Intervista a Mario Bagnara - Magazine

Teatro Magazine Martedì 3 aprile 2001

Intervista a Mario Bagnara

Magazine - Alto, sorriso amichevole, Mario Bagnara è uno scrittore genovese. Uomo pratico e colto, non si occupa solo di teatro e narrativa, ma è anche amministratore delegato della Bagnara Legnami, azienda del nonno.
Ci riporta indietro nel tempo e ci racconta del suo debutto a soli diciannove anni con una commedia Le contropersone. Poi di quando il suo istinto per la scrittura lo portò a chiedere consiglio a Ivo Chiesa e a partecipare al Premio Riccione che vinse con Attacco alla coscienza. Da quel giorno del 1969 decise di prendersi sul serio. Da allora molti sono i lavori in italiano e in dialetto scritti e rappresentati. Mario Bagnara, infatti, si è impegnato per il dialetto solo dopo essersi affermato come scrittore, e non solo di teatro. Nel 1991 ha pubblicato per l’editore Marietti il romanzo La rosa nera, un thriller ambientato in un ipotetico futuro del Teatro Stabile di Genova.
Oggi, organizza progetti ambiziosi e inventa grandi spettacoli.

Dialetto genovese e teatro: a che punto siamo?
Si parla molto del dialetto come lingua che sta per morire. Io credo invece che questo non sia un processo necessario, anzi trovo che si stia riaccendendo un certo interesse. Personalmente, uso il teatro per fare dialetto, e non il dialetto per fare teatro. Per altro, il dialetto sta rientrando in molti ambiti, a partire dalla scuola. Io credo che occorra rinobilitarlo. Dopo Govi quasi tutti ne hanno sfruttato la portata, ma più come fenomeno che come strumento, senza cercare nuove strade.

Qual è il genere che maggiormente si addice all’uso del genovese?
Il dialetto è molto teatrale, però a mio avviso, è particolarmente attrezzato per la commedia. Non a caso i migliori comici sono tutti di estrazione dialettale. Si tratta del recupero di una tradizione popolare di teatro che ha i suoi giorni illustri nella Commedia dell’arte. La lingua dialettale, la nostra in particolare, radica i personaggi nell'ambiente sociale e storico, dà una forte impronta al testo e aiuta situazioni e contenuti a entrare subito in contatto con il pubblico.

Qual è il progetto ambizioso per la riabilitazione del dialetto?
Nasce dalla considerazione che insegnarlo a scuola non abbia più molto senso. Inoltre nessuno parla più dialetto in famiglia. Per questo il Teatro è rimasta l’unico strumento che può dare buoni frutti per il recupero del genovese. Ogni spettacolo sarà dunque una lezione di dialetto, divertente e alla portata di tutti. Il progetto, per il quale abbiamo trovato un forte consenso in Provincia, in particolare nella figura della Presidente Marta Vincenzi, prevede che i teatri genovesi sostengano l'iniziativa ospitando gli spettacoli.

Tra molti fatti, nomi, episodi che Bagnara ci racconta uno ci interessa particolarmente. Sebbene non ci siano autrici dialettali, molte donne sono, invece, ottime attrici. L'altro pensiero è invece rivolto alla sua famiglia e a sua moglie, alla quale dice "devo il 50% del mio successo di scrittore".

Bagnara è anche Segretario dell'Associazione "Teatro degli autori", socio fondatore della Cooperativa Teatro della Tosse, Presidente dell'Associazione per il Teatro in Genovese.

Ecco dunque, già in questo secondo illustre appuntamento del nostro viaggio nella realtà teatrale in genovese, venir fuori le donne che stavamo cercando.

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