Magazine Martedì 25 marzo 2008

Marino Magliani, un ligure in fuga

Magazine - Viaggiatore, fuggitivo, eremita, cittadino del mondo, ligure nelle radici e nello spirito, sicuramente nella scrittura. Marino Magliani è tutto questo, figura complessa e nuovo protagonista della letteratura italiana contemporanea. Nuovo fino a un certo punto: Quella notte a Dolcedo (Longanesi) - uscito all'inizio del 2008 - è infatti il suo sesto romanzo, ambientato come tutti gli altri in Liguria. Questa volta al centro della vicenda è proprio il paese natale di Magliani, il luogo della sua infanzia, di quella stagione che lo ha tanto segnato, nella quale ha iniziato ad inventarsi storie per ingannare la solitudine, prima di fuggire volontariamente al collegio e poi in giro per il mondo.

Una fuga mai finita. Eppure il legame di Magliani con la sua terra è viscerale, costante, mai sbiadito. Quella notte a Dolcedo è una storia che si allunga negli anni dalla seconda guerra mondiale alla caduta del Muro di Berlino. In oltre quarant'anni il tempo ha operato una specie di miracolo, trasformando i tedeschi da occupatori in turisti. Ma la memoria è il filo conduttore che unisce i due estremi. Hans Lotle è un soldato spedito a combattere i partigiani in Liguria. Durante un rastrellamento è testimone di una strage senza motivo. Nascosta in mezzo ai rovi, anche una bambina vede l’accaduto. È un attimo, una visione che accompagnerà Hans per tutta la vita a seguire, finché non decide di tornare in Liguria per fare i conti con il passato.

Sono molti i segni di continuità nell'opera di Magliani: oltre alla terra anche i personaggi (in quest'ultimo libro torna Gregorio, protagonista di alcune storie precedenti e nome usato anche da Biamonti nei suoi libri), così come i cenni autobiografici segnano un percorso. L'autore non rispetta i generi: li usa, li attraversa per raccontare qualcosa che va oltre. La natura, le immagini stampate nella sua mente: lui stesso in una intervista precedente l'uscita del libro diceva che questa era una storia di “edera, rovi, alghe e lacci di vitalba”. Accanto alcune vite si intrecciano sullo sfondo della Storia, con la S maiuscola.

di Daniele Miggino

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