Magazine Martedì 20 maggio 2008

L'importante è non abbattersi mai

Pubblichiamo di seguito il primo capitolo del romanzo di Luca Carulli, La terra dei sogni (Verdechiaro Edizioni, 2007, 120 pp., 14 Eu).
Il libro racconta la storia di un lupo che ha il coraggio di uscire dal branco, di sognare una nuova terra che già sa esistere dentro e fuori di sé. Il giovane lupo non rinuncia perciò a se stesso ed inizia ad esplorare il mondo che immagina al di là dei confini limitati delle credenze del branco. Il cammino è lungo ma stimolante incontra personaggi fantastici e saggi e si sente finalmente vivere intensamente. Nel cammino di ognuno di noi ci sono prove che a volte ci sembrano insuperabili e alle quali rinunciamo senza nemmeno tentare perché ritenute impossibili. Sta a noi farle diventare possibili.
Un racconto metaforico che insegna a non abbattersi e a non rinunciare mai al proprio sogno.

Magazine - La grande luna dominava quella notte le montagne dell’Ahmolat. Il vecchio lupo Ashi si erse sulla roccia più alta e tutt’intorno a lui si dispose il branco; in prima linea i maschi più forti seguiti, nella seconda fila, dalle femmine, poi i cuccioli ed infine, in fondo all’assemblea, i lupi più deboli ai quali non veniva concesso nessun diritto se non quello di assistere alle riunioni.

- Bisogna prendere una decisione – esclamò Ashi, il capo branco.
- La situazione sta peggiorando; il cibo scarseggia e l’inverno sarà uno dei più rigidi degli ultimi tempi. Le aquile sono già emigrate ed anche i daini sono pronti a varcare il versante occidentale delle montagne dove rifugiarsi nella stagione fredda -.

Fece un attimo di pausa, riprendendo fiato e cercando nel contempo di osservare nei volti dei membri del suo branco ogni sfumatura che potesse fargli capire lo stato d’animo di ciascuno.
Fu questo la prima raccomandazione che ricevette quando, tante lune fa, assunse il comando del branco.
Suo padre gli aveva infatti insegnato ad osservare gli altri lupi intorno a lui, poiché «in ogni volto si nasconde la verità»: questo l’aveva fatto sempre riflettere. Parlava, osservava e rifletteva.
Ma ormai era vecchio non riusciva ad interpretare le espressione del volto dei suoi lupi.
La dolce notte d’estate era appena cominciata quando Ashi convocò l’assemblea: era un momento particolare che veniva indetto solamente quando alcuni problemi, di seria valutazione, dovevano essere affrontati e discussi davanti a tutto il branco.
Questo era uno di quelli: l’inverno.
Il suo arrivo avrebbe significato mancanza di cibo nonché necessità di luoghi sicuri dove poter accudire il branco specialmente i piccoli lupacchiotti nati in primavera e non ancora in grado di superare un inverno troppo rigido e senza cibo.
Era molto importante che loro sopravvivessero poiché da loro dipendeva il futuro del branco: la salvaguardia della specie.

Sapeva bene Ashi che quell’inverno sarebbe stato il più rigido e difficoltoso della sua vita, soprattutto ora che le sue forze non erano più in grado di aiutarlo, essendo diventato vecchio.
E vecchio, nel branco, significava essere un punto debole. Significava ritardare ogni spostamento del branco e non essere in grado di condurre un attacco: per di più la vista e l’udito piano piano stavano cedendo. Ancora la montagna non aveva cominciato a mutare i suoi colori ma qualcosa nell’aria che annunciasse un imminente cambiamento veniva percepito da tutti gli animali.
Si fece coraggio, Ashi, e continuò dicendo:
- Bisogna eleggere un nuovo capo branco. Io sono ormai stanco e vecchio; non so se riuscirò a superare quest’inverno –.
Si levò un brusio di meraviglia seguito, subito dopo, dalla consapevolezza delle parole pronunciate: lo sconcerto e lo smarrimento si impadronirono dell’assemblea.
Poi riprese a parlare:
- Chiedo, quindi, ai lupi delle prime file di avvicinarsi a me –.
I lupi si sistemarono in cerchio attorno ad Ashi per discutere sulla decisione da prendere, infine tornarono di nuovo ai loro posti.
- Abbiamo stabilito che nelle prossime giornate ci saranno dei combattimenti per decidere chi prenderà il mio posto. Il lupo che avrà dimostrato di essere il più forte sarà il mio successore -.
- Chi ha da dire qualcosa si faccia avanti – disse il vecchio con gli occhi rivolti alle file dei lupi.
Era la prima volta che chiedeva anche agli altri di intervenire in un’assemblea; da ciò tutti capirono che la situazione era davvero seria.

