Concerti Magazine Venerdì 18 aprile 2008

Baustelle: l'intervista

Magazine - Sono uno dei gruppi più fighi del momento: il loro rock poetico e decadente, a metà tra new wave anni Ottanta e atmosfere noir, continua a riscuotere successi di pubblico e critica. Rachele Bastreghi, Francesco Bianconi e Claudio Brasini, ovvero i Baustelle, hanno fatto il botto: lo confermano, oltre alle vendite dell'ultimo album Amen, i continui sold out nel tour che dalla fine di febbraio sta toccando un po' tutta Italia e che li porterà anche sul palco di piazza San Giovanni a Roma per il tradizionale concerto del primo maggio.
Francesco Bianconi, la voce maschile del gruppo, ci racconta la prima tournée da "big" della musica.

«C'è sempre tanta gente che viene a sentirci, per cui direi che sta andando molto bene», esordisce. Lo show dei Baustelle dura un paio d'ore: «il 60-70% dei brani è dedicato all'ultimo disco», rivela Francesco, ma c'è spazio anche per le vecchie canzoni, da Un romantico a Milano a La guerra è finita. Forse, anche per Bruci la città, scritta da Francesco e portata al successo da Irene Grandi la scorsa estate: «qualche volta la suoniamo» conferma, «ci divertiamo a farne una cover un po' strana, in versione più dark».
Sicuramente non mancherà Andarsene così, mi anticipa la voce dei Baustelle: «attualmente il brano che mi dà più soddisfazione suonare dal vivo».

Amen segue la scia dei precedenti dischi della band e si presenta come una spietata analisi della nostra società: intriso di citazioni e riferimenti letterari, infatti, tocca temi che vanno dall'amore alla religione, dal passare del tempo all'attualità. Insomma, «è un disco contemporaneo, neorealista, documentario»: così lo descrive lo stesso Francesco Bianconi.
La sua voce profonda e quella angelica dell'altra cantante Rachele si fondono che è una meraviglia. I ritmi, a tratti armoniosi, a tratti incalzanti, ricordano melodie d'altri tempi ma non sono mai banali.
Nati a Siena a metà anni Novanta, i Baustelle ne hanno fatta di strada: il loro primo album, Sussidiario illustrato della giovinezza, risale al 2000. È il 2005, però, con l'uscita di La malavita trascinato dal singolo La guerra è finita, che hanno fatto il salto da gruppo di nicchia a band alla moda.

Il videoclip di quest'ultimo brano, girato a Genova tra via di Francia e i vicoli, gli ha portato davvero fortuna: «Genova è una città che mi piace molto, e l'elaborazione di quel video è stata divertente» ricorda Francesco. Poi spiega: «Insieme al regista Lorenzo Vignolo abbiamo più volte perlustrato la città prima di fare le riprese, stavamo cercando dei luoghi che sembrassero "americani", delle atmosfere stile Chicago, con scorci degradati ma belli».
E racconta un aneddoto di quei giorni: «Dalle parti di via Pré abbiamo avuto qualche battibecco con battone e travestiti, che ci temevano un po' e volevano marcare il loro territorio. Poi, dopo un po' di trattative ci hanno lasciato filmare, purchè rimanessero fuori dalle riprese».

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