Magazine Venerdì 21 marzo 2008

Depressione: «non vedo un futuro per me»

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Magazine - Gentile dottore,

scrivo qui perché non ho davvero nessuno con cui parlare...
Sono sempre stata una ragazza introversa, con pochi amici, anzi quasi nessuno, storie d'amore ancora peggio. Fin dai 12-13 anni passavo periodi (che in genere duravano un anno o poco più) in cui mi sforzavo di vivere normalmente, e ottenevo discreti risultati, ma tutto questo finiva presto e mi ritrovavo di nuovo triste, sola, apatica. Tutto questo fino a 19 anni, quando mi è sembrato di stare decisamente meglio: avevo finito il liceo, un'esperienza per me quasi del tutto negativa anche in termini di risultati scolastici ed ero ottimista, forse per la prima volta.
Il primo anno di Università è andato benissimo: nuove amicizie, insomma tutto al di là delle aspettative. Poi nel 2007 è iniziato un crollo graduale, complici anche i rapporti difficili in famiglia, soprattutto con mia madre che mi fa sentire in colpa per come sono: mi vorrebbe diversa. A questo si è aggiunto il fatto che ho perso quelle poche amicizie che avevo e non ho nessuno a cui appoggiarmi. Poi c'è un altro problema: una patologia che ho da quando avevo 14 anni, la policistosi ovarica, curata con diversi dosaggi di pillola anticoncezionale.
Una cosa banale ma che unita a tutto questo non facilita le cose.
Insomma ora, a 22 anni, ho lasciato l'Università, non vedo un futuro per me, non ho amici, nessuno. Piango spesso ma lo nascondo a tutti, mangio più del solito, e soprattutto mi sono isolata dagli altri, ho paura del loro giudizio, mi sento una fallita.
Anche se vorrei avere qualcuno con cui parlare mi vergogno a farlo. Sono sempre apatica, mi innervosisco spesso anche per cose banali, ho perso il sorriso e l'ottimismo. Però vorrei reagire, ma non so come!
Spero in un suo consiglio, comunque la ringrazio per l'opportunità.

Ilenia

Salve Ilenia,

mi spiace per la sua situazione in cui non sembra esserci niente di così grave. Nonostante questo la sensazione è quella di sentirsi scivolare via. Cosa che, piano piano, diventa essa stessa grave. Ma proprio per questo, anche se lei non è ottimista lo sono io e spero di contagiarla. Nessuna rinascita miracolosa, per carità, ma l’idea che così come le cose scivolano lentamente verso il basso altrettanto lentamente possono riprendere a risalire.
Ma non starò qui a farle una lezioncina.
Mi limito a farle sapere che io sono fiducioso che lei possa farcela ad invertire questa tendenza, magari con un po’ di fatica , ma ce la può fare.
Per ora non le dirò di più
Ma aspetto che lei mi scriva ancora.

di Marco Ventura

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