Magazine Venerdì 2 maggio 2008

Apatia e fame d'amore: come guarirne?

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Magazine - Grazie per la gentile risposta alla mia precedente lettera.
Ho pensato bene a quale potrebbe essere per me un futuro accettabile, o meglio un presente sereno che vada incontro ad un futuro sereno.
Per prima cosa mi piacerebbe non avere tutti i rimpianti che ho. L'apatia mi ha portato a non fare troppe cose: non viaggiare, non provare lavori nuovi, non imparare a sciare, non imporre le mie scelte di studi e di vita ad un padre egoista (io avrei voluto studiare pianoforte), non lottare per le persone e le cose in cui credevo.
Poi vorrei essere libera. Libera dai condizionamenti e dai sensi di colpa che provo per mia madre, anziana e non molto in salute, motivo per il quale infine resisto in casa dei miei (o forse non vado via per paura di esser sola e di non farcela?), luogo non sereno per il brutto carattere di mio padre che urla per ogni cosa. Libera dalle preoccupazioni per il denaro, sempre troppo poco per vivere dignitosamente.
Vorrei anche avere un sorriso o un complimento dai miei genitori: da che mi ricordi, mio padre mi ha sempre rimproverata (urlando). Mai una lode o un premio, neppure da piccola. Mia mamma è un tesoro ma di poche parole: non ha compensato le mancanze di mio padre.
Vorrei una persona sincera accanto a me, che mi ami con tutti i difetti che ho. Credo di non avere mai amato davvero, ma ho sempre sofferto moltissimo per la fine delle mie storie. Ho creduto di amare sinceramente qualche mese fa, con una intesa perfetta, una comunione di anime, ma lui si è allontanato, forse allora era amore solo nella mia testa?
Perché? Tutti mi chiedono per quale motivo sono sola alla mia età, pur essendo così carina e intelligente. Me lo chiedo anche io, ma non ho la risposta.
Non voglio di più, ma so anche che chiedo molto.
Rileggendo mi accorgo che tutto sembrerebbe esser causato da fame d'amore e autostima fin da piccola. Ma qual è il rimedio? Esiste? Io a volte non credo di farcela. A volte esco, rido e scherzo ma è tutto finto, torno a casa e piango. Mi vergogno ma è così.
Grazie per la pazienza Dr. Ventura, grazie mille.
Diana

Buongiorno Diana,
Mi fa piacere risentirla. Leggo la sua lettera a la prima cosa che mi viene in mente è una frase (che dev’essere di una persona importante, ma non mi ricordo chi): Pensare in grande e partire in piccolo. Vorrei che anche lei ci riflettesse su. In fondo i suoi sogni di vita sono leciti, magari un po' grandi ma è giusto che i sogni siano così. Ma non possono essere raggiunti se non con una certa gradualità, che prevede dei piccoli passi E questo perché se è difficile sentirsi liberi è meglio costruirsi via via una serie di piccole libertà. Cosa che in fondo lei fa, ma al contrario, quando dice che esce e ride ed è libera, ma poi pensa che sia tutto finto. Pensi un po' se, invece, fosse proprio il contrario? Se la sua ilarità fosse la parte vera e tutta la sua tristezza la parte finta. E non mi dica che se una parte è più grande allora è più vera. Forse è solo che dovrebbe dedicarsi di più a ridere e vergognarsi di meno (e di cosa poi?)
Per tutto il resto lei è in buona compagnia: troverà attorno a sé molte altre persone che sentono di essere affamate d’amore credendo di non avere abbastanza autostima, e che hanno dei genitori che invece che aiutarli ad affrontare la vita li frenano addossando loro mille sensi di colpa. Non dico che ciò sia bello, ma le assicuro che è così tanto comune che forse dovremmo fare una diversa valutazione di noi stessi.
E non mi dica che non vede attorno a sé molte persone che si sono ritrovate con il cuore spezzato proprio da quelle persone che ritenevano perfette.
Tutto questo per dirle che non ci sono ricette né miracoli: c’è solo una vita che va vissuta cercando di sorridere il più possibile ogni volta che superiamo un gradino ed ogni volta che usciamo e ridiamo e passiamo una bel momento assieme ad altri o solo con noi stessi.
Ma non vorrei essere troppo melenso: era solo per dire che sì, può essere difficile, ma lei potrebbe anche farcela continuando a chiedere molto e ad essere soddisfatta di quello che via via riesce ad ottenere, anche se a volte può sembrare poco.
Buona primavera

di Marco Ventura

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