Magazine Giovedì 29 marzo 2001

mentelocale consiglia Oltre il Novecento

Che un libro scateni polemiche a non finire e dibattiti interminabili non è certo una novità o una stranezza. Tuttavia l’ultima fatica di Marco Revelli, Oltre il Novecento – La politica, le ideologie e le insidie del lavoro -, sta scatenando nell’ambito della sinistra un vero e proprio terremoto.
Succede, ad esempio, che Luigi Pintor, uno dei padri storici del quotidiano Il Manifesto definisca l’opera di Revelli il libro più anticomunista mai visto. Oppure che diversi articoli del quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione, arrivino perfino ad accusare Revelli di "revisionismo storico", quella corrente di destra per la quale, all'incirca, nazismo e comunismo sono la stessa cosa.
Marco Revelli, è un autore "schierato" a sinistra, un "insospettabile", ma che con questa opera, dove si propone di ripercorrere il secolo appena trascorso, è stato in grado di suscitare un vero e proprio scandalo in tutta la sinistra italiana.

Il libro è diviso in tre parti.
La prima è dedicata ai "Deliri dell'homo faber", ossia dell’uomo ridotto alla sua funzione produttiva, pervaso dall’ideologia del lavoro fordista.
In questa prima parte del libro Revelli analizza il comunismo novecentesco come luogo e momento storico più alto dell’homo faber. Nato come espressione della libera aspirazione a riscattare l’uomo dalla natura di merce, di cosa, il comunismo ha finito con il generare un universo interamente pietrificato nel suo profilo di società del lavoro totale.
La seconda parte del libro è dedicata ai "Dilemmi dell'uomo flessibile". Qui Revelli ci descrive il passaggio dalla produzione di massa standardizzata al cosiddetto modello post fordista. Vengono minuziosamente descritti i caratteri dell’attuale dimensione produttiva e sociale, non più orientata intorno alla fabbrica, ma diffusa, molecolare e reticolare.
Nella terza parte, "I peccati della politica e il futuro dell’uomo solidale", l’autore si diverte a demolire l’homo faber nella sua variante di homo politicus, ossia il militante, quale attore principale della trasformazione sociale. Che è andato, secondo Revelli, senza sosta per tutto l’arco del secolo, costruendo apparati, tecnologie del controllo e burocrazie del comando, cose che hanno inevitabilmente finito per avvolgerlo e divorarlo. Il nuovo soggetto fragile e incerto che l’autore scorge all’alba del nuovo millennio è il Volontario.
Nella possibilità che si compia questo passaggio fra l’estenuata figura del militante e l’incerta figura del Volontario, Revelli indica una possibile uscita di sicurezza dal Novecento.

Oltre il Novecento, Marco Revelli
Einaudi, pp. 286 ca, Euro 14,46 Prezzo di copertina




di Matteo Jade

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