Al Politeama Sogni e bisogni - Magazine

Teatro Magazine Teatro Politeama Genovese Giovedì 29 marzo 2001

Al Politeama Sogni e bisogni

Magazine - Commedia in due atti
interpreti Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Roberta Formilli, Massimo Andrei, Teresa Del Vecchio, Ombretta Bertuzzi, Tiziana Bertuzzi
regia Vincenzo Salemme
scene e costumi Aldo De Lorenzo
musiche originali Antonio Boccia
luci Gustavo Federici

ah ah ah ah… risate risate risate ah ah ah… e ancora grasse risate ah ah ah ah...
Lo spettacolo di Salemme è puro umorismo fondato sulla commedia napoletana, con il suo dialetto tragicomico che difficilmente non conduce al riso; e con i suoi tipici personaggi macchiette, maschere, facili stereotipi che Salemme (attore, autore e regista) ricrea lasciando liberi i suoi attori di improvvisare sul suo canovaccio.
La storia ruota intorno al “buon padre di famiglia”, Rocco Pellecchia, interpretato magistralmente da Carlo Buccirosso, che un giorno ahimé viene lasciato dal suo organo genitale. Questo, che si fa chiamare “tronchetto della felicità”, assume sembianze umane e tenta di redimere il suo ex-padrone dalla vita infelice, insignificante e insulsa che conduce. Attorno al povero Rocco, malcapitato e vittima dell’inaspettato furto, si innesca una storia investigativa in cui non manca il commissario, Osvaldo Bavarese (Maurizio Casagrande) – ottima spalla su cui appoggiare ogni tipo di battuta o insulsità capace di esplodere in comicità senza scampo – e gli altrettanto necessari testimoni di turno: il “portiere e la portiera”, custodi dell’inconfondibile realtà del condominio, che con i loro effetti sonori e le loro maniacali espressioni corporee creano un’immagine postmoderna dei servi goldoniani.
La storia si trasforma in una romantica fiaba in cui il “principe” – Rocco - deve riconquistare “l’amata perduta” – il suo pisello – attraverso una serie di prove che Salemme pone nella forma del “saper desiderare”. Ma al terzo desiderio la storia prende ancora un’altra piega e si trasforma di nuovo in commedia, questa volta “commedia dell’inganno” in cui la vittima è sempre il povero Rocco, che tra incubi e sonni perpetui, emerge in una realtà familiare di cui tesse le fila il fratello Gennaro, in tutto uguale al pisello smarrito e irredento di Rocco. Gennaro trama contro di lui per liberarsene definitivamente e avere finalmente la casa e la famiglia, sue, che comunque aveva costruito alle spalle di Rocco.
La scena salottiera – accogliente, anonima e forse un po’ televisiva - con vista sul condominio che incombe sulla realtà del singolo, si chiude, sul finale tragico, in un abbraccio esclusivo che espelle il povero Rocco, spedito al sanatorio e rinchiude come in castello Gennaro fratello-pisello.
Bravi gli attori, troppo onniscente Salemme che sul finale metateatrale diventa regista uscendo quasi dal ruolo, troppo lungo lo svolgimento che in un lungo atto unico – o due brevi atti - avrebbe avuto forse maggior efficacia e non creato la corsa al bagno disperata di molti in sala.

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin