Magazine Martedì 8 luglio 2008

L'India per signorine di Rosa Matteucci

© www.cremonafestivaldelracconto.it

Magazine - Un paese di stordenti profumi, vomitevoli puzze, fuochi e colori a tinte vivide. Colonie di sorci e granai, una caciara cosmica. Di miriadi di persone, nelle città grandi, nelle campagne, ovunque, e di bestie che errano [...] un enorme presepe animato che si perde a vista d'occhio dove nessuno mai dorme, dove non c'è riposo né requie; dove sempre si lavora, dove vita e morte si annullano l'una nell'altra [...] Un paese di straccioni, veggenti, illusionisti, santoni, maghi, abominevoli burocrati, cultori del cinema, preti sciatti, mezzi ignudi; ricconi alla Paperon de' Paperoni, storpi, lebbrosi, mutilati, ingegneri informatici, poliziotti con il manganello in pugno, maestri di meditazione [...]

Sfogliando le pagine di India per signorine, il nuovo libro di Rosa Matteucci, (primo della collana di Stranger, guide a cura di scrittori di Rizzoli, 117 pp., 14 Eu) si prova una vertigine insolita o forse semplicemente postmoderna, postfordista - postuma? - come di un inerme essere umano che, appoggiandosi allo scaffale ricolmo di un supermercato, faccia crollare l'intero mondo cromatico, alfanumerico, olfattivo e tattile, di vetro/alluminio/plastica/cartone, fino a un attimo prima degno di un'artista come Warhol; dopo, tragico cumulo informe e multiforme, impossibile da ricomporre perché già di per sè spazzatura. Ecco scordatevi l'India patinata di certe ammiccanti fotografie e fatevi parlare con lingua diritta da una cara amica - a me è successo davvero - che di ritorno da un tour fai-da-te dell'India mi ha somministrato i suoi 7 CD (o erano 17?) di fotografie e, con gli occhi sbarrati e i sensi deprivati, cercava di riferire di un'esperienza terribile in cui era quasi morta di sete e era stata costretta - per dirne una - a mangiare da un barbecue sulla spiaggia accanto a cadaveri portati dalla marea.

Premetto che lungo le righe di Matteucci si ride - con la mia amica meno - e, in quanto donne, si può essere trascinate nel dissacrante percorso anche verso una spassosa autodissacrazione, ma questo è forse scontato per chi pratica il caustico e classico stile di Matteucci. Iconoclasta e irriverente di natura, Matteucci guarda e riferisce di questo continente senza addurre attenuanti, senza cercare di mascherare appunto puzze, ingombri (umani e animali), figure persecutrici (anche qui umane o animali), paure e fobie da occidentale. Di affollamento e, in generale, di una certa insistente oppressione, Matteucci narra proponendoci lunghi e articolati elenchi (un po' come nel brano riportato sopra) ma via via sempre più pregnanti perché intrisi dell'ultima incespicatura da occidentale, epica quella con le scimmie, aggressione in camera, per altro realmente accaduta.

Dopo la lettera al lettore/trice introduttiva di carattere apologetico - Non sarò certo io quella che alzerà la mano per prima, se chiamata a compilare la carta d'identità dell'India. Non mi arrischierei mai, sono troppo ignorante e anche femmina - il libro, storia epica o picaresca al femminile di una moderna sora chisciotta, si articola lungo quattro capitoli: Nell'ashram di Amma, Mata Amritanandamayi Matamma (brevissimo vademecum del/la viaggiatore/trice), L'orrenda notte di Tiruvannamalai (da cui Matteucci con il regista Fabrizio Parenti ha tratto un monologo teatrale: a settembre a Torino e in tourée in Piemonte) e Il condominio di Mamallapuram. Perché principalmente tre erano i motivi della partenza: un voto, incontrare Amma, la santona abbracciatrice, nel suo regno di Amritapuri; l'istanza virtuosa di applicarsi alle discipline dello yoga per sconfiggere il sozzo vizio del tabagismo; e, infine, un motivo sentimentale, seguire le orme del padre che, tra le innumerevoli passioni, non si risparmiò neppure quella di adepto di Sri Aurobindo.

