Concerti Magazine Martedì 4 marzo 2008

Orfani del Carlo Felice? Basta viaggiare

Magazine - Mentre il Carlo Felice è sempre più infelice – ormai scioperi, agitazioni, lettere di protesta, minacce, sono molto più frequenti della musica che tutti vorremmo ascoltare – e non si sa cosa succederà al povero Trovatore, che dovrebbe andare in scena (in teoria, solo in teoria) da venerdì prossimo, cosa può fare un povero appassionato di musica? È facile, basta prendere un treno e organizzarsi dei weekend in trasferta, perché in giro per l’Italia i musicisti fioccano.

Sabato scorso siamo stati a Roma, al Parco della Musica: 3 magnifici auditorii dall’acustica perfetta nati dalla mente di Renzo Piano, immersi nel verde degli ulivi, sulla via Flaminia. È qui che l’Accademia di Santa Cecilia (la patrona dei musicisti) tiene la sua stagione di concerti, sempre affollati da persone di ogni età – e i prezzi, anche per i concerti più ambiti, davvero interessanti. Sabato pomeriggio alle 18 era di scena Martha Argerich, pianista leggendaria (era venuta a Genova dopo anni di assenza lo scorso autunno e ve l’avevamo raccontato) che ancora una volta non ha deluso le aspettative, esibendosi nel suo cavallo di battaglia e cioè il concerto per pianoforte e orchestra di Maurice Ravel: un brano che ad un primo ascolto potrebbe non suscitare grandi emozioni, ma che nelle sue mani si è rivelato qualcosa di spaventosamente contagioso ed entusiasmante, scatenando un vero e proprio delirio di pubblico. Il suo ritmo, la sua carica, la sua energia sono qualcosa di unico, e di terribilmente immediato per qualunque ascoltatore: togliere gli occhi dalla figura della pianista argentina seduta al pianoforte, che ogni tanto si sistema la sua testata di capelli neri e bianchi e sembra divertirsi come una bambina col suo giocattolo, è impossibile.
E poi, quanto è stato divertente vedere la grande Marta che nell’intervallo si fa strada in platea per andare a salutare il Presidente Napolitano, presente al concerto, che girellava bel bello in sala con grande preoccupazione dei suoi bodyguards. Insomma, un pomeriggio di quelli che avvicina al cuore della musica, e soprattutto di ciò che essa dovrebbe suscitare in ognuno di noi.

Ma non finisce qui: perché domenica rieccoci di nuovo in treno alla volta di Bologna e del suo Teatro Comunale dell’Opera, dove – per chi ancora non lo sapesse – si è trasferito il nostro ex direttore artistico Alberto Triola, oggi giustamente rimpianto dal pubblico del Carlo Felice. Curiosando dietro le quinte e scambiando quattro chiacchiere con qualche addetto ai lavori, infatti, si capisce subito che a Bologna tira un’aria ben diversa. La Lucia di Lammermoor di Donizetti che abbiamo visto va in quella direzione, a cominciare dalla bella prova delle masse artistiche del teatro: un’orchestra reattiva e attenta, e un coro in forma strepitosa, voci calde, uniformi, compatte, e notevolmente partecipi; una presenza sulla scena davvero emozionante ad ogni intervento. Nel cast, oltre a Giorgio Caoduro e Nicola Ulivieri, spiccavano le voci di Désirée Mancatore nel ruolo della protagonista (memorabile la sua scena della pazzia, col vestito cosparso di sangue e quel suo vagare disperato per tutto il palcoscenico, buio e desolatamente vuoto, così come l’ha concepito Santi Centineo) e di Francesco Meli, 27enne purissimo talento genovese, che a tempo di record ha dismesso i panni della “promessa” (ha appena cantato il Così fan tutte a Vienna chiamato da Riccardo Muti) per vestire quelli di uno dei principali tenori del panorama musicale attuale; che appunto a Bologna ha colto l’ennesimo successo. Viene da chiedersi quando lo risentiremo cantare a casa sua, al Carlo Felice. Ma questa è un’altra storia che speriamo presto di raccontarvi.

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