Magazine Mercoledì 2 luglio 2008

Enrico Brizzi tra calcio e amori facili

Magazine - - Dice il mio direttore che la gente normale non esiste. Secondo lui ci dividiamo in pazzi innocui e pazzi pericolosi. Tu sei fra questi, amico.
- No, Lorenzo. La gente si divide in un altro modo. La grande maggioranza sta a guardare la storia scorrere, e di solito la chiama destino. E poi ci sono i pochi che tentano di cambiarla.

È il 1960 e l’Italia è eccitata per l’arrivo delle Olimpiadi, ma anche in pensiero per le condizioni del suo presidente.
A quindici anni dalla fine della Guerra che ha cambiato il nostro paese, mezza Europa e molti paesi del Mediterraneo, sembra arrivata all’epilogo la vita del condottiero che, lasciata l’Italia fuori dalla seconda Guerra Mondiale finché non costretta dall’ultimatum franco-tedesco, ha permesso agli italiani di sedersi al tavolo dei vincitori.
L’inattesa piega degli eventi, il libro di Enrico Brizzi (Baldini Castoldi Dalai editore, 513 pp – 19,50 Eur) si apre proprio con il racconto dei funerali di Stato per Benito Mussolini. Nessun asse d’acciaio, nessun armistizio, nessuna impiccagione in piazzale Loreto. L’idea è semplice, ma geniale.
La piega degli eventi - decisamente inattesa - è quella che l’autore attua sull’orologio della storia giocando con un what if in cui l’Italia fascista abbia avuto una vita lunga 38 anni.

Lorenzo Pellegrini, il protagonista del romanzo, è un giornalista sportivo che, da aspirante penna delle Olimpiadi, si trova spedito tra le colonie italiane per commentare un’improbabile Serie Africa. Il perché di questo viaggio è presto detto: Lorenzo è un don Giovanni che ha sedotto – e abbandonato – la ragazza sbagliata, la figlia del suo editore.
Calcio, amori facili e autoritarismo. Mix tanto audace quanto italiano.
Il calcio – nella sua espressione africana – è il mezzo con cui l’autore ci racconta di come le cose stiano cambiando.
Mentre in Italia comincia la corsa alla successione al trono del Duce, in Africa il confronto tra le squadre che si sfidano per il Campionato racconta di quello dei tanti mondi in conflitto: vecchio e nuovo, razzismo e integrazione, fascismo e resistenza.

C’è l’industrialotto della provincia di Asmara deciso a fare qualsiasi cosa – lecita o illecita – pur di fare vincere il suo Birra Venturi, ci sono le compagini in cui neri e mulatti sono banditi e quelle che, capeggiate dal San Giorgio di Addis Abeba, fanno proprio dell’incontro tra razze la loro forza; c’è la corruzione dei burocrati di un sistema che continua a difendere il valore della Gens Italia e chi invece è disposto a rinunciare ai propri sogni pur di provare a cambiare la storia
Il lettore affronta il viaggio con Lorenzo, un viaggio nel cuore dell’Africa ma non solo. Mentre cambiano i paesaggi cambia il protagonista, cambia la storia stessa.
Scorrono le pagine come i minuti di una partita e chi è al di qua del libro si scopre tifoso. L’attesa per la partita decisiva si trasforma in sofferenza, la sofferenza in entusiasmo o delusione mentre la storia prende la sua piega, inattesa ma neanche tanto.

L’Africa è il laboratorio in cui certi eventi alla fine di realizzano. Se ne accorge anche Lorenzo man mano che scorrono le pagine. La storia e il ruolo stanno cambiando intorno a lui e, volente o nolente, si trova non più in tribuna, ma a bordo campo. Non più spettatore e cronista, ma protagonista.
Il libro di Brizzi diventa così la metafora di quella che molti oggi considerano la nostra Guerra Civile. La contrapposizione di ideali e senso di appartenenza difficilmente trovano espressione migliore che quella di una partita di calcio vicino allo spirito autentico delle strade e dei bar, come ammette Brizzi per bocca del suo Lorenzo Pellegrini.

di Francesco Cascione

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