Magazine Martedì 29 aprile 2008

Università: i laureati sono infelici?

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Care e cari,
bisogna correre, sto rispondendo a posta vecchia di quasi due mesi. Mi dispiace, un disguido di quelli banali ma spesso inevitabili mi ha fatto saltare due settimane. Pazientate, rispondo sempre a tutti.

Intanto vi chiedo: perché scrivete a me e non comunicate tra voi nello spazio che vi è riservato al fondo della pagina? Certo interverrò anch'io, ma il fatto che continuiate a scrivermi non mi pare di buon auspicio per uno scambio di idee. Quindi aspetto che approfittiate della possibilità di aprire un miniforum.

Ne approfitto per ringraziare Alessandra dei complimenti, per ripetere ad Alessandro (vedi la prima lettera pubblicata qui sotto) che non ho il suo indirizzo, dato che la posta mi viene inoltrata da mentelocale.it.
Per Marry Terry: cara, ho letto il tuo sfogo, ma non posso pubblicarlo proprio perché è uno sfogo, non un problema da risolvere. E poi vedo che sai come aiutarti e farti coraggio, quindi a me non rimane che augurarti di trovare ciò che cerchi.

Brevemente a Valeria (la seconda lettera pubblicata qui sotto).
Perché i ragazzi che hanno lavorato duro all'Università - e ce ne sono - si aspettano il posto di lavoro? Proprio perché hanno lavorato duro, cara, perché hanno scelto la strada stretta e in fondo più incerta. Non sono sicura che proprio tutti puntino ai soldi, ma mi sento di giustificarli un poco: vivono in una società priva di valori etici, in cui ognuno è abituato a pensare per sé senza tanti scrupoli, per non parlare del consumerismo imperante. Li hanno cresciuti così, li hanno schiaffati davanti alla tivù, al Gameboy, alla Play, mentre erano occupati a "realizzarsi" e guadagnare abbastanza per comprargli i jeans firmati a tre anni. Siamo sicuri che sia tutta colpa loro?

E con questa domanda, neanche tanto originale, vi lascio la parola. Nello spazio a fondo pagina, mi raccomando.
A presto, prestissimo se scriverete dove vi aspetto,

Antonella

Magazine - Ciao Antonella,
ti avevo già scritto perché mi ritrovo al 100% nella lettera della Posta del cuore scritta da M. (circa l'impossibilità/difficoltà a studiare per sostenere gli ultimissimi esami). È stata grande la sorpresa nel leggere quella prima lettera, figurati nel leggere la seconda di un'altra M. e sapere che hai ricevuto parecchie e-mail in proposito. Allora non sono solo!
Io, come scritto, devo sostenere solo due esami, ma sono due anni e più che sono bloccato, non è un problema di difficoltà nel superarli, la difficoltà sta proprio nel trovare la concentrazione e studiare. È assurdo perdere tutto il tempo che sto perdendo ad un millimetro dal traguardo. Se ricevi altre email simili alla mia e davvero fosse fattibile organizzare una sorta di gruppo
d'aiuto
dove magari confrontarsi, scambiarsi opinioni su quelli che possono essere i problemi che ci bloccano ad un passo dalla fine e forse, cosa importante, stimolarci e caricarci a vicenda. Io sono disponibilissimo, anzi spero proprio che qualcosa del genere si possa fare: ne sento il bisogno, non ne posso più, la situazione è insostenibile.
Grazie mille per lo spazio che ci dedichi,
Alessandro


Ciao
,
vorrei chiedervi se per questi giovani l'unico mezzo per arrivare alla soddisfazione personale, professionale, economica, sia l'Università.
Ne conosco tanti di laureati ma pochi, veramente pochi, hanno la serenità in volto. Arrivati alla fine del loro percorso universitario vogliono subito tutto: un buon lavoro, un buon stipendio... Molti mi dicono che gli è dovuto. Per quale motivo?!
Perchè un giovane si iscrive all'Università? In fondo al cuore, anzi alla mente, la risposta è una sola: denaro.
Io ho fatto l'Università, ho sostenuto tutti gli esami e... non mi sono laureata. Perchè? Perché volevo approfondire una materia ma il mio lavoro ideale era tutt'altro.
Ho fatto sia i sacrifici dello studente sia quello di un piccolissimo imprenditore. Ma non mi sembre che mi sia dovuto qualcosa. Io sono soddisfatta e felice. Bisogna farsi delle domande, darsi delle risposte, non averne paura e passare all'azione. Senza pensare solo al denaro.
Valeria


Ciao Antonella
,
vorrei raccontarti la mia storia per avere una risposta ai miei dubbi o, meglio, desideri nascosti e forse anche irrealizzabili. Da qualche mese conosco un uomo di circa 35 anni, che frequenta assiduamente il mio posto di lavoro. Io e lui abbiamo instaurato un bel rapporto, di confidenza e battute reciproche, ma sempre sotto gli occhi del personale dell’ufficio, per cui non abbiamo mai avuto la possibilità di aprirci più di tanto. Lui mi ha chiesto di andarlo trovare nel suo luogo di lavoro, ma io non ho mai tempo, forse ho anche un po' di paura, perché penso al fatto che sono fidanzata da tanto tempo, che dovrei avere 15 anni meno di lui e soprattutto che lui è sposato, forse con figli. Il punto è che ho saputo solo da poco tempo che ha una famiglia e nel frattempo avevo già tanto sognato. Ebbene sì, sogno sempre ad occhi aperti di avere una relazione con lui, di incontrarci per strada, di restare da soli, di baciarci, di toccarci, di fare l'amore. Ma so che è una cosa che non potrà mai succedere e non voglio fraintendere i suoi atteggiamenti ambigui. Non credo che un uomo possa provare qualcosa per una ragazza che conosce a malapena. Da una parte vorrei smettere di pensarlo, dall'altro vorrei cedere alla tentazione. Mi piacerebbe anche sapere se lui gioca soltanto o fa sul serio. Vorrei sapere da te se dovrei lasciar perdere, ma meglio ancora come potrei sedurlo.
Ti ringrazio.

Cara anonima,
anche se mi sei simpatica, devo confidarti che non tengo corsi per aspiranti rovinafamiglie. Nel senso che se il guaio è successo, cerco di dare una mano, ma finché la storia è allo stadio delle fantasie non mi sembra il caso di intervenire. Senza contare che non è la mia specialità. Se posso, con questa rubrica, cerco di dare una mano a ricomporre o, nel peggiore dei casi, a limitare i danni.
Tutto quello che posso dirti è che il punto non sta nel: lascio perdere o no? Perdere cosa? Non è successo niente e non sembra che stia per succedere. Sino ad oggi lui ti ha invitata in ufficio, che non mi sembra un’avance, ma ha tutta l’aria di essere una specie di ostentazione con i colleghi.
Ci sono casi in cui bisogna rispettare le vecchie regole: lo faccia lui il primo passo, e anche il secondo e il terzo. Perché un uomo interessato – e il tuo obiettivo non mi sembra timido – è perfettamente in grado di manifestare il proprio interesse. Quindi aspetta serena e non privarti delle fantasie, che fanno sempre un gran bene e aiutano a dormire meglio la notte.
Auguri,
Antonella

di Antonella Viale

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