerente è il documento principale su cui si basa il processo ricostruttivo della presenza dell’artista alle corti di Baviera, Mantova e Savoia. Indi Robert Henke, studioso statunitense, osserva e discute il tema della povertà nella Commedia quale elemento costante e significativo. E per Flaminio Scala, ad esempio, indica come il motivo della fame «assurga addirittura a principio unitario» (p. 160).

Un’interpretazione di Domenico Biancolelli (Il Convitato di pietra, Vienna 1660) è oggetto della memoria di Otto G. Schindler che situa lo spettacolo singolare nell’intera carriera del famoso attore.
Il rapporto tra Carlo Gozzi e i Comici è verificato da Anna Scannapieco in base agli scritti del drammaturgo (particolarmente avari in osservazioni e definizioni storiche sul lavoro degli interpreti), del quale si giunge a dimostrare l’atteggiamento riduttivo nei confronti di attori di primaria grandezza, a motivo pretestuoso del proprio primato artistico e culturale (Le convenienze di una ‘volontaria amichevole assistenza’: Carlo Gozzi e i comici, p. 196).Un articolo applicato all’attualità (e ben fruibile e prezioso per i critici militanti) è quello di Pier Giorgio Nosari, La legge di Lavoisier alla prova. Maschere e figure animate nel teatro italiano contemporaneo, in cui si imposta un vasto programma di ricerca, più che un discorso puntuale conclusivo. Il critico compie una ricognizione a tutto campo che, riferendosi all’attualità, comporta molte sorprese, documentarie e d’uso, nella comprensione di quanto va in scena oggi.

Dopo un preliminare sulla terminologia, Nosari schematizza metodologicamente l’ambito e la materia; stabilisce relazioni fra teatro di figura e maschere della Commedia dell’Arte (Maschere e teste di legno: un’ipotesi metodologica, pp. 200-01); osserva Il Teatro di Tradizione sulla scena di oggi, ove distingue il passaggio dalla linea De Bosio – Strehler a quella di Dario Fo. Finché entra nei Nuovi percorsi, per segnalare settori e generi, da Leo de Berardinis (con l’improvvisazione jazzistica) al cabaret (anche) televisivo, al teatro napoletano. Mostra poi come «alcuni frammenti della tradizione italiana si siano dissolti all’interno della teoria e della prassi teatrale novecentesca» (p. 214). Riflette sullo stretto rapporto che, dopo la crisi degli anni ’50, si è stabilito tra il teatro di figura e il teatro-ragazzi, nel quale «l’animazione di marionette, burattini e oggetti ha un ruolo di primo piano».

E cita Madeleine Lambert quale pioniera nell’applicazione dello spettacolo alla cura delle turbe psichiche nei bambini. La dissoluzione del tradizionale nel contemporaneo si fa più evidente: in «Totò e Peppino, come nel più anziano Ettore Petrolini, l’eredità della Commedia dell’Arte riaffiora piuttosto nell’invenzione linguistica» (p. 221); tocca Fracchia e Fantozzi di Villaggio (quali Zanni contemporanei) e conclude col «trionfo della figura animata» (p. 223).
Una Rassegna bibliografica 2000-2006, prevista in seguito ad andamento annuale, Un anno in scena: Commedia dell’Arte 2006-2007 e Rapporto dai Convegni italiani, chiudono il volume.

di Gianni Poli

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