Magazine Martedì 22 gennaio 2008

Quando Claudia incontrò Woody Allen

La volta scorsa è andata così, che mi sono soffermata su un argomento piuttosto forte, quello della , perché la foto di quei due bambini mi aveva colpito, e poi non ho potuto fare a meno di dare la mia modestissima e quanto mai inutile opinione su , e sul mi pare stia nascendo un bel gruppo di discussione sulla laicità, con pareri a volte molto diversi, diversi punti di vista e questo mi fa piacere e ringrazio tutti quelli che stanno dando vita a questo forum, ma ogni tanto bisogna alleggerirla un po' questa vitaccia, dico io, sennò è proprio una fatica boia e allora oggi pensavo di raccontarvene una diversa, una che i miei amici più cari conoscono, e mi fa piacere condividerla con voi della community, che siete tanti e ormai un po' ci si conosce, ci si scrive e tutto il resto.

Dunque, tempo fa parlavo con un paio di amiche di ricordi di quando eravamo mooolto giovani, e allora stavamo lì a ricordare quegli anni e le cose che ci piacevano e i primi amori tormentati e i primi miti e una mia amica mi ha confessato che lei era proprio tanto innamorata del commissario Maigret e, anche se lei era proprio una bimba, voleva crescere in tutta fretta per sposare un marito grande e grosso coi baffoni proprio come Gino Cervi e che magari facesse il commissario di polizia e ogni sera tornasse a casa a raccontarle di fatti tremendi e così lei l'avrebbe aiutato a scoprire il colpevole, e insomma lei fantasticava e allora sua mamma e sua zia scrollavano la testa e dicevano, e vabbè, lasciamola fare, sarà perché lei un papà non ce l’ha mai avuto, e allora la lasciavano dire e ridevano, ma che buffa idea, una bimba che dice di voler sposare un omone grande e grosso come Gino Cervi e non il classico principe azzurro, quello convenzionale, preconfezionato, con capelli biondi e occhi azzurri e mascella volitiva (ora sulla mascella volitiva ho qualche dubbio, non ho più presente la faccia del principe azzurro, capirete sono passati un po' di anni), però la mia amica doveva avere già le idee chiare, perché se vedete suo marito adesso è un omone grande e grosso con i baffi solo che di lavoro fa il pasticciere, non è proprio la stessa cosa del commissario, ma meglio così.

E allora io ho cominciato a raccontare del mio folle amore di quando ero una ragazzina, che mi ero presa una cotta pazzesca per uno che effettivamente tanto bello non era, pareva un po' sfigato, fisicamente carente, però appena lo sentivo parlare nei suoi film rimanevo incantata, perché mi faceva ridere e nello stesso tempo mi faceva pensare, e diceva delle cose buffissime ma sempre tanto intelligenti e insomma mi ero proprio innamorata e non c'era proprio verso, avevo dodici anni o giù di lì e dicevo con convinzione: mamma, io da grande vado a New York e mi sposo Woody Allen.

Ed è andata così, che sulle prime mi hanno lasciato fare, poi verso i quindici anni, quando il mio amore per Woody non passava, mia madre era davvero un po' preoccupata, cominciava a guardarmi con sospetto, entrava in camera mia e con orrore guardava la stanza tutta piena delle sue facce, delle sue battute scritte dappertutto, delle scene dei suoi film, e allora si consultava con mia nonna e si chiedevano, ma sarà normale 'sta bambina?, e poi venivano da me e mi dicevano, ma scusa, ma non ti piace quel tale, Orzowei? (ve lo ricordate? Era un biondino simil-tarzan con la faccia da principe azzurro, la storia tratta da un romanzo, e ci fu una serie televisiva, mi pare negli anni Ottanta pressapoco, con quella sigla degli Oliver Onions che divenne un tormentone), oppure mi chiedevano, ma John Travolta non ti piacerebbe? E Miguel Bosè? E Sylvester Stallone?

Insomma ci provavano tutti, mio padre la prendeva sul serio e diceva, ma insomma, se piace a lei, magari c'è il caso che sia anche ricco, poi lo guardava meglio e si allontanava disgustato, e mia nonna mi ripeteva, ma ninin, ù l’è proppriu ùn ressàtu (trad. ma piccina, è proprio brutto da far spavento).
E così sono passati gli anni ed io mi sono innamorata di maschi in carne ed ossa, Woody era rimasto solo un sogno di una ragazzina, una roba messa lì, fatta di immagini e di parole su uno schermo o nella mia testa. E poi.

Poi sono andata a New York.
Sta di fatto che quella sera, io giuro proprio non me l’aspettavo, ero lì che vagavo per la cinquantacinquesima e mi sono trovata davanti al Michael's Pub (211 East 55th St.), ed io lo sapevo che i lunedì sera LUI a volte suonava il quel posto il suo clarinetto, o almeno lo avevo sentito dire, lo avevo letto, ma trovandomelo così davanti mi è preso un colpo al cuore, e sono entrata nel locale e ho chiesto, scusi c'è posto?, e quando si dice il destino.

Quando si dice il destino, pensa te che ci hanno fatto sedere proprio davanti, prima fila, appiccicati alla pedana, io ero con un mio amico e due studentesse americane della Columbia University, e ce ne stavamo lì chiedendoci, ma stasera lo vedremo?, è tutto vero o è tutta una bufala?, ed io ho sentito una specie di strana agitazione prendermi allo stomaco, sono caduta in una fase regressiva mica male, fatto sta che mi sentivo balzata dieci anni indietro, con gli stessi improbabili pensieri che facevo quando ero adolescente.

Insomma ce ne stavamo tutti lì impalati, seduti al tavolino, e a un certo punto è arrivata la band, la fantastica New Orleans Jazz Band, è salita sulla pedana che stava a un metro da noi, non era un palco, era una pedana, e c’erano tutti, c'era Eddie Davis, il menestrello di Manhattan, con la sua faccia simpatica e il suo pancione, e allora mi sono fatta coraggio, mi sono avvicinata e gli ho chiesto se LUI quella sera ci sarebbe stato, ed Eddie Davis si è messo a ridere e mi ha detto, e che ne so?, lui è imprevedibile, a volte viene a volte no, e poi mi ha fatto un sacco di domande, mi ha chiesto da dove venivo e che facevo a New York ed io sono rimasta lì a chiacchierare con lui, che era proprio simpatico, fino a che.

Fino a che non mi ha detto, voltati, ed io mi sono voltata e me lo sono ritrovata lì davanti e lo guardavo con gli occhi spalancati e la bocca aperta semiparalizzata, era proprio lui in persona, e mi ha detto piacere, nice to meet you, qualcosa del genere, ed io non capivo niente, gli ho stretto la mano e sono tornata a sedermi e me lo guardavo, il mio sogno, lì in carne ed ossa, era vero eccome, e così hanno cominciato a suonare, ed io con la faccia da pesce lesso lo scrutavo, e a un certo punto ho visto i suoi calzini marroni che spuntavano dai suoi pantaloni grigi (lo so, non è il massimo di abbinamento colori) e ho visto un filo tirato e mi sono attaccata a quel filo, mi pareva un elemento di realtà, e mi dicevo, sì, questo non è un sogno, stavolta posso allungare una mano e toccarlo.

Ma ovviamente non l'ho fatto, mi è parso che lui nella vita non fosse proprio un simpaticone, non credo avrebbe gradito che io iniziassi a tastarlo e a palpeggiarlo, mi pareva un tipo che si prendeva maledettamente sul serio, aveva quell'aria distaccata e un po' saccente, non faceva un sorriso manco a pagarlo, ma che ci vuoi fare?, ho pensato, è un divo che fa il divo, ma alla fine ha fatto un cenno a Eddie Davis, come si fa per chiedere il conto al cameriere, e Eddie Davis gli si è avvicinato e lui gli ha sussurrato qualcosa nell’orecchio e Eddie Davis allora ha detto che Mr. Allen voleva dedicare un pezzo alla ragazza italiana che stava in prima fila, e così ho ascoltato l’ultimo pezzo che hanno suonato, come posso dimenticarlo, e poi gli applausi e tutti se ne sono andati e io sono rimasta lì, con un sorriso ebete sulla faccia.

E sono uscita per strada e ridevo e cantavo, e mi pareva di camminare sulle nuvole, non mi importava di sembrare una pazza o una demente, sta di fatto che avevo appena incontrato il mio sogno di adolescente e non potevo che stare così.
di Claudia Priano

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