Magazine Mercoledì 4 aprile 2001

Tamburi di luce

Luce che ti sazi delle mie ombre
stagliati sul viso come se fossi notte
inondandomi gli occhi del tuo gusto corsaro
dolce come sesso di donna, amaro quanto il
peccato.
Tu, Luce
fammi ammirare i tuoi confini, dove muoiono i nostri arcobaleni
dove poter toccare il rumore, nel tuo chiarore
immenso
del mio cuore che incessante batte, sì batte
come tamburo sulla tua pelle del mio buio
tumore della luce tua.



Marco Mazza
di Donald Datti

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