Concerti Magazine Venerdì 8 febbraio 2008

Dirty Actions: 21 remix dal cilindro

Il marchio è tornato a nuova vita in questi ultimi anni; è la testimonianza della voglia del suo leader, unico superstite della formazione originale, , di riappropriarsi con tenacia ed energia di un posto nella discografia di culto della nostra penisola, quel posto che era stato solo sfiorato fra la fine degli anni '70 ed i primi '80, vista la prematura fine della punk band genovese.

Così, dopo un elegante cofanetto argentato contenente un esauriente libretto e 2 cd, uno dei quali con i brani originali della band ed il secondo con gli estratti di alcuni concerti dell’epoca (già recensito su ), Grieco ha pubblicato una seconda uscita, a nome Dirty Actions Tribute, gruppo col quale suona attualmente e col quale si è impegnato a rileggere le stesse canzoni dell’epoca, attualizzate ai giorni nostri (anch’esso recensito su queste pagine).

Il passo successivo è questo cd 21 Dirty rmx’s, compilazione di 21 remix di 11 brani del gruppo, affidati a musicisti underground, soprattutto della scena genovese e bolognese. Ascoltando il cd va detto subito che ci si trova di fronte ad un disco di culto nell’ambito dei dischi di culto, perché se l’idea appare buona, nella pratica l’intervento dei musicisti/dj’s impegnati nel progetto, veste di suoni e battiti una musica poco adatta a tale operazione.

La ricercata povertà melodica e l’inconsistenza compositiva dei brani originali era posta al servizio di un nichilismo viscerale e demenziale (tonitruante), che la forma stessa delle canzoni acuiva, ed era la logica conseguenza di massicci ascolti di gruppi altrettanto “eversivi”, che all’epoca giungevano da oltremanica, quali, Exploited, Sex Pistols e Damned.

Grieco è sempre stato un personaggio attento e acuto fin dall’inizio, lo dimostra la creazione della fanzine , vanto genovese della scena “letteraria” urticante dei primi anni 80. E tutto seguiva una logica di Rivoluzione Culturale, vedi la rissa dei Dirty Actions alla discoteca Charlie, gli sputi, il concerto di Siouxsie ed XTC al Teatro Massimo, gli Skiantos all’Alcione e così via.

Questi stessi brani sono disorientati da remix che li fasciano di una forma musicale quantomeno antitetica ideologicamente, rispetto alla funzione originale, e succede che più ci si allontana e si rarefà la costruzione del pezzo, più questo risulta meno interessante, perché privato della spinta che ne costituiva la ragione d’essere.
Meglio funziona quando si mantiene in qualche modo l’identità originale del brano, esasperando o assecondando la traccia, arricchendola di suono; non appaiono convincenti in quest’ottica, ad esempio, i remix di Le bal des pendus, ad opera di Ninfa, e di Red China Lips, rivista dagli Airbag Killer.

Momenti significativi, a mio giudizio, sono da ricercarsi nell’estetica dance di Rosa Shocking, di Big Mojo, e Tu Danzi, nei remix di Bobby Soul e Tarick 1, o nell’incursione moderatamente tribale di Millenovecento79, di Pivio. E meglio riescono a fare, nell’ordine, gli Atelier Nouveau, con Museo di Lombroso, eSMEN, con Bandana Boys, e i Bologna Violenta, con Tira la Boccia.

A questo punto, in assenza di materiale inedito, potrebbe essere interessante sentire, in una prossima pubblicazione (e questa è una mia idea che offro volentieri a Johnny Grieco), la versione che potrebbero dare di questi brani le bands punk di oggi, se non addirittura i componenti di gruppi storici ancora in attività, come i Crapping Dogs e gli Alibi Fulmine.

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