Concerti Magazine Lunedì 7 gennaio 2008

Saguitar: disco da viaggio dell'anno

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Magazine - Chi l’avrebbe mai detto che un vecchio leone del rock blues inglese come Alvin Lee, classe 1944, potesse tirare ancora fuori le unghie e sfornare musica ad alto tasso energetico come quella contenuta in Saguitar, ultimo disco solista da poco pubblicato dal leader dei Ten Years after?
I dieci incendiari minuti di I’m going home dal vivo a Woodstock, che aprirono le porte d’America al gruppo inglese sono nella memoria di molti, ma la carriera di Lee non si è mai fermata, ed il suo pirotecnico stile di chitarrista, così come la voce da vero rock’roller sembrano intatti anche nel 2008. In Saguitar fa quasi tutto da solo ed il disco sembra un piccolo miracolo di equilibrio, tanto funziona tutto bene, a partire dal titolo, simpatica parafrasi del suo segno zodiacale, e dalla copertina in cui campeggia una bella Gibson fucsia.

Nei quattordici pezzi c’è un po’ il riassunto della carriera di Lee e di – facciamo - quarant’anni di musica americana: si parte con un bel r’n r sparato, Anytime you want, per planare subito dopo in territori hard rock anni ’70 con The squeeze e ripartire su un Midnight train alimentato a blues e country. E poi ancora, il rockabilly Memphis, suggestivi blues lenti, Motel blues e Blues got a hold on me, ed una manciata di altri pezzi nei quali dominano la sei corde ed il timbro vocale “elvisiano” del nostro, aiutati solo dall’hammond di Tim Hinkley.
Alvin fa persino tenerezza quando verso la fine sembra accorgersi del calendario e tentare un inverosimile Rapper in cui la chitarra è accoppiata a versi declamati in un rap non proprio canonico. Ma all’uomo perdoniamo tutto, specie quando conclude Saguitar con lo stupendo blues Smoking rope: chitarra acustica, elettrica, armonica e hammond. Si può desiderare di meglio?

Insomma una bella e inaspettata sorpresa e una conferma che in campo rock molto del meglio continua a venire dal passato: parliamo di musicisti ancora in attività ma, come con Dylan, Stones e Who siamo oltre la sessantina, e spesso i gruppi nuovi sembrano copie di cose già sentite.
Comunque, pessimismo a parte, ho fatto la prova e l’ascolto di