Magazine Venerdì 29 febbraio 2008

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Magazine - Carissimo Marco,
è da 16 mesi che ho perso il mio adorato papà. Il fatto è che pur cercando di andare avanti sento che qualcosa che avevo nel cuore non c'è più. Mio padre per me era un punto di riferimento, un esempio, una guida, io gli volevo molto bene, eravamo molto legati e ci capivamo. Adesso è come se avessi perso gran parte del mio cuore, in qualsiasi momento della mia giornata non faccio altro che pensarlo. I ricordi sono sempre lì presenti: ricordo la sua voce, i suoi movimenti, le sue espressioni, il suo odore, il suo profumo, il suo calore, ma i ricordi a volte sono tristi perché sono solo ricordi e la tristezza sta nel non sentirli più.
La cosa ancora piu brutta è che mi riesce difficile pensare che non c'è più e difficile pure pensare che quello che è successo è vero e non un incubo, che non sarà con me il giorno della mia laurea che non mi accompagnerà piu nel corso della mia vita. Il fatto è che senza di lui mi sento sola e mi sento indifesa. Come si fa a colmare questo vuoto che ho nel cuore? È una ferita che mi porterò per tutta la mia vita.
Purtroppo le parole di conforto che ho ricevuto sono state inutili, ho dovuto aiutare moralmente gli altri membri della mia famiglia ma a me non è rimasto nulla. Ora gli altri stanno meglio, io invece mi sento di stare sempre peggio. Vorrei poter sentire ancora la sua presenza e che lui mi aiutasse ad andare avanti e non arrendermi.
Non so che fare e cosa sperare, come mi consigli di agire?
GRAZIE
Chiara

Carissima Chiara,
mi spiace per la sua perdita e credo davvero che in certe occasioni le parole di conforto non giungono abbastanza in profondità da essere realmente un aiuto. E quindi non ci proverò nemmeno.
Del resto, la morte è sempre un argomento difficile da affrontare anche se, in questo caso, vorrei che almeno lei ci provasse, solo che per farlo bene è necessario che lei sia in un momento di calma, in un posto tranquillo e si possa concedere qualche minuto per concentrarsi. A questo punto vorrei che una parte di lei riuscisse a pensare che, in fondo, quello che è stato suo padre rimarrà sempre con lei anche se, adesso, è giusto che lei affronti la sua vita da persona completa, pronta a fare, a sua volta, ad altri quello che suo padre ha fatto per lei. Se ci pensa con calma sentirà che in parte quello che le ho detto non solo è vero ma è anche tranquillizzante. Allo stesso tempo sentirà, dentro di sé un'altra parte, più “piccola”, che rivendica il suo diritto ad avere, ancora, una figura paterna che la guidi, la accompagni e la sostenga e che, in fondo, la ami così come è stato. Sentirà che anche questo, è vero. E se le rimane ancora un poco di tempo potrà incominciare ad aiutare questa sua parte più “piccola” a non sentirsi così abbandonata, così come avrebbe fatto suo padre con lei. Magari non le riuscirà così bene la prima volta, ma se ogni volta che ha un poco di tempo e di calma ci riprovi e sono certo che riuscirà a sentire che non è sola e che può andare aventi e non arrendersi, e sentirà che ce la può fare. E allora saprà che, ovunque lui sia, suo padre le sorriderà.
Marco

di Marco Ventura

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