Magazine Venerdì 7 marzo 2008

Una 500 gialla per trovare l'amore

Magazine - Una 500 gialla cade dal cielo. Nel cruscotto struggenti lettere d’amore. Da questi presupposti, assurdi e possibili allo stesso tempo, parte Oltre le parole (Hacca, edizioni), romanzo d’esordio del romano Luca Giachi (1977), ambientato in un’Italia genericamente contemporanea, tra Roma e la Toscana. Al centro della vicenda più che i personaggi, Giachi colloca l’inafferrabile segreto dell’amore perfetto, quello struggente ed eterno: una ricerca che è anche inevitabile percorso di formazione interiore e posta in parallello con il viaggio del Piccolo Principe, nel confronto con varie umanità facendo dell'affermazione "l'essenziale è invisibile agli occhi" un leitmotif . Alessia e Andrea, Matteo e Giulia sono esiti imperfetti di coppie, frustranti esperienze intermittenti fatte certo di passione, ma troppo dense di insoddisfazione. Legami acerbi, finiti prima del tempo o trascinati troppo a lungo per inerzia. Agli antipodi sta l’amore tra Federico e Nadia, un amore capace di superare la morte e donare la vita con una promessa di unione eterna.

Scegliendo l’amore, però Giachi ha scelto anche di tenersene il più distante possibile, costruendo una trama poliziesca un po’ inverosimile, un po’ ironica, in cui far crescere Alessia e Matteo: inquieta e confusa la prima, smarrito e naturalmente fuori posto il secondo - in servizio civile presso la polizia municipale - incapace di fare i conti con una storia finita da tempo. L’indagine che si innesca di fronte alla 500 gialla, volata dal cielo in un 4 agosto, con 35 gradi all’ombra, è nelle mani del vigile Brandi, capoufficio e padre putativo per Matteo. In un quotidiano che si svolge senza grandi avvenimenti, Alessia e Matteo si lasciano accadere le cose addosso senza opporre resistenza, aspettando una svolta e tormentandosi interiormente senza successo. Fino a che un obiettivo comune, scoprire il mistero dellamacchina volata dal cielo, seppure mosso da presupposti diversi, li fa compagni di viaggio, affiattati e complemetari.
Costruito lungo 19 brevi capitoli, in un’alternanza abbastanza equilibrata tra narrazione in terza persona, dialoghi e lettere, il racconto ritrae il limbo della tarda adolescenza giovanile quella fitta di indecisioni, inciampi, gofaggini e angosce (o paranoie) che spesso fa parlare della sindrome di Peter Pan e qui corrisponde semplicemente a un’assenza di obiettivi abissale, al vuoto, ma anche alla constatazione di rappresentare una certa minoranza, di non essere omologabili, di non condividere le inclinazione dei gruppi d’amici, ma al contempo non essere così particolare da rappresentare un modello né per sé né per gli altri. Matteo e Alessia per caso incrociano il loro vissuto, quasi senza rendersene conto cominciano a procedere insieme, entrambi tesi a comprendere se stessi e la loro capacità di amare e essere amati.

Pur restando prova di scrittura acerba, Oltre le parole, indecisa tra favola surreale e storia d’amore, propone con originalità una versione complessa e mai scontata dei personaggi femminili (predominanti sia per numero che per respiro), mai stereotipati, in nessun aspetto trascurati, anzi spesso forti di un femminile gestito con coscienza, libertà, spigliatezza e piacere. E così d’altra parte, i personaggi maschili, - a parte Brandi, costruito utilizzando tutti i cliché possibili per farne un riconoscibile commissario -, sanno entrare nella sfera della relazione, dell’emotività con opportuna sensibilità, spogliati di certi scontati atteggiamenti rudi, ammiccanti, o superficiali. Al contrario la fragilità dei due protagonisti lentamente acquista peso e diventa presupposto d’innamoramento:
Alessia sorrise e disse: “Ma come? Mi vedi in difficoltà e solo adesso mi dai il fazzoletto!”
“Fosse per me non te l’avrei proprio dato. Eri proprio bella mentre ti uscivano le lacrim e disperatemente cercavi i fazzoletti. Eri bellissima; la cosa più bella che mi sia mai capitata di vedere da molto tempo...”

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