L'intervista
Ne esce, più che una guida turistica, la vivisezione con bisturi grondante di liquidi biologici di una parte ampia (soprattutto il Sud) di un vasto paese. Forse una Lonely planet pulp. Ma qual è il rapporto tra Rosa Matteucci e l'India?
«L'india è un paese scappato fuori da una favola, dalle Mille e una notte. Un paese che conosco da molto tempo. Ne ho imparato i rudimenti vivendo un anno a Londra in una famiglia di Sick, impratichendomi con Bollywood (già 20 anni fa), soprattutto dalla prospettiva del Londistan. Poi certo la passione di mio padre ha fatto la sua parte. L'India mi piace è un paese forte che ti schiaccia per le sue puzze e i suoi colori. E da cui è normale sentire l'esigenza di scappare in qualcuna delle riserve disponibili: il Nepal, Goa, un albergo di lusso, il Nord o altro».

Cosa vuoi dire alle signorine del titolo?
«Soprattutto renderle consapevoli di quello che si devono aspettare e poi disinnescare la paura nel caso di un viaggio non all-included. Nelle città non puoi camminare perché ti ammazzano. In campagna nemmeno perché non sai quale bestia ti assalirà. Non si può bere e per trovare dell'acqua da ingerire si deve fare una fatica terribile, fino a cedere all'indigesta acqua distillata. La cucina indiana, che a Londra è squisita, qui ti trasforma in uno di quei personaggi dei fumetti a cui fumano le orecchie. La frutta fa schifo e il riso te lo propongono in ogni modo e sempre». Peccato che nel nostro mondo siamo poco avezzi a leggere la verità nuda e cruda, piuttosto cresciuti e pasciuti in un periodico ingoiare di pillole amarissime e panacee indorate come il migliore dei fish&chips britannici. Vabbé.

Ma chi sono queste signorine del titolo: quelle dello storico quindicinale milanese "Rivista per le Signorine” (1894)? Vecchie zittelle o nuove single?
«Sono donne di oggi che, dopo una rivoluzione troppo violenta, stanno per tornare dentro casa, che stanno per recuperare la dimensione casalinga, in senso positivo e creativo, in risposta a un'epoca di donne mascolinizzate e uomini che scappano, per tornare a certi attributi tutti femminili ormai persi».

La voce narrante mi sembra poco assimilabile a questo ritratto di donna ottocentesca di cui ci profetizzi il ritorno. Come concilii le due dimensioni del femminile?
«Semplicemente, una corrisponde al mio solito occhio caustico, l'altra parla di un compromesso, di doti femminili da recuperare a causa della grave crisi economica e sociale che impoverisce tutti. Lo sento dentro di me che si ritornerà per esempio a farsi i vestiti in casa, o a fare le marmellate, tutte capacità ottime da rispolverare con intelligenza».

Il tema della cacca è onnipresente e di solito contribuisce a trasformare esperienze tragiche in episodi comici...
«Per inciso sono l'unica giurista occidentale tornata con un grave caso di stitichezza, al posto della più tradizionale cagarella. Inconveniente che mi ha condotto attraverso interminabili accertamenti, in compagnia di preziose campionature di merda tra Perugia e Genova. A parte questo, le cose della cacca mi piacciono, sono sulla cacca le barzellette che mi fanno ridere e, diciamo che, per ora, non avevo avuto l'opportunità di scriverne a mio piacimento, però qui il paesaggio mi ha offerto l'occasione su un piatto d'argento».

Sei l'apripista di questa nuova collana...
«Sì e a dir la verità non so chi verrà dopo, sto riflettendo su qualcosa di simile questa volta però sulla Transilvania».

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

Lontano da qui Di Sara Colangelo Drammatico 2018 Lisa Spinelli è una maestra d'asilo con la passione per la poesia, tanto che i suoi figli ormai quasi adulti la trovano trasformata dalle lezioni che sta seguendo e il marito sente di essere un po' trascurato. Lisa non è di per sé... Guarda la scheda del film