Magazine Lunedì 18 febbraio 2008

Serial killer: in due si uccide meglio

Magazine - Gordiano Lupi è caporedattore della rivista Il Foglio Letterario, traduttore di vari autori cubani dissidenti, con una passione per il cinema, in particolare per quello di genere, possibilmente italiano anni '70: horror, noir, commedia sexy e così via. È sua l'introduzione al libro Commedia sexy all'italiana, e ha scritto Sexy Made in Italy, così come Tomas Milian, il trucido e lo sbirro.
Ma c'è un altro filone che attira in modo particolare, quello criminale. Dopo aver scritto, nel 2005, Serial killer italiani - cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia, è uscito all'inizio del 2008 il suo ultimo libro Coppie diaboliche. Dal delitto di Marostica al giallo di Omegna. 34 casi di crimine a due 1902-2006 (Editoriale Olimpia), scritto insieme alla criminologa Sabina Marchesi.

'In due si uccide meglio' è la tesi sostenuta dagli autori nell'introduzione al libro. Ma da dove viene questa curiosità per gli assassini seriali? «Non è un gusto per il morboso - dice Lupi - ma la curiosità di sondare il mistero umano, il suo lato oscuro. Cercare di capire perché succedono i fatti che abbiamo raccontato». Appunto, perché accadono secondo te? «Difficile dirlo - afferma Lupi - In un certo senso ognuno di noi è un potenziale criminale. Nella maggior parte delle persone, tuttavia, agiscono freni inibitori culturali, sociali e psicologici, che ci rendono innoqui. In altri questo non succede».

Alcuni dei protagonisti di questo libro sono nomi ormai mitici, come Bonnie e Clyde, altri sono entrati nella storia politica d'Italia, come i terroristi neri Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, per arrivare alla cronaca dei nostri giorni con Erika De Nardo e Mauro (Omar) Favaro: «di certo quello che mi ha colpito di più - prosegue Lupi - il più affascinante e difficile da scrivere per l'assoluta mancanza di motivazioni». Ma si incontrano tante altre storie maledette, per lo più poco note, accadute molti paesi occidentali.

Spiegare le gesta di una persona è più semplice, quando sono in due le cose si fanno complicate. «L'unico fattore certo che siamo riusciti a trovare è la presenza di un rapporto incube/succube. Nella coppia c'è una persona che domina, e l'altra che segue. E quest'ultima quasi certamente non avrebbe commesso un reato se non avesse incontrato l'altra. Basta Pensare ancora a Mauro 'Omar' Favaro».
In queste trentaquattro vicende sciagurate, Bonnie e Clyde non è l'unico paradigma. Ci sono sorelle, fratelli, amanti, coppie omosessuali, vite difficili o semplicemente annoiate. I casi descritti sono spesso accompagnati da una nota cinematografica, che ricorda i film tratti da queste storie.

Tra i casi più cruenti, quello di Ian Brady e Myra Hindley, passati alla storia come gli assassini della brughiera. Mischiate due vite difficili, un po' di idee naziste, e troverete questa coppia di ragazzi che negli anni Sessanta terrorizzò il Regno Unito con una serie di omicidi efferatissimi e gratuiti. Ogni caso ha le sue peculiarità: le sorelle Christine e Le Papin hanno ucciso la loro padrona e la terribile figlia (è il 1933) dopo anni di soprusi e umiliazioni. Nathan Leopold e Richard Loeb, invece, uccisero un coetaneo all'inizio degli anni Venti per poter dire di aver fatto "qualcosa di eccezionale".

di Daniele Miggino

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