Magazine Mercoledì 28 marzo 2001

Sebastiano Mondadori esordiente anomalo

Sebastiano Mondadori, autore di per Marsilio, ha trent’anni ed è al suo primo romanzo. Ultimamente, quando si parla dell’esordio di un giovane scrittore, si è portati a cercarlo nel catalogo dell’Einaudi Stilelibero e ci si aspetta un agile volumetto di cento e poche pagine, scritto col piglio giovanilistico dei .

Ma Mondadori non si riconosce nella letteratura dei suoi coetanei

"Non do giudizi, anche per non passare per presuntuoso, ma dovendo fare un bilancio generazionale, direi che mi interessano autori di qualche anno più vecchi di me. Per quanto riguarda la brevità dei testi che caratterizza questi ultimi anni, probabilmente è dovuta a questioni di mercato. Io ho trovato enormi difficoltà a trovare un editore che fosse disposto a pubblicare un romanzo di 450 pagine".

A chi gli chiede quale sia stato il momento più difficile nella stesura del romanzo, risponde che non è stato ordire un intreccio complesso, fondato sull’intersezione di diversi piani narrativi, e una struttura poliprospettica (ovvero con diversi punti di vista rispetto alla stessa situazione narrata), ma proprio quello della ricerca dell’editore

"La fase di scrittura mi ha impegnato per circa un anno e mezzo. Ovviamente, come tutti gli scrittori agli esordi, ho dovuto conciliare gli impegni di lavoro con quelli legati al romanzo. Solitamente mi piace scrivere al mattino. Anche perché dormo poco, e lo sa bene mia moglie, che cerca di farmi dormire dandomi la valeriana. Quindi la notte mi vengono le idee, che metto sulla carta appena possibile. Quando mia moglie mi darà abbastanza valeriana, allora non scriverò più".

Ma per il momento ha già pronto il secondo, che si preannuncia di notevoli dimensioni

"Il fatto è che ho un’idea totalitaria della mia scrittura: tento, nel romanzo, di costruire ed esaurire un mondo. Ovviamente il romanzo d’esordio parte da un’osservazione di quello che si ha attorno, anche se oggi fatico a riconoscere i personaggi che mi avevano ispirato. Se vogliamo, proprio in questo sta la classicità di questo testo, che si inscrive nella tradizione della letteratura come indagine su se stesso. Per questo la definizione thriller dell’anima, come è stato definito il libro, è azzeccata, perché rintraccia un’idea di un percorso nell’interiorità del protagonista".

Un protagonista, Leone Rusperti, che cerca di ricostruire il proprio passato attraverso il ricordo degli amori giovanili. Ma il vero amore sarà solo quello per una bambina, la figlia, amore legato alla paura della perdita. I suoi anni perduti sono quelli in cui, a posteriori, si rende conto di aver subito la vita, laddove pensava di viverla da prim'attore.
di Donald Datti

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