Era successo solamente una volta da quando Ashi comandava, che fosse richiesto l’intervento anche degli altri lupi; generalmente alle discussioni importanti prendeva parte il cosiddetto “consiglio”, composto dalle prime file dei lupi e presieduto naturalmente da Ashi. L’unica volta che era stata richiesta la partecipazione di tutti era stato per decidere lo spostamento del branco in una terra molto lontana.
«Tutti o nessuno» furono quelle le uniche parole che il capo branco Ashi disse prima di cominciare l’assemblea.
I vecchi lupi generalmente venivano lasciati indietro, in balia del proprio destino: quella volta invece Ashi non se la sentì di trascinarli a morire. Si decise quindi che quelli si sarebbero sì spostati nella direzione prefissata, ma facendo delle piccole soste per consentire ai loro stanchi corpi di riprendere le energie.
Ce la fecero, anche se la metà del branco e soprattutto gli anziani morì.
Ashi, seppure ancor giovane, aveva dimostrato di avere delle ottime qualità, quelle stesse che l’avevano portato più volte a rischiare di essere rimosso dal suo incarico.
Spesso gli era accaduto di essere attaccato di sorpresa da alcuni componenti del suo stesso branco che lo consideravano una minaccia tale da poter stravolgere le leggi che da tantissime lune vigevano all’interno del branco.

Soprattutto una era fondamentale: i lupi deboli, anziani e qualsiasi altro elemento del branco che avesse causato problemi all’interno di questa gerarchia doveva esserne tagliato fuori.
Fu allora che, per tranquillizzare tutti e per trovare un accordo di pace, Ashi collocò in ultima fila i lupi meno importanti che dovevano, anche durante queste assemblee straordinarie, stare in silenzio, senza facoltà di intervenire.
Ashi guardò ad uno ad uno i suoi lupi, poi, quasi rattristato e con un filo di sofferenza nelle parole, ripeté:
- Chi ha da dire qualcosa si faccia avanti –
Tuttavia, nessuno dei presenti avrebbe osato dire una parola o, peggio, contraddire la scelta del vecchio capo branco. Le uniche parole che uscivano dalle bocche dei presenti erano di consenso per la decisione presa.
- Come immaginavo, nessuno ha qualcosa da dire -, abbassò lo sguardo come in segno di rassegnazione, poi guardò la luna, la sua luna e continuò:
- Dichiaro quindi … - ma prima che terminasse il discorso di chiusura dell’assemblea, un giovane lupo dalle ultime file si fece avanti.
- Io, io ho da dire qualcosa!-

Udite quelle parole, tutti si voltarono in direzione della voce per capire chi avesse osato intervenire per esporre un proprio pensiero differente da quello del capo branco.
Generalmente, durante queste assemblee, i lupi delle seconde file ed alcuni delle prime non intervenivano per rispetto, essendo stato loro tramandato che chi si trovava in fondo alla piramide gerarchica non era reputato in grado di dare i suggerimenti.
Per questo era impensabile che si potesse discutere e consigliare Ashi sul da farsi, non era mai successo e non poteva assolutamente accadere.
Ma Ashi, forse un po’ sorpreso dall’intervento, guardò tra le file dei lupi passandole tutte in rassegna, dalle prime alle ultime, finché meravigliato, esclamò:
- Chi è che ha parlato? Fatelo passare! – disse con voce austera ed incuriosita.
Tutti i lupi incrociarono i loro sguardi per capire da dove la voce fosse giunta, poi, dall’ultima fila, si fece avanti un giovane lupo che, con lo sguardo rivolto in basso e la coda tra le zampe, attraversava l’assemblea in subbuglio per raggiungere i piedi della roccia dove Ashi lo attendeva.
Alcuni lupi criticavano il suo comportamento, altri gridavano contro di lui, altri ancora lo deridevano. Fu lo stesso Ashi a riportare ordine nel branco.

Arrivato in prossimità della roccia il giovane lupo si fermò, fece un cenno di ringraziamento al vecchio e si presentò:
- Sono Hako – disse.
Ashi, che dalla sua posizione di supremazia lo guardava, precisò:
- Sai bene che non hai diritto di parlare, poiché le ultime file comprendono i lupi meno importanti per il resto del branco -.
Tra le prime file si fece avanti Cass, un lupo rispettato da tutti per la sua forza ed il suo coraggio; alcuni pensavano persino che, dopo il vecchio Ashi, sarebbe diventato lui il nuovo capo branco. Aveva una cicatrice attorno all’occhio destro, ricordo di un vittorioso combattimento con un orso.
Cass si avvicinò ad Hako e, guardandolo nel profondo degli occhi, si avventò contro di lui, prendendolo per il collo; la stretta fu talmente forte che Hako pensò per un attimo di morire.
Lo scaraventò a terra lasciandolo moribondo.

Cass, si avvicinò alla roccia del capo branco, poi, rivolgendosi a lui, disse:
- Ti chiedo scusa grande Ashi. Questo è mio figlio e la sua mancanza di rispetto sarà punita con una pena severa; non sono riuscito evidentemente ad educarlo a modo -.
Ashi, inaspettatamente, scese dalla roccia e proseguì verso Hako, il quale se ne stava a terra dal dolore; si avvicinò e, parlando a bassa voce per non farsi sentire dagli altri lupi, gli disse:
- Hai dimostrato di avere molto coraggio, figliolo, nel contravvenire ad una legge del branco. Ora alzati e davanti all’assemblea esponi le tue considerazioni -.
Il capo branco ritornò alla sua roccia ed Hako, rialzatosi, andò a sistemarsi sotto di lui.
Per farsi sentire questa volta da tutta l’assemblea, chiese al giovane lupo cosa avesse intenzione di dire.
Hako e gli altri rimasero meravigliati dall’inspiegabile comportamento del vecchio capo branco: non si poteva contravvenire ad una legge dettata dagli avi, quindi a parere di tutti il giovane lupo non doveva parlare.
Hako, fattosi coraggio, seppur a testa bassa, disse:
- Volevo dire che un capo il rispetto se lo deve guadagnare non con la forza, ma riuscendo a guidare il suo branco con giustizia e saggezza; quindi, non ci dovrebbe essere bisogno di ricorrere ai combattimenti per decidere chi ti sostituirà -.
Il branco, udite le parole di Hako, si sollevò in grida di disprezzo: alcuni parlarono senza aver dato il giusto peso a quanto proferito dal giovane. L’unica cosa che contava era che Hako non doveva parlare; non un lupo delle ultime file! Il significato delle sue parole, benché giuste, non aveva nessuna importanza.

Così, sentendosi deriso e abbandonato da tutti, Hako si allontanò in gran fretta dal branco.
Nell’allontanarsi, scorse nello sguardo degli altri lupi ed in particolare in quello dei suoi fratelli, l’odio con cui si avventavano contro di lui; né gli sfuggì la delusione che aveva arrecato a sua madre; anche Bayen, il suo migliore amico, al suo passaggio abbassò gli occhi. E pensare che alcuni di loro la pensavano come lui ed ora, di fronte all’assemblea, non avevano il coraggio di dire ciò che nel profondo del loro cuore sentivano veramente; si erano lasciati trasportare dalla massa e la loro individualità stava ormai per perdersi.
Hako corse incontro alla grande luna scappando da quel branco che non lo accettava più, dagli insulti e dall’odio che tutti provavano per lui.
Dai suoi occhi uscirono lacrime amare e lentamente si lasciò andare ad un pianto liberatorio, ululando alla luna tutto il suo malessere.

di Luca Carulli

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

Non ci resta che vincere Di Javier Fesser Commedia 2018 Marco Montes è allenatore in seconda della squadra di basket professionistica CB Estudiantes. Arrogante e incapace di rispettare le buone maniere viene licenziato per aver litigato con l'allenatore ufficiale durante una partita. In seguito si mette... Guarda la scheda del film