Magazine Lunedì 7 gennaio 2008

Kushner: pubblicato 'Angels in America'

Si avvicina il millennio è la prima parte di Angels in America, dramma dello statunitense Tony Kushner. Rappresentato a Modena nel maggio 2007 (regia di Bruni e De Capitani), esce ora l’opera integrale (trad. di Mario Cervio Gualersi e Ferdinando Bruni, Milano, Ubulibri, 2007, pp. 188, 18,00 euro). Accolto come atroce e scandaloso, questo testo è davvero tale, ma non per i motivi della conclamata, proterva omosessualità dei protagonisti. L’orrore, la disperazione, quindi lo scandalo, derivano dalla condizione in cui i personaggi vivono il loro incubo.

Una realtà spinta al confine dell’immaginario, mediante metafora, metamorfosi o irruzione dell’incongruo. Surrealismo ed espressionismo trovano corrispettivo nel linguaggio d’una cruda quotidianità, attraversata da immagini e fantasmi; una drammaturgia che attualizza le fantasie le paure i desideri e la malattie d’una società nei suoi rappresentanti. Kushner penetra nell’Inferno della Città, in un viaggio da Commedia dantesca, una “Divina Commedia per un’età laica e tormentata”, l’ha definita John Peter (p. 186). Opera che dosa ironia e spaventoso sarcasmo disperato, ricorda lavori di Edward Bond, di Kalisky o Tabori. Eppure l’ambientazione storica mostra coscienza della situazione politica; degli interessi economici e di potere.
Già la prima parte, percepita come passaggio epocale, è montata ed esibita simile a puzzle di sentimenti e comportamenti disastrosi.
E come la persona si sgretola sotto i colpi dell’Aids, così il mondo, dagli USA ai Paesi orientali, accusa la ferita irrimarginabile, nella ragione e nei sensi. Anche le relazioni familiari sono sconvolte (e vengono in mente Il ritorno al deserto e Sallinger, di Koltès o Falsch, di Kalisky).

Il simbolo morboso dell’Aids imprime nelle vittime il marchio universale di cui si analizzano e misurano le conseguenze, nella fase della diagnosi. L’amore fra Louis e Prior frana per la malattia di Prior e sfocia nella relazione di Louis con Joe. Mentre Roy (avvocato dall’importanza abnorme ma storicamente accertata) maschera la stessa malattia col cancro. Genitori e figli ed eredi (con risalita agli antenati) sono travolti da eventi che cambiano la Storia. Frattanto, a popolare le notti dei dolenti esemplari umani, abbrutiti da sofferenza insostenibile, sorgono fantasmi dalla pregnanza acuta e dall’influsso potentemente maligno. “Evento centrato sugli attori”, raccomanda l’autore. E invita a confidare, per la messa in scena, “in esempi della meravigliosa magia del teatro” (p. 13).
La seconda parte, Perestroika, sviluppa le premesse d’apertura o vi torna in flash-back. Il registro più lieve (nel genere commedia) non attenua la tensione e l’angoscia costanti: i “misfatti giuridici sull’era Reagan”, fusi e documentati nel testo, si illustrano con ulteriori figure fantasticamente abbaglianti o squallide: un’Antartide artificiale mostra un incontro delirante in cui il sesso (tra Joe e Louis) si eccita all’olfatto e poi degenera in botte (p. 155). Un contatto estremo di Joe con la moglie Harper, legati dal nulla (p. 153). L’odio vendicativo di Ethel Rosenberg si scatena nei confronti di Roy (morente), suo accusatore e compiaciuto carnefice. E siamo in Cielo, un Paradiso in cui s’accumulano le macerie e una radio diffonde notizie da Cernobyl, dov’è scoppiata la centrale (p. 167).

Un senso di fatica si diffonde nel lettore, all’accumularsi di tante sollecitazioni emotive, immaginarie e verbali. Così la tentazione del lettore-spettatore di formulare giudizi è sopita da un certo affiorante, inevitabile moralismo dei Personaggi, tramite i quali ci giunge (troppo) chiara (esasperata?) la voce sincera dell’autore.
di Gianni Poli

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