Magazine Giovedì 19 giugno 2008

Il Grande Fratello in Condominio

Magazine - Per recensire un libro c’è sempre tempo. In questi ultimi giorni però l’attualità incalza la mia scrivania sul romanzo Condominio Reale di Vito Ferro (edizionidilatta, 12 euro).
È di questi giorni (martedì 17 giugno 2008) la notizia che il Garante per la protezione dei dati personali ha segnalato in Parlamento l’esigenza di determinare regole nuove e più precise a proposito degli impianti di videosorveglianza nei condomini.
È di ieri (mercoledì 18 giugno), poi, nel sagace e quotidiano Buongiorno di Massimo Gramellini su La Stampa, la risposta pungente del giornalista all’appello disperato di John De Mol, inventore del Grande Fratello che, cito letteralmente, «ha esaurito le cartucce» e addirittura offrirebbe «50mila dollari a chiunque - analfabeta affermato o intellettale complessato - sia in grado di fornirgli l’idea di un nuovo reality».

Ecco, diciamo che il romanzo di Ferro casca a fagiolo e una mezza idea in merito a entrambi le notizie la fornisce. Ovvero passando per una storia d’amore - lenta e per molti aspetti infantile, nel senso buono - presenta, come in una sceneggiatura, un esempio di follia collettiva generata da un delirante reality di ultimissima generazione "Condominio Reale, il primo mega reality show che avrebbe visto come protagonista un intero condominio". Mica male come idea per il povero John De Mol, no?
Un vivace condominio con i migliori esempi dell'italianità (declinata nelle sue regionalità) pronti a portare i propri comportamenti (e insulti in dialetto) ad ogni più greve eccesso pur di soddisfare le voglie fameliche e insaziabili del pubblico-votante - che qui urla e inneggia come nel medioevo solo di fronte al rogo o alla pubblica lapidazione ormai. E infatti ci vorrà il morto per concludere, intendo nel romanzo, certo.

Per tornare alla letteratura, l’agile racconto di Ferro (100 pagine scorrevoli e divise in rapidi capitoli) ha catturato la mia attenzione per il titolo Condominio Reale che, nella mia testa, immediatamente rimandava al cult anni settanta di J. C. Ballard Condominio (nell’originale High-Rise). Invece no, mi sbagliavo, o meglio ci sono gli ascensori, i portoni, ci sono le porte chiuse, i ballatoi, e anche una sensazione di isolamento dal mondo, ma qui tutta dovuta alla dittatura della troupe Tv e alle fatidiche riprese per il reality e non a un mondo del futuro ipertecnologizzato. Questa Sci-Fi all’italiana è ambientata adesso, ora, in quello straccio di futuribile che non vede al di là di uno stravolgimento del degrado di comportamenti e abitudini per molti di noi quotidiane e quindi normali.

È una favola-thriller divertente e romantica dove i due giovani alieni, Alessandro Mercurio e Amanda, alla fine si innamorano. Alieni perché increduli e avulsi dal fascino esercitato dal reality sugli altri condòmini (chi partecipa al condominio); alieni rispetto a quella necessità di insospettabili famiglie - nonna inclusa - di mettersi in mostra per diventare qualcuno, o meglio come la mette Massimo Gramellini «per continuare a essere nessuno, purché un nessuno capace di stare davanti alle telecamere con una certa dose di caricaturale grettezza». Insomma la commedia è servita tra i resoconti narrativi dell’isolato Mercurio e i corsivi prettamente didascalici, vere e proprie partiture registiche, resoconti obiettivi di ciò che registrano le lenti delle telecamere, con il detaglio dei movimenti della Castrocaro o della vecchia Piazzola, le due comari sempre a caccia del pettegolezzo più truce; dei Chiappero e dei Picci, famiglie in sfida, ma anche dei Piazzola, De Feo ecc. Perché ovviamente le telecamere nel condominio sono dappertutto (come da regolamento del reality): due sopra il portone, una frontale in cabina ascensore (perciò Mercurio prende preferibilmente le scale), lungo le scale, nelle cantine, fuori dal palazzo, nel parcheggio, ecc. ecc.

Echeggia nei nomi scelti da Ferro una vaga assonanza con certi nomi propri shakespeariani, come lo stesso Mercurio (Mercutio in Amleto), ma anche Lisandra (Lisandro in Sogno di una notte di mezza estate), anche se poi il divertissement è libero e semplicemente caricaturale su cognomi come per l'amministratore De Rospi o i Chiappero, o il presentatore Alfio Stocanzo e, ancora, il Denti: ultimo alieno del caseggiato con più di uno scheletro nell'armadio, ma qui vi rovino la suspence.
Non sarebbe male vederla a teatro questa pittoresca baruffa chiozzotta hi-tech del duemila
, ovviamente in una degna versione corale e multilingue.

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