Concerti Magazine Venerdì 25 gennaio 2008

Piotta: «sono troppo avanti»

C'è una cosa a cui Tommaso Zanello non rinuncerebbe mai: raccontare la sua città, Roma, e il suo lato più underground. Una vita a ritmo di hip hop e di sogni. Tommaso ne ha realizzati parecchi: voleva vivere di musica e ce l’ha fatta. Oggi esce anche il suo nuovo libro, Troppo avanti, che racconta le vicende che l'hanno portato al successo. Il suo nome non vi dice ancora niente? E se vi dicessi che si fa chiamare ? Senz'altro il pensiero correrà al Supercafone, ma Tommaso non è solo questo.

«Ho trentaquattro anni e continuerò a scrivere le mie rime di protesta». Nel suo libro scrive che le persone hanno rinunciato ad ogni forma di battaglia, anche a quelle che si combattono pacificamente: «alcune delle mie canzoni parlano della mancanza di lavoro e del dramma della guerra. Nel mio prossimo album, a cui sto lavorando in questo periodo, rifletterò anche sull’ambiente».

Parola d'ordine per il Piotta è "non scopiazzare i rapper USA": «ho sempre ascoltato poco gli americani proprio per non copiare il loro stile», dice, «perché favorire la sudditanza degli artisti stranieri? In ogni paese l’hip hop racconta storie di vita diverse: non importa da dove vieni, devi avere la capacità di dire le cose in una forma nuova. Per me sono fondamentali i contenuti e l’uso dello slang. Non parlo mai di luoghi che non conosco, ma della mia realtà».

Il primo libro di Tommaso si chiamava Pioggia che cade, vita che scorre: «non avevo previsto l’uscita di un secondo volume, poi l’editore Castelvecchi ha ascoltato Troppo avanti, la canzone che canto con Caparezza, e mi ha chiesto di raccontare il mio percorso artistico e il mio particolare rapporto con il mondo dello spettacolo».
Piotta ama la comunicazione, ma non vuole farsi fagocitare da certi sistemi: «il mondo dello spettacolo non è uno solo. Ci sono il cinema, la radio e la tv. Con quest'ultima cerco di convivere, usando il piccolo schermo solo per promuovermi e farmi conoscere».

Nonostante il grande successo del suo brano-tormentone Supercafone, Piotta non ha mai abbandonato il mondo underground dell’hip hop romano. Dal 1999 è direttore artistico della più importante manifestazione hip-hop italiana, il premio Mc Giaime, che ogni anno raccoglie a Roma il meglio del rap nazionale e internazionale. Dal 2006 è anche direttore artistico della parte hip-hop del MEI (Meeting Etichette Indipendenti) di Faenza.

«La scena hip hop romana non è cambiata molto negli ultimi anni», riflette poi, «c'è sempre un grande fermento e nuovi nomi interessanti. Ad esempio ci sono i , con il loro immaginario nero».
Nel libro Tommaso racconta anche la sua esperienza al Festival di Sanremo. In quell’occasione si classificò ultimo: «lo rifarei! Il Festival è uno spazio utile per far conoscere il proprio progetto. Sono anche felicissimo di essere arrivato ultimo: è stato un modo per farmi notare». Poi mi racconta un aneddoto: «un giorno ho saputo che in classifica provvisoria mi ero classificato penultimo: ho reagito malissimo! Poi per fortuna sono riuscito a conquistare la maglia nera».

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