Magazine Giovedì 24 gennaio 2008

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Magazine - Salve,
scusi per non essere stata in grado di dare un titolo alla mia lettera, ma le assicuro che proprio non saprei cosa mettere. Ho 31 anni e ho avuto una relazione durata quattro anni con un ragazzo divorziato che ha due bimbi in affido.
Questa persona mi ha conosciuta in un periodo nel quale mi sentivo sicura di me (che per come sono non è poco). Lui, una persona non facile caratterialmente sebbene le possa assicurare all'inizio non mi sono innamorata di lui, sono andata contro il volere dei miei ma soprattutto dei suoi i quali, per motivi ad oggi a me sconosciuti hanno sempre ostacolato non il rapporto ma la vita quotidiana insieme, costringendolo a turni massacranti opposti ai miei orari di lavoro al fine di poter creare problemi con la gestioni della scuola e l'educazione dei bimbi.
Sono entrata in punta di piedi consapevole di voler stare con lui e i suoi dolcissimi bambini. Sono stata malissimo sapendo delle innumerevoli discussioni e cattiverie subite. Premetto che i genitori non volevano vedere i nipoti, li ho cresciuti praticamente io con tutto il cuore e l'amore che avevo.
Purtroppo questa persona è cambiata sempre più, trattandomi sempre peggio e arrivando a un punto di non ritorno. Sono diventata insicura di cose banali, schiva, triste, non andavo più da sola in nessun posto, diceva che ero scema, che dovevo dedicarmi maggiormente a lui e a vivere nella stessa casa (volevo aspettare che ci fosse un po’ più di armonia), che la vita era sacrificio e che non esisteva altro se non le difficoltà.
Diceva che dal punto di vista sessuale valevo 0, che ero piena di tabù, che le altre erano meglio… Ma io, invece di reagire, mi sono convinta che aveva ragione e ora che lui si è staccato perché dice che ricattato dalla famiglia, io mi sento incapace di stare al mondo, non riesco a non stare male al pensiero che ci sia una donna che sta con i suoi bambini, che non ho più potuto vedere.
Mi aiuti a capirmi, perché io non ci riesco.


Lei non ha bisogno delle mie scuse, perché anche io non sarei riuscito a trovare un titolo adeguato e dopo aver letto la sua storia non sono neanche sicuro di riuscire di spiegarle bene cosa le sta succedendo.
Però merita una risposta e quindi ci proverò. Lei chiede un aiuto per arrivare a capirsi ed è lecito, ma adesso sono io a chiedere a lei di scusarmi se, vista la vastità dell’argomento, non riuscirò ad essere del tutto preciso.
Tutto nasce quando lei dice di essersi “innamorata” e sebbene vi siano molte forme di amore e molte sfumature, possiamo dire che, nel suo caso, il suo amore ha determinato una forma di attaccamento molto forte verso questa persona facendola diventare, ai suoi occhi ed al suo dentro, così tanto importante da accettare acriticamente quello che, di rimando, le arrivava affettivamente e relazionalmente.
Questo attaccamento e questa delega di fiducia, di per sé, dovrebbero essere una buona cosa, se la persona di cui ci si innamora è, a sua volta, altrettanto interessata al nostro bene e alla nostra tutela. Potremmo dire che è ciò che dovrebbe accadere ad un bambino piccolo che si affida alla madre o - ma adesso esagero - come un paperotto che, uscito dall’uovo, segue e imita mamma papera. Sin qui niente di strano. Ma cosa succede se il nostro innamoramento-attaccamento si rivolge a persone che non ci vogliono bene? In altre parole, cosa succede al paperotto che esce dall’uovo e segue, fiducioso, un gatto?
Più o meno succede quello che è successo a lei, ovvero che si viene metaforicamente mangiati, ovvero distrutti anziché amati, protetti ed aiutati a crescere. E la cosa fa male. Fa male perché una parte di noi continua a sentire una forte spinta verso una persona che dovrebbe essere fonte di bene e invece ci rendiamo conto di stare terribilmente male. Ma come? Non dovrebbe essere così! La persona che amiamo dovrebbe amarci. Perché allora ci sentiamo male? Sarà colpa nostra? Sì? No!
Ma scoprire che ci siamo legati ad una persona sbagliata può essere un percorso lungo e doloroso perché, in parte, non vorremmo che fosse così. E questo continuo conflitto tra due sentimenti contrari che si scontrano dentro di noi ci fa sentire a pezzi e ci consuma. Mi spiace. E se non è facile per me da spiegare e per lei da capire, le assicuro che è ancora più complesso e doloroso uscirne, anche se il modo c’è e ci si può riuscire.
Ci sarebbe ancora molto da dire, ma credo che già questo sia abbastanza per rifletterci su. E magari mi faccia sapere se quanto le ho scritto l’ha aiutata davvero. A questo proposito colgo l’occasione per chiarire che io mi aspetto veramente che le persone mi scrivano una risposta alla mia risposta e poi magari continuino ad aggiornarmi sulla loro situazione. Può essere che questo complichi la mia possibilità di rispondere sempre a tutti, ma credo che su argomenti così complessi valga davvero la pena di conoscersi un po’ di più.
A risentirla.

di Marco Ventura

Potrebbe interessarti anche: , «Il mio ragazzo guarda film porno, ma non fa sesso con me» , Paura di sposarsi: i dubbi di una ragazza, la risposta dello psicologo , «Ho chiamato il mio compagno con il nome del mio ex: Cosa c'è che non va?» , Una donna ossessionata dal pensiero di essere lesbica chiede aiuto: il consiglio dello psicologo , «Mamma secondo te sono lesbica?»: la domanda di una figlia i dubbi di una madre

Oggi al cinema

Un piccolo favore Di Paul Feig Drammatico 2018 Ho bisogno di un piccolo favore. Mi puoi prendere Nicky a scuola? È questa la semplice, comune richiesta che l'affascinante Emily fa alla sua nuova amica Stephanie, prima di sparire senza lasciare traccia. Mamma single tuttofare, vlogger per passione... Guarda la scheda del film