Magazine Venerdì 11 aprile 2008

Ho perso il papà e sto malissimo

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Magazine - Ciao Marco,
mi chiamo Simona e ho perso mio padre il 31 gennaio di quest'anno. La vita dal quel giorno mi sembra invivibile. Ho 23 anni e vivevo con lui e mia madre, e il sol pensiero che ora il suo posto a tavola, la sua spalla a cui appoggiarmi non c'è più mi provoca uno sconforto e una tristezza infinita. Non c'è giorno in cui non pianga e in cui non pensi ai suoi ultimi giorni in coma. Mi sembra di impazzire, anche se sono passati già due mesi. Darei una parte di me per rivederlo solo per cinque minuti. Sono disperata e non so cosa fare per andare avanti.
Lo sogno spessissimo, anche se uno in particolare mi fa stare molto male: sono in un grande centro commerciale ed inizio a camminare senza meta, apro varie porte che non avevano uscita e ho uno strano senso di agitazione. Aprendo una porta mi trova davanti due gruppi di persone; nel primo gruppo trovo il fratello di mio padre (premetto che è vivo) con la moglie e altre persone sconosciute, nel secondo gruppo uno zio di mio padre, venuto a mancare un anno fa, che mi guardava con aria un po' severa. Poi vedo mio padre con un gran bel viso ma con uno sguardo triste. Io l'abbraccio e gli ripeto che gli voglio bene e lui annuisce. Poi mi dice: "vuoi fare la brava?" e mi dà una pillola per la gola (soffro di mal di gola perenne). Da quel sogno sto ancora peggio. Non riesco ancora a credere che lui nn ci sia più, anche se quando era in vita i nostri rapporti non erano bellissimi. Ma io lo amo tanto ed ora non so cosa fare... vorrei tanto addormentarmi e non svegliarmi più.
Grazie anticipatamente

Salve Simona,
mi spiace per suo padre e mi spiace anche per lei. In effetti non ci sono molte cose da dire. In questi momenti è quasi inevitabile che il dolore sia così presente da soverchiare qualsiasi tipo di ragionamento e quindi cercherò di evitare di dirle tutte quelle frasi di circostanza che accompagnano, quasi automaticamente, queste tristi occasioni.
E purtroppo non ci sono particolari rimedi, se non aspettare che passi. L’augurio è che passi bene. Mi limiterò a invitarla a rileggere il suo sogno e a scoprire che, in realtà, è un bel sogno, e la "pillola" che suo padre le offre è un invito a stare bene, anzi, a stare ancora meglio: proprio questo dovrà fare appena si risveglierà da questo momento di torpore dei sensi che si chiama lutto.
E visto che siamo in primavera, le auguro di non aver paura di perdere le ultime foglie e quindi sbocciare verso la sua nuova vita.

di Marco Ventura

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