Magazine Lunedì 7 aprile 2008

Il circo capovolto

Riceviamo e pubblichiamo questa segnalazione-recensione sul romanzo "Il circo capovolto" di Milena Magnani (Feltrinelli)

Magazine - Salve, mi chiamo Cosimo e scrivo per segnalarvi un romanzo, Il circo capovolto di Milena Magnani, che ho visto presentato in forma di reading spettacolo con attore e fisarmonica (più autrice) due sere fa al teatro Parenti di Milano, nella rassegna Racconto Italiano.
Finalmente un romanzo che parla in maniera decisa dell'Olocausto Rom e che al tempo stesso pone il lettore in collegamento con il mondo interculturale di oggi, dove le lingue della nuova immigrazione hanno un ruolo di rilievo.

Essendo ambientato in una baraccopoli, racconta il convivere di persone di diverse etnie che si devono confrontare e misurare su ciò che li unisce e non su ciò che li divide.
Bellissimo è il fatto che l'autrice, oltre alla narrazione in lingua italiana, abbia lasciato idiomi riferibili a cinque diversi ceppi linguistici (non solo albanese, ma anche rumeno, ungherese, ceco, romanes) e che non abbia sentito il bisogno di metterne la traduzione in italiano a fondo pagina. Su questo punto ho avuto modo di ascoltare le sue motivazioni durante la presentazione - che ha fatto in mezzo alle straordinarie letture di Andrea Lupo e alla fisarmonica gitana di Sanelli - e mi è piaciuto sentirle dire che il senso della storia, e quindi di una trama comune, si afferra e procede al di là che dei personaggi e delle loro culture non si capisca tutto tutto fino in fondo.

E su questo devo concordare che l'intento è pienamente riuscito. Le differenze non sono ostacolo qui ma solo elementi normali della vita intorno a cui si adatta una volontà di comunanza. La storia poi, la trama che il romanzo sviluppa, ruota intorno a un ungherese (Branko Hrabal) che arriva in questa baraccopoli portando con se i vecchi materiali appartenuti al circo di suo nonno, un circense deportato a Birkenau.
Raccontando ai bambini delle baracche la storia di questo magico circo e affidando loro i materiali che ha recuperato, riesce a restituire ai bambini un senso e una dignità del loro stare nel mondo e nella storia.

Quasi certamente voi conoscete già questo libro, io sono stato molto colpito dal tipo di presentazione che è stata fatta, in forma di spettacolo, perché è stato come fare un'immersione dentro il libro.
Un romanzo così meriterebbe risonanza in luoghi dove si fa cultura di pace.

Se per caso poi non lo conoscevate, spero di avervi fatto segnalazione gradita.

di Cosimo Specolizzi

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