Magazine Giovedì 17 gennaio 2008

L'isola: un libro contro il razzismo

Magazine - L'isola: titolo.
L’isola: sottotitolo, una storia di tutti i giorni.
L’isola: un racconto sulla xenofobia, gli orrori del razzismo, sull’incapacità di amare chi non ci somiglia.
L’isola: un libro dell’architetto e disegnatore Armin Greder tradotto da Alessandro Baricco.
L’isola: un volume in uscita da oggi per Orecchio Acerbo Editore, pagine 32, 16 euro.
L’isola: un piccola caso editoriale in Germania, Francia, Spagna, America e Australia.

L’isola: un gran bel volume illustrato con figure velate, nerognole e gigantesche, sbozzate in aspetti da tormento, fra didascalie e commenti alle tavole dove un uomo, un mattino, viene trovato dagli abitanti dell’isola, “là dove le correnti e il destino avevano spinto la sua zattera. L’uomo li vide e si alzò in piedi. Non era come loro”. Un uomo solo, sfinito, nudo. Capace anche così di incutere paura agli abitanti. Tuttavia lo raccolgono in un vecchio ovile abbandonato, tornando un attimo dopo alla vita di tutti i giorni. Ma l’uomo ha fame, chiede cibo. La paura lo serpeggia. Lo straniero genera inquietudine. E così gli abitanti decidono di sbarazzarsene. E di costruire un grande muro tutt’intorno all’isola per impedire che mai più uno straniero vi metta piede. L’isola è un urlo. Un grido forte e prepotente, acuto contro l’intolleranza. Una parabola sullo scandalo quotidiano dell’indifferenza. Una picconata contro il muro dell’insensibilità e del pù ottuso degli egoismi.

L’isola: secondo Armin Greder… «ho scritto il racconto in Australia, ma pensavo alla Svizzera. Poi però c’è stata la storia del mercantile Tampa, il governo australiano ha inventato The Pacific Solution, alla gente è stato insegnato ad aver paura dei mussulmani, e così tutti hanno iniziato a odiarli. Allora la mia storia ha cominciato a funzionare anche in inglese. Oggi funziona in tutte le lingue. La xenofobia è diventata internazionale, una globalizzazione di paura e di odio».
L’isola: indicata per tutti quelli che ai muri preferiscono i ponti.
L’isola: apre il 2008, “anno Europeo del Dialogo interculturale”, con L’isola la cui traduzione è stata realizzata con il contributo del Goethe Institut di Roma.

L’isola: non solo libro ma anche una mostra delle 33 tavole originali del volume. Di cui una parte sono i bozzetti preparatori in bianco e nero a carboncino. L’esposizione (18 gennaio - 16 febbraio: Roma, nel prestigioso Foyer del Goethe Institut, in via Savoia 15) sarà inaugurata alla presenza di Armin Greder, Goffredo Fofi e Emma Bonino.

L’isola: osservandone i tratti, tornano alla mente Munch e Goya. «Sono riferimenti in cui mi riconosco», ammette Greder, «Amo Goya per il suo sarcastico ritratto del lato oscuro dell’umanità, e la citazione dell’Urlo di Munch, in una pagina del L’isola, mi è stata ispirata dal soggetto della storia. In fin dei conti non c’è un urlo migliore del suo, e io non ho resistito all’idea di prenderlo in prestito per dare al mio urlo una maggiore risonanza. Spero che Munch mi perdoni». Ammira anche la disegnatrice Käte Kollowitz, vissuta negli anni dell’espressionismo in Germania, e il pittore e litografo francese Honoré Daumier, tagliente caricaturista ottocentesco: «Creatori di immagini che non si preoccupano dello stile, ma contengono un messaggio. Che non esistono per la propria gloria, ma sono al servizio di un’idea».

L’isola: nasce editorialmente come libro per ragazzi ma Greder, per la prima volta autore sia del testo che dei disegni, l’ha pensato per tutti. Dice: «Quello tra scrittura e immagini è un rapporto necessario e articolato. Se un’illustrazione si limitasse a ripetere ciò che dice il testo, uno dei due, illustrazione o testo, sarebbe superfluo. La relazione tra testo e immagine non deve equivalere a testo più immagine, ma al testo moltiplicato dall’immagine. Un esempio: all’inizio de L’isola la tavola mostra l’uomo che gli abitanti hanno trovato in spiaggia. Il testo non lo descrive. Dice solo: non era come loro. Il significato di questa descrizione conta molto più per gli abitanti dell’isola che per lui. Come sono loro, se non sono come lui? Qui il testo è muto, non risponde. Lascia che a dircelo sia l’immagine, che appare quando si volta pagina».

L’isola: conclusione. C’è qualcosa di cupo e spietato nella fiaba senza lieto fine de L’isola. «Il libro sa di fiaba grazie alla forma quasi di aforisma della storia», commenta Greder. «Comunque non mi piacciono gli aspetti neri della realtà, al contrario. Mi interessano solo come qualcosa da segnalare e criticare, per provare a condurre la società a cambiare in meglio, come facevano Daumier e Kollowitz. Però mi deprimo se mi chiedo cos’hanno ottenuto, e se la loro critica sociale abbia provocato davvero cambiamenti positivi».

di Roberta Maresci

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