Magazine Venerdì 9 maggio 2008

Volete leggere un libro dissetante?

Prendete un uomo curioso e lasciate che si metta in gioco. L'avventura è tutta qui. «Ci trovi il piacere, il divertimento, la bellezza ma anche la difficoltà, il pericolo, la differenza. C'è il gusto ma anche il rischio. Per l'uomo d'acqua è un po' come per noi quando dobbiamo decidere da che parte andare, quando dobbiamo inventarci una soluzione», dice Ivo Rosati parlando del suo primo libro, presentato una manciata di giorni fa a Bologna e già tradotto in Corea.
Facciamo un passo indietro per capire meglio come stanno le cose.

Prendete l'acqua che cade da un rubinetto aperto. A forza di scendere, rimbalzare e scivolare su e giù, ecco nascere un uomo alto, blu, trasparente e cristallino. Capita poi che all'ultima goccia, quella che gli ha formato il ciuffo ricurvo di capelli a metà fronte, si alzi , esca in strada per tornare al lago, in un canale o chissà quale altro corso idrico.
Prendete la gente che lo vide: qualcuno lo scambiò per una pozzanghera, qualcuno per una fontana, qualcuno per un riflesso d’acqua o per un’allucinazione. Qualcuno gli suggerì di provare a congelarsi per ridiventare una persona qualunque. Intanto si faceva leccare dai cani, riempiva le bottiglie vuote, dava l'acqua ai fiori e si rendeva utile al prossimo. Non mangiava, non faceva pipì, non dormiva. Alle brutte fuggiva mischiandosi ad altri parenti come una pozza o un rigagnolo: sempre meglio della fogna!

Prendete L’uomo d’acqua e la sua fontana (Zoolibri, pag. 32, € 13,50). Non a caso è anche tra i finalisti (miglior albo illustrato) del Premio Andersen. Ma non l'ho scelto per questo, piuttosto perché è un libro così ricco di fantasia da dissetare la mente. Ve lo suggerisco perché capace di un zampillo creativo tanto vivace che, dopo averlo letto, vi troverete a bere l'acqua come pasteggiandola. Guardando oltre il bicchiere. Scrutando stranamente l'acqua che esce dal rubinetto della cucina. Vi laverete al lavabo guardandovi intorno con fare sospetto. Osserverete fontane e fontanelle del parco, sperando di intravederci l'uomo, l'uomo blu, trasparente e cristallino. Un pezzo di mare con le gambe, una bottiglia capace di slanci.

Acqua: la stessa che scorre nella fontana di Corticella. Che sia la Corticella che ho scovato su Google? Ultima propaggine di Bologna prima del territorio di Castel Maggiore, nel Medioevo la residenza estiva dei Bentivoglio. Che nel diminutivo di ‘curtis’ trovi spiegazione la storia del quartiere. Al principio un termine con cui si indicava l'entità economico-agraria comprendente terre colte ed incolte, abitazioni padronali e coloniche, edifici rustici, magazzini per le derrate, laboratori artigiani e tutto quanto occorreva ad un’azienda di ampie proporzioni e tendente all'autosufficienza: quella appunto che ha dato il nome a quel sistema economico-agrario tipicamente medievale che si definisce con l’espressione ‘economia curtense’.

E il libro chiude qui: a Corticella, cinque chilometri dalle antiche mura di Bologna. E giù a controllare, giocando tra testo e realtà, «tra finzione e immaginazione, che ai bambini dovrebbe piacere, perchè queste bizzarrie di travestirsi e d’immaginare cose, sono sempre alla base delle loro invenzioni», suggerisce Ivo Rosati, classe 1971, che un bel giorno viene investito dalla voglia di vivere di più, rovescia la calza! Al punto che per scrivere, decide di fare il portiere notturno in un hotel e di gestire una trattoria.

Prendete le illustrazioni, di Gabriel Pacheco: inafferrabili, impalpabili e leggere, corrono via proprio come fossero un liquido. «E poi l'uomo d'acqua è splendido, un po’ goffo e un po’ spaesato, ma anche bello, ironico e gentile, triste ma capace di sorridere, un personaggio che sa il fatto suo, insomma», conclude l'autore.
Prendete la scheda di presentazione. Indica il target dei baby lettori: dai 5 anni in su. L'unica stonatura: sarà, ma il linguaggio è non troppo da “bimbi” e poco da adulti. D’altronde: c’è tempo per crescere e una fiaba così è perfetta da leggere insieme agli adulti per strabuzzare gli occhi e magari concludere con una bella lavata di viso.

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