Magazine Venerdì 9 maggio 2008

«Mi sento una nullità» «Scrivi!»

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Magazine - Salve, sono Palma. Ho 19 anni.
Ho un problema dentro così grande che mi fa stare con lo stomaco contorto ogni giorno, tanto sono apatica, triste e arrabbiata, tutto insieme, con me stessa e con gli altri. Il mio problema è che mi sento incapace e senza forza di volontà, mi sento bloccata e più passano i giorni, più mi vedo indietro, più mi sento male, angosciata.
Mi spiego meglio: ho frequentato un liceo artistico e mi sono diplomata con il massimo dei voti l'anno scorso, ero molto attaccata alla mia prof di mate, per provavo e provo un'immensa stima. Mi rendeva la materia entusiasmante, così decisi di iscrivermi proprio all'uni in facoltà di Matematica.

Ma adesso è da settembre che mi sento fuori luogo, ho incontrato difficoltà a capire alcuni argomenti, non so da dove iniziare a studiare, mi annoia tantissimo seguire, mentre prima ero contentissima di fare lezione. Prendo appunti svogliatamente poi, arrivata a casa, sto interi pomeriggi a cercare di studiare per capire qualcosa e superare esami per arrivare al secondo anno. Ma alla fine mi faccio prendere dalla noia o dal nervosismo e concludo poco e niente.

Ho dato solo 2 esami in un semestre (le materie erano 4) e adesso ne sto seguendo altre 5.

Tutto mi sembra difficile, gli esami impossibili da superare. Andare all'università è diventato un tormento. Ma se decido di non andare e studiare da sola mi sento ancora più indietro, incapace...
Vedo la maggior parte delle persone che vanno avanti, che riescono ad essere contenti e sereni, io devo dare minimo altre 3 materie per superare l'anno, e penso anche che di questo passo finirò fra 10 anni solo la triennale. Non so come sbloccarmi, non c'è quasi niente ke mi rallegra. Anzi. Solo stare con il mio ragazzo (con il quale sto da 8 mesi). Ma ci vediamo 4 volte alla settimana al massimo e io mi sento troppo a terra quando lui non c'è. Per studio sto in città in affitto con 1 altra ragazza ma mi sento sola, l'unico pensiero della mia vita è passare del tempo con lui, mentre studiare lo vedo troppo pesante e noioso. I miei genitori sono arrabbiati con me, perché mi mantengono facendo sacrifici e i risultati sono pochi, mentre alle superiori ero la più brava dell'istituto.

Non vogliono che io getti la spugna, o che vada a lavorare, ma che mi impegni più seriamente e mi "velocizzi" così nel terminare il corso di studi e laurarmi in pochi anni. Io mentalmente non ce la faccio. L'anno scorso stavo fino a notte a studiare, mi alzavo alle 4 di mattina per ripassare, per recuperare qualche lezione, mentre adesso dopo 10 minuti di annoio da morire, mi deconcentro e appena non capisco qualcosa mi inizio ad innervosire inizio a mangiare senza alcuno stimolo di fame,a dismisura.

Come posso risolvere il mio problema? Devo laurearmi, darei una grande delusione a tutti, e devo farlo nel più breve tempo possibile.
Palma


Salve Palma,
Ho letto e riletto la sua lettera e nel farlo mi sono rivisto io, a diciannove anni, e mi ricordo che si! C'era un grande problema. A dire il vero non so ancora adesso esattamente com’è che ne sono uscito (e ci sarebbe da discutere se ne sono proprio uscito del tutto). Ora, però lei mi chiede come può risolvere il suo problema ed io ho letto veramente tanti libri che cercano di capire e spiegare cosa succede quando “non si ha più voglia” ma, davvero, sono così talmente pieni di parole che, a volte, non viene voglia di leggerli.
Né tantomeno di riassumerli. Quindi non tenterò di fare delle acrobazie per spiegare quello che le sta succedendo, tanto lei conosce benissimo la sensazione che prova e non saranno certo le mie teorie a farle sentire qualcosa di diverso. Invece le racconterò una cosa che mi è capitata e che spero la possa aiutare. Anni fa, dopo tanto tempo che ci pensavo, mi ritrovavo a seguire un corso di scrittura creativa. Ed era una cosa interessante, ma piena di dubbi. Così, per rispondere alle numerose domande di noi aspiranti scrittori ci è stato consegnato un libro: “il manuale del perfetto scrittore” che ci ha veramente spiegato molte cose.

Si trattava di un libro di circa ottocento pagine. Uau. Ottocento pagine bianche. E su ognuna c’era scritto: scrivi!
Sì, soltanto. Scrivi. Su tutte ottocento. Scrivi. E basta. Lei mi dirà: tutto qui? Sì. Tutto qui. A volte la vita è troppo complicata per essere capita completamente, ci vuole troppo tempo e le cose, le idee, le emozioni, le sensazioni si intrecciano, si avvolgono su se stesse e continuano a cambiare ed a confondersi l'una nell’altra. E noi li, fermi, a cercare di capire. E più restiamo fermi. meno capiamo. Tu vuoi scrivere un libro e stai li ad aspettare l'ispirazione? Scrivi! Aspetti di sapere cos’è veramente quello che vuoi? Scrivi. Aspetti di sentire che ti piace? Scrivi! Aspetti di avere la trama giusta? I personaggi giusti? Il finale giusto? Scrivi! Oh, potrei andare avanti così per un bel po’, ma credo che lei abbia capito il senso.

di Marco Ventura

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