Magazine Giovedì 3 luglio 2008

De Amicis è ancora attuale?

Un barcone pieno di disperati a fendere il mare. È una delle immagini che portano la firma di Francesco Chiacchio. È una delle tavole che danno volume, tridimensionalità, al racconto di Maria Attanasio. Che danno volto a Marco diventato Youssef. Un fanciullo che non vive ai piedi dell’Appennino ligure ma dell’Atlante marocchino. Dove l'Eldorado non si chiama Argentina ma Italia. A un secolo dalla morte di Edmondo De Amicis, una scrittrice rivisita Dagli Appennini alle Ande passando per i battiti di Cuore al tempo della globalizzazione. E il pamphlet diviene un paese senza sentimento. Il risultato è perfino in mostra: alla libreria Libri Liberi di Firenze, fino al 31 luglio. E quel diario scolastico di un tempo che non pare proprio ieri, torna a pulsare.

Non cerca sua madre il tredicenne genovese alla volta dell’America. Perché il protagonista vede il sole “allo zenit quando il grosso peschereccio, con i cento passeggeri – tra loro Sidi Habibi e Youssef – prese il largo tra un coro di hamdulillah e insciallah, che man mano si affievoliva. Fu mare aperto. Blu senza scampo. Blu che a poco a poco si fa nero: del cielo, del mare, della sua mente.”
Poi il lieto fine. Tutto è riferimento in questo romanzo d’avventura e allo stesso tempo lirica e dolente partecipazione tanto alle sventure dell’emigrazione quanto al dramma della separazione di madre e figlio. La denuncia, senza cuore, di chi tutto questo sfrutta traspare nel volume, elegantemente entrato nel catalogo di Orecchio Acerbo (pag. 112, 14 Eu).
Neppure l’autrice aveva “mai pensato di scrivere un racconto per ragazzi, e meno che mai di rifarmi come modello narrativo a Edmondo De Amicis, totalmente rimosso insieme al ricordo della mia bisognosa infanzia anni cinquanta: al freddo, ai vestiti rivoltati, ai racconti di Cuore delle elementari. Uno scrittore, dunque, per me sostanzialmente sconosciuto e - in base ai frammentari ricordi infantili - pregiudizialmente rifiutato: l'esatto contrario – pensavo - della mia ricerca espressiva, tesa sia nella poesia che nella narrazione a evitare ogni buonismo consolatorio, ogni ovvia rima tra cuore e amore”.
Lo dice Maria Attanasio, che invece una mattina di dicembre si incontrò a parlarne con Goffredo Fofi. “E non si può mai dire di quest’acqua non ne berrò, è in Sicilia il metaforico ammonimento verso chi – sprezzante – rifiuta un'esperienza dei sensi o dell’intelletto, nello stesso tempo sottolineando l’imprevedibilità della vita – e, nel mio caso, della scrittura! – che può portare non solo a bere, ma anche a gustare golosamente quella rifiutatissima acqua”, chiude il discorso l’autrice. Il resto è racchiuso fra le onde del mare africano, come Luigi Pirandello chiamava lo stretto.
E non è bastato rovesciare geograficamente il racconto: per restare fedele al modello bisognava alterarlo, tradirlo. E così e se vi pare. Nel libro, consigliato ai fanciulli dai 9 anni in su, dovrebbe entrare nei libri di testo dei genitori di questi e altri ragazzi del Terzo Millennio.
di Roberta Maresci

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