Magazine Giovedì 24 aprile 2008

«Amore, voglio una pausa di riflessione»

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Magazine - Salve dottore,
il mio ragazzo da quattro giorni mi ha chiesto una pausa. Sabato dovevamo uscire perché non ci vedevamo da giorni, ma poi lui non ha più voluto dicendo che doveva pensare ai suoi sentimenti, che non mi vede più come una volta (premetto che le settimane precendenti ci siamo visti poco per i suoi impegni). Cmq l'ultima volta siamo stati benissimo insieme. Poi lunedì mi chiama per chiedermi come stavo... mah... La nostra storia è durata due mesi.
by Mary

Ciao,
oggi è il primo giorno della pausa di riflessione voluta dalla mia ragazza. En nn è tanto che stiamo insieme: oggi sono quattro mesi. Io ho visto il suo atteggiamento cambiare una settimana fa, niente piu ti amo... niente piu coccole... Io le ho parlato del suo comportamento e lei, da quel giorno, ha incominciato ad avere dubbi, a non voler piu uscire la sera, finché ieri non mi ha detto queste benedette parole: non so piu quello che voglio, il problema sono io non tu, prendiamoci una pausa. Io non ci credo, penso sia solo un modo carino per non lasciarmi subito, prego mi possa consigliare sul come comportarmi
Grazie

Quando si dice il caso. Apro la posta e ci trovo due storie, inviate lo stesso giorno, che riguardano la stessa cosa. Ci sono due ragazzi - un ragazzo ed una ragazza - entrambi impegnati a “subire” una cosiddetta pausa di riflessione che, a leggere tra le righe, non convince nessuno dei due. E, in realtà, non convince neanche me. E non mi riferisco alla coincidenza: quello che non mi convince è, piuttosto, il significato o meglio l'uso di questa benedetta pausa di riflessione.
Che deve essere piuttosto frequente visto che, in modi diversi ed in sedi diverse, viene giocata come il jolly nelle relazioni che attraversano dei momenti difficili. Ovviamente credo che, nelle dinamiche affettive, tra due persone ci siano davvero dei momenti in cui uno - o entrambi - devono riflettere su se stessi e sul significato di quello che stanno vivendo. E i motivi possono essere tanti: scoprire che i propri sentimenti sono cambiati, che ci sono altre persone, che non si è più sicuri di ciò che si vuole o che le condizioni sono mutate o ci sono nuovi elementi, come lo studio, il lavoro, la famiglia e così via.
E dunque: sì, a volte una pausa ci vuole. E riflettere su ciò che si sta facendo, vivendo e costruendo rispetto a se stessi ed agli altri è utile. Anzi, è quasi un dovere. E forse dovremmo farlo tutti più spesso. Quello che non mi convince è l’uso di questa pausa di riflessione. Su cosa stiamo riflettendo? E come? Ci ritiriamo su di un monte in completa solitudine ad ascoltare il nostro cuore o voliamo al carnevale di Rio per vedere che effetto ci fa ballare un mese di fila? Il termine “pausa” vuol dire molte cose, , a volte assomiglia “time out” nelle partite di basket quando la partita si ferma per tutti e le due squadre si riuniscono per ridefinire le loro strategie , debolezze e punti di forza . Ma altre volte assomiglia di più al tasto “pause” di un videoregistratore che congela lo svolgersi di un film permettendo, a chi ha schiacciato il tasto, di fare altre cose, più o meno importanti, per poi rischiacciare il tasto e fare ripartire il film come se niente fosse successo.
Quindi, visto che ci sono molti modi diversi di fare una pausa e molti modi diversi di riflettere forse sarebbe più bello e rispettoso che , nelle “pause di riflessione” spiegare meglio, l’un l’altro , che significato hanno.e cosa pensiamo di fare nel frattempo
Giusto perche nessuno dovrebbe poter pensare di essere l’unico ad avere in mano il telecomando.

di Marco Ventura

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