Magazine Giovedì 27 marzo 2008

«Non vedo un futuro nella mia vita»

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Magazine - Caro Marco,
oggi che mi sento così male, ti scrivo. La mia vita è una non vita. Ho 40 anni, diplomata benino al Liceo classico mi sono iscritta all'Università: tragedia! Il distacco da mamma per andare in città a studiare è stato traumatico. Inserirmi in un ambiente sconosciuto è stato impossibile. In breve mi sono trascinata per sei lunghi anni facendo poco più della metà degli esami e, pur sentendomi una fallita, ho smesso. Mi sono cercata mezzo lavoretto da mio cognato, con l'idea di finire l'Università. Quattro anni fa ho ripreso e ora mi mancano due esami, ma non riesco a studiare. Sono apatica, vuota, mi sento vecchia e finita.
Vivo con i miei perché non guadagno abbastanza per un affitto (vivo in riviera, dove un bilocale costa 500 Eu e io ora ne guadagno 950) e mi sento in colpa a cercare di andare via, perché loro sono anziani.

Sul fronte amoroso un disastro: sono piacente e simpatica, mi accorgo che mi guardano in molti, ma pochissimi si avvicinano e a me del resto non piace mai nessuno.
Dopo anni di solitudine mi sono improvvisamente innamorata di un ragazzo di 33 anni, ma la storia è finita in pochi mesi. Lui dice che non sa il perché, forse semplicemente non si vuole impegnare, a me sembrava che lui stesse bene, io sognavo l'amore e ora sono sola.
Sola, depressissima, mi vergogno a dirlo ma non mi interessa vivere la mia vita. Mi interessa vivere la vita degli altri, ricca di interessi amore e divertimento. La mia vita, i miei amici, la mia faccia: tutto è senza interesse. Prendo da qualche tempo il triptofano, ma credo che non ci sia scampo... Non voglio prendere psicofarmaci. Non ci credo, ho provato in passato ma, smessa la cura, è tornata la depressione.

Io credo che per non essere depressi al giorno d'oggi occorre essere superficiali e insensibili: altrimenti come si fa a vivere felici in un mondo dove non esiste affetto, amore, umiltà e comprensione, ma dove tutti si fanno solo i propri interessi pensano ai soldi e non al sentimento? Amareggiata, non vedo futuro alla mia vita. Cosa posso fare?
Grazie,
Diana

Cara Diana,
grazie di avermi scritto, anche se non posso essere contento di sapere che lei si sente così male e mi spiace che lei non “veda” un futuro. In realtà quando ci sentiamo così, sconsolati, non riusciamo davvero a immaginarci qualcosa di bello. È come se il nostro star male non ci permettesse di pensare ad altro che a qualcosa che si accorda al nostro malumore e, inevitabilmente, come un gatto che rincorre la sua coda, tutto ruota intorno ad una sensazione di inutilità. Mi spiace che stia accadendo a lei e vorrei solo che provasse per un attimo,a pensare quale potrebbe essere, per lei, “un futuro accettabile” uno di quei futuri in cui lei si potrebbe piacere. E poi me lo scriva, così ne parliamo assieme.
Nel frattempo le ricordo che il mondo è sempre stato un posto pieno di superficiali, insensibili, gretti e interessati più ai soldi che non ai sentimenti, lo hanno detto tutti i grandi filosofi e tutte le religioni, eppure è andato sempre avanti grazie anche ad una grande quantità di brave persone.
Aspetto sue notizie.

di Marco Ventura

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