Magazine Giovedì 29 marzo 2001

L'Albergo dei Poveri

Il soggiorno a Genova per i viaggiatori del '700 prevedeva la visita pressoché obbligatoria all'Albergo dei Poveri, un'istituzione composta da un ospizio, un orfanotrofio e una casa di disciplina.
Nel 1729, l'Albergo ospitava 5.000 persone.
Gli ospiti più giovani provvedevano al fabbisogno della casa e sotto la sorveglianza di religiose effettuavano diversi tipi di lavoro.

“Cos'è questo superbo monumento? La sua massa, la sua altezza, la sua magnificenza mi stupisce.
È un ospedale! Lo chiamano l'Albergo dei poveri. Avrebbero dovuto chiamarlo il Palazzo dei poveri! Che si sia voluto restituire ai poveri, in un solo palazzo, la parte che appartiene a loro in tutti gli altri palazzi?
I poveri sono qui raccolti come in un ricovero, e non chiusi in una prigione.
Potrebbero uscire tutti, entro due giorni, se lo volessero, le ragazze con una dote, gli uomini con un mestiere.
E questi benefici non costituiscono certo delle catene!
Si è avuta l'accortezza di disseminare nell'immensità di questo edificio le statue di tutti i benefattori che l'hanno fondato e di quelli che lo sovvenzionano ora.
I primi sono rappresentati seduti, i secondi all'impiedi.
Felice e commovente rappresentazione!
Distinzione ingegnosa!...
Ne sono veramente contento per le anime sensibili che qui si nascondono sotto la miseria, perché così esse possono indirizzare la loro riconoscenza a qualcosa di tangibile, più di quanto possa esserlo un semplice nome, a delle immagini, a del marmo!
Quest'ospedale e le sue entrate sono dovute a varie cause: alla vanità, alla religione, pietà.
Esse sono immense, basterebbero per nutrire poveri in numero quattro volte maggiore, ma vi sono gli amministratori...”

Charles-Marguerite-Jean Baptiste Dupaty
“Lettera XXI, A Genova”, Lettres sur l’Italie, en 1785 par M. Dupaty, Lausanne, Chez Jean Mourer, 1789

Nell’immagine: Genova, albergo dei poveri, s.d., cm 16,5 x 26, incisione Genova, Collezione Ernesto Grosso
di Rosanna Tripaldi

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