Magazine Martedì 1 aprile 2008

«Aiuto! Non riesco più a studiare»

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Ciao Antonella,
leggevo la tua rubrica, così mi son domandata: perché non scrivere del mio problema? Mi era passato varie volte per la testa l'idea di rivolgermi a uno psicologo, ma non saprei a quale e soprattutto cosa dire ai miei: "Voglio andare da uno psicologo per capire come mai non riesco a studiare?"
Loro mi risponderebbero, spegni il pc e pensa ad uscire meno, ma non sono queste le cause!
Come al solito, anche questa mattina, mi son ritrovata davanti ai libri cercando di studiare in vista dell'esame, ma la mia mente si rifiuta di acquisire nuove nozioni.
Mi piace leggere, conoscere, sapere, ma quando si tratta di esami... non riesco a concentrarmi.
Sono una ragazza di 25 anni, abbastanza ambiziosa e credevo di finire subito l'università, ma qualcosa è andato storto... e mi ritrovo qui dopo diversi anni a dare delusioni ai miei genitori, a me stessa e a star male x questo!
Mi mancano pochi esami, ma mi creda, non riesco più a studiare. Davvero. Quando ho un esame (mi vergogno a dirlo) non ho più quell'adrenalina che all'inizio mi portava a "mettermi sotto" per paura di non passarlo! Niente.
I primi anni era diverso, studiavo di più, a volte stressandomi troppo, ma ero consapevole. Ora non riesco proprio a concentrarmi, a ricordare quello che leggo.

Ho paura. Paura di non essere in grado, dopo tanti sacrifici, di terminare l'università.
Non voglio abbandonare, ci ho pensato diverse volte, e ho deciso che quello che volevo era laurearmi. E non farlo mi farebbe sentire sconfitta. E poi manca davvero poco. So di potercela fare, ho voglia di finire. Sono agli sgoccioli. So che è quello che voglio. Insomma. So dove voglio arrivare. Ma non so come fare.
Aiuto! A parlare dei miei problemi sono brava, nella teoria so cosa fare. Studio e studio, faccio schemi ma poi quando ho terminato il lavoro di leggere e schematizzare e si tratta di memorizzare, mi passa la voglia. Ecco che puntualmente poco prima dell'esame mi blocco.
Manca una settimana? Mi sento nervosissima e penso che se avessi avuto qualche giorno in più, non vado avanti, mi bloccano i pensieri e quant'altro, e mi vedo le giornate passare così, al pc, internet o a leggere libri, e puntualmente il giorno dell'esame, non vado! È più forte di me.
È da tanto che va avanti questa storia. Non so davvero come uscirne.
Ho voglia di fare, di lavorare, di sentirmi realizzata. E so che tutto avverrà dopo aver superato lo scoglio di questi ultimi esami. Ma, mi creda, non riesco davvero più a studiare.
Grazie per avermi ascoltata. Spero in un suo aiuto!
M. '82

Cara M.,
ti do del tu, ho più del doppio della età. E inizio con una considerazione generale che mi è stata suggerita da qualche riflessione su ragazzi tanto più giovani. Vedi, M, a volte penso che ne sappiamo anche troppo, di psiche umana. Ne sappiamo così tanto che il primo pensiero, di fronte a un problema, è rivolgersi a un professionista. Che molto spesso è utilissimo, sia chiaro. Tuttavia quando penso che la mia generazione tutt’al più sentiva parlare di esaurimento nervoso, perché allora se ne sapeva tanto poco, finiva per rimboccarsi le maniche e affrontare il problema, mi viene da dire che provare a cavarsela da soli tempra, prepara all’esistenza indipendente di cui tutti hanno e hanno avuto paura. Se consideri che la mia generazione è stata quella dei movimenti post ’68 e del terrorismo, che la generazione successiva è stata falcidiata dalle droghe pesanti e dall’AIDS, magari ti viene da pensare: che cavolo sta dicendo questa? Solo che ogni epoca ha i suoi problemi, che non sono per la selezione darwiniana e che le battaglie per l'indipendenza hanno fatto troppe vittime. Ma siccome me la sono cavata e sono solo una delle tante, siccome rimboccarmi le maniche ha rafforzato me e anche le tante, sarei per tentare prima col buonsenso. E la fatica.
Mi hai detto tante cose e me ne hai taciute troppe. Per esempio: che cosa stai studiando? I tuoi studi ti daranno uno sbocco professionale? La scelta degli studi è stata tua o sei stata condizionata dalla famiglia che vuoi e non vuoi deludere? La tua vita al di fuori del dovere è soddisfacente? Hai avuto qualche seria delusione sentimentale? Sei in conflitto con la famiglia?
Non so niente, quindi vado a fiuto. E ti dico che mi sembra una banalissima, terrificante, crisi di crescita. Che ormai arriva a età impensabili, ma in genere coincide con la fine degli studi. Una crisi che spesso si manifesta come nei bambini. Pensa che in Francia il rifiuto scolastico è quasi epidemico, per esempio, i bimbi non riescono a mettere piedi dentro all’edificio –sto parlando di elementari– perché temono che facendolo provocherebbero una catastrofe epocale. Pare sia un modo radicale di affrontare i piccoli lutti successivi della perdita progressiva dell’infanzia. Tu ovviamente la vivi più da adulta. Cioè senza la magia, l’onnipotenza, il pensiero di essere in grado di provocare una catastrofe.

In poche parole, hai paura di ciò che più desideri: l'indipendenza. Se le domande che ho scritto sopra non ti hanno suggerito che il problema potrebbe essere esterno a te, ma ci sei talmente dentro da non accorgertene, ti dirò che secondo me hai paura del passaggio, di essere costretta a diventare adulta. E, ahimè, succede a tutti. E, per fortuna, è sempre successo ma gli adulti hanno la tendenza a non ricordare.
Come uscirne: due strade. Cedi al panico tranquillamente, fai quei due o tre colpi di testa che terrorizzeranno tanto te che i tuoi, renditi conto che restare ragazzini è ancora più spaventoso e riprenditi. Non è la mia soluzione preferita, ma forse hai avuto un'adolescenza troppo tranquilla e devi recuperare. La strada stretta è quella di fare 'sta fatica. Di non cedere al panico e proseguire il percorso scelto –se l'hai scelto davvero– sino in fondo. Ché tanto prima o poi ti tocca. Non ho magie per questo, non ho trucchi. Magari potresti provare a studiare con altri, chiedere aiuto a coetanei, scegliere corsi che comportino lavori di gruppo, frequentare e trovare amici dentro e non fuori dall’università.
Di più non ti so dire, perché comunque la parte di immensa fatica e discreta sofferenza spetta soltanto a te, ma ti garantisco che serve e che, condivisa, è meno dura.
Se vuoi correggere il tiro in base alle domande che ti ho fatto, riscrivi. E non pensare che la mia risposta escluda l'opzione psicologo, la dilaziona nel caso non ce la facessi da sola. Che non è una sconfitta oppure lo è ma, ahinoi stavolta, per diventare grandi bisogna anche imparare a fare i conti con le ferite narcisistiche.
Quando ti sarai laureata fammelo sapere, ci conto, si vede –si legge– che ce la farai,
Antonella

di Antonella Viale

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