Concerti Magazine Giovedì 3 luglio 2008

L'Evolution di Giovanni Allevi

Magazine - Già dal titolo ben si presenta l’Evolution contenuta nell’ultimo disco di Giovanni Allevi: a confermarlo è la scelta coraggiosa di non riproporre, dopo l’enorme successo seguito alla pubblicazione di Joy, un’altra sequenza di brani alla tastiera di un pianoforte, Bosendorfer che sia.
Il nuovo lavoro dell’artista marchigiano è una raccolta di composizioni per orchestra, in cui il piano accoglie e congeda l’ascoltatore (Foglie di Beslan e 300 Anelli – Parte II) in un rapporto di parità con l’ensemble dei Virtuosi Italiani, chiamato ad eseguire le partiture sotto la direzione dello stesso Allevi.
Si aggiunge l’ingrassatura con orchestra di un paio di “vecchi” brani solistici al piano (Come Sei Veramente e Prendimi), che porta però con sé tutto il fardello di essere più un’operazione commerciale che musicale.
Per il resto Evolution è un piacevolissimo disco di musica pop per orchestra.

Difficile da credere? Basti pensare alle colonne sonore dei film: non hanno forse regalato, in punta di archetto, grandi temi e melodie, entrati a far parte della cultura popolare?
L’ascolto del disco suscita un’inevitabile associazione mentale tra i suoni ascoltati ed inquadrature cinematografiche, scaturite soprattutto dall’intensità di alcuni passaggi. Alcuni momenti evocano (ma soltanto evocano, senza scopiazzature) Morricone, e davvero vorremmo che l’Italia avesse pronto nel cassetto un nuovo talento del genere. Perché, come già detto in altre occasioni, Allevi riesce a sintonizzarsi in una via di incredibile consonanza su quei frammenti di cultura pop che popolano la testa di ognuno di noi, regalandoci le migliori suggestioni che siamo in grado, nel nostro piccolo, di cogliere.

E poi quello che passa attraverso i fiati e gli archi di questo disco non è il “solito” Giovanni Allevi: la sua carriera di compositore ha radici lontane, almeno quanto gli arrangiamenti per Jovanotti in Il Quinto Mondo, una citazione su tutti i contrappunti di Albero di Mele. E, per fortuna, Allevi ha la maturità musicale di pensare la musica per orchestra diversamente da quella per piano solo.
Così tra linee melodiche empatiche ed evocative c’è posto per un massiccio ricorso ai tempi dispari, in cinque ed in sette (Whisper, con le sue sonorità arabeggianti, o la stessa Foglie di Beslan), momenti di lirismo (Corale), di passione (Angelo Ribelle) e la travolgente 300 Anelli, la cui Parte II rappresenta il punto più alto di raccordo tra pianoforte ed orchestra in un inseguimento in sette quarti sul tema dominante, tra scorci jazz ed intense progressioni.
Resta il dubbio rispetto al fatto che il pubblico che ha riempito i teatri negli anni scorsi sia pronto a seguirlo in questa nuova avventura: sarà l’occasione, per lo stesso Allevi, di tarare quanta parte di quelli che lo seguono lo fa per passione piuttosto che per semplice moda.

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