Magazine Giovedì 14 febbraio 2008

XIII – Eroe smemorato

XIII, quattro lettere per un numero romano. Rimane solo un tatuaggio della storia di un uomo – che viene trovato mezzo morto e con la memoria azzerata su una spiaggia – che affronta il suo destino sospeso tra il futuro da vivere ed un passato da rintracciare. Tra l’uno e l’altro una serie di intrighi e avventure. Sullo sfondo la rilettura, fatta da Jean Van Hamme, della pagina più nera della storia americana, la morte di JFK, il presidente più amato.

Il viaggio di XIII è un viaggio su due dimensioni, va avanti per tornare indietro, un’indagine in cui cliente e detective coincidono, in cui le tracce da seguire sono quelle che la sua faccia e quello che altri dicono di sapere di lui e così, gia dalle prime pagine della prima delle storie dedicate al personaggio disegnato da Willam Vance, individuiamo con lui le tessere del suo mosaico e restiamo sorpresi quando scopriamo che l’immagine che viene fuori non è quella di un eroe. Assassino, razzista, senza scrupoli. Secondo alcuni è addirittura colui che ha premuto per tre volte il grilletto del fucile che ha ucciso il Presidente.

Quello che Tredici scopre di se non piace a lui come non piace al lettore che così si affeziona a quello che è e non a quello che era, come se il prima e il dopo appartenessero a due personaggi, il buono e la sua nemesi. È un po’ scoprire che dietro alla maschera di Batman c’è il Joker.

Il personaggio di Van Hamme ha tutte le qualità di un ottimo thriller e di un eccellente film di azione. Ci sono scenari che cambiano, si passa dalla città alla giungla, dialoghi serrati e personaggi che entrano in scena con carattere e con uno spessore ben delineati senza dimenticare il correre continuo che ancora alla storia – giunta all’epilogo qualche mese fa dopo una pubblicazione ventennale – più di una generazione di lettori che anche dopo aver letto le storia finale scoprono di saperne comunque di più del loro amato protagonista. Non è un caso che la fonte da cui l’autore belga attinge è il Nome senza volto di Robert Ludlum che al cinema ha fatto la fortuna della trilogia di Bourne Identity.

La memoria che fugge per non tornare, il passato che non c’è come elemento essenziale alla maturazione del personaggio sono ingredienti di successo ma non sempre ben accetti ai lettori.

È di questi giorni la notizia che in America la Marvel, dopo un biennio ricco di novità, non ultima l’omicidio di Capitan America, pur di garantirsi nuove generazioni di lettori ha deciso di attuare la rivoluzione delle rivoluzioni. Azzerare il passato dell’Uomo Ragno per ricominciare. Risultato: fan incazzati come caimani e lo sceneggiatore, J. Micheal Straczinski, che si dissocia dalle idee dell’editore Joe Quesada e dichiara: «non è colpa mia, mi hanno costretto!»

Alla base di una decisione tanto coraggiosa e contestata c’è la constatazione che nella patria dei Comics stavano prendendo sempre più spazio i fumetti del Sol Levante – basta vedere le nostre librerie specializzate per vedere come i Manga per varietà di prodotto e quantità di pubblicazioni stiano soppiantando i classici – e così si è deciso di alleggerire una trama che per l’arrampica muri era diventata fitta e complicata come Beautiful. Tanto, avranno pensato, i vecchi lettori restano anche se borbottano e ai nuovi non può che piacere un personaggio nuovo. E così si uccide e resuscita – per la seconda volta – Zia May e il nostro Spider pur di farla tornare, decide di cedere al ricatto di Mephisto, riavere l’amata zia ma azzerare tutta la sua vita perdendo anche un pezzetto di anima.

Non mi sorprenderebbe scoprire che la prima apparizione dello Spiderman del nuovo corso sia su una spiaggia, con un buco in fronte e un tredici tatuato su una spalla…

Buona Lettura!
di Francesco Cascione

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