Magazine Venerdì 20 giugno 2008

«Mia madre è depressa. Che devo fare?»

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Magazine - Gentile Marco,
apprezzando davvero le risposte attente, semplici e obiettive che riesce sempre a dare, mi sento di contattarla per sottoporle un mio problema, in realtà neanche tanto mio. Sono una ragazza di 27 anni, non scrivo per me, ma per mia mamma. Non so davvero più cosa fare per aiutarla: è caduta in un vortice di depressione alternata a fasi di paura e insicurezza che sembra senza ritorno. Certi giorni sta meglio, ma altri va proprio in crisi. Non vuole essere aiutata, o meglio, rifiuta i rimedi che le vengono proposti, o perché li considera inutili, o perché ha paura che si crei dipendenza. Nel primo caso mi riferisco alla psicoterapia: è andata a due incontri, poi ha smesso, anche se a me sembrava già di vedere un miglioramento, e sapevo che la terapeuta è molto seria e capace. Il secondo rimedio sono i farmaci, e sinceramente non mi sento di biasimarla. Però qualcosa deve fare per reagire, per tornare ad essere quella persona attiva e capace di districarsi nelle situazioni quale è sempre stata. Io, avendo avuto esperienza di psicoterapia, più o meno so cosa dirle per aiutarla, ma questo alla fine mi si è rivoltato contro, perché lei dice che sta bene solo quando parla con me, che non le serve andare dalla terapeuta, ma io non sono in grado di reggere il suo stato, e finisco per spazientirmi, risponderle male e allontanarmi bruscamente quando vedo che nonostante tutto "resta nel suo brodo".
Non so cosa fare, un po' per lei, perché vorrei ritrovasse serenità, ed egoisticamente anche un po' per me, perché alla fine tutta la situazione finisce per snervarmi.
Premetto che credo che la situazione di mia madre sia dovuta un po' alla sua storia personale (ha subito molti interventi chirurgici per incidenti vari, che le hanno maturato la convinzione di essere "sfortunata"), e ora dovrà subirne altri due per "messa in sicurezza", e un po' perché le ha dato molto addosso il fatto che mio papà abbia affrontato una dura malattia, che però si è conclusa felicemente. Se a ciò si somma anche il fatto che ogni cosa le dà addosso, tipo il fatto che si è convinta che mio fratello non abbia accanto a se la persona giusta per lui, anche se allo stesso tempo vorrebbe la sposasse (convivono), e che vorrebbe dei nipotini perché vede che le sue amiche ne hanno. Poi è molto oppressiva con mio papà e con noi figli, ha sempre paura che stiamo male (si preoccupa anche se sbadigliamo) tant'è che, se davvero abbiamo qualche problema, ce ne guardiamo bene dal dirglielo. Per non parlare del fatto che quando scende la sera ha paura a stare in casa da sola, anche se ciò è del tutto irrazionale, perché stiamo in una zona tranquillissima, senza problemi. Semplicemente vuole che qualcuno di noi sia presente, e, se ciò non è possibile, non ti dico i sensi di colpa nostri nei suoi confronti.
In tutto questo poi lei rivede sua madre, che a sua volta, poco prima di morire, si sentiva così, lei lo ricorda bene e non può fare a meno di immedesimarsi, e io non riesco a farle capire che quello che è successo trent'anni fa e il modo in cui mia nonna è stata curata (da un neuropsichiatra che non aveva capito niente) non deve avere niente a che vedere con lei. Ma non riesco a metterglielo in testa e lei ha paura di fare la sua fine.
Insomma...tante cose che, sommate, le danno addosso, anche se sono tutti "punti di vista, angolazioni" che si crea da sola. Vorrei aiutarla a vedere le cose da un'altra angolazione, ma sento che è un compito più grande di me, non lo reggo, e allo stesso tempo non so come aiutarla. Ho provato a convincerla a tornare dalla terapeuta ma dice che non le serve, che "semmai parla con me"...! SIC! Chiedo scusa se mi sono ripetuta e se sono stata logorroica. Grazie di aver raccolto il mio sfogo.

Cara ragazza di 27 anni,
intanto nessuna scusa, da quello che scrive credo davvero che lei stia vivendo una situazione triste e logorante, e può essere logorroica quanto le pare. Anche se, in realtà, non lo è stata affatto. Mi spiace per sua madre e mi spiace anche per lei e per i familiari che le stanno attorno. Non è bello trovarsi nell’impotenza di vedere una persona cara andare alla deriva e non riuscire a fare niente per aiutarla. Anche se, è proprio questo il punto. Sua madre non vuole essere aiutata. È vero, sarebbero utili sia un approccio farmacologico sia una psicoterapia ma, soprattutto, sarebbe utile che sua madre si “affidasse” a qualcuno e si facesse aiutare. Ma non è così e sua madre, dimostrando una cocciutaggine notevole, si ostina a rimanere ancorata alle sue paure. Mi perdoni se mi esprimo senza avere una conoscenza più ampia del caso, ma non credo che riuscirete a farle cambiare idea. Anzi. E seguendo un ipotesi teorica, chi si trova in queste condizioni, più che un pacato tentativo di dialogo, avrebbe bisogno piuttosto di un amorevole scossone che la costringesse a curarsi ed a combiare prospettiva.
Ma, già solo nel dirlo, è evidente che ciò non puà essere fatto e, soprattutto, non riesco a capire chi potrebbe essere autorizzato a farlo. Lei, in qualità di figlia? Non credo proprio. Forse suo padre, in qualità di marito, ma anche questo lo vedo difficile. Chi altro? Forse nessuno.

Dunque non credo proprio che sua madre riuscirà ad uscire dal suo vortice se non lo vorrà lei stessa. E questo ci riporta ad un'altra domanda: e lei? Sì lei. Quando riuscirà a prendere atto, serenamente, che forse dovrà incominciare a preoccuparsi di se stessa, e della sua serenità? E permettere a sua madre di seguire le sue scelte. E non è egoismo, è solo che se sua madre ha scelto (più o meno consciamente) di seguire il ricordo della propria madre forse sarà meglio, per tutti, che lei si prepari a non seguire l’esempio della sua , che si è fissata su di una posizione evidentemente sbagliata (per se e per gli altri). Per cui, come qualcuno ha già detto: non si possono salvare i pesci dall’acqua. Ma forse lei è un pesce con le ali.A risentirla.

di Marco Ventura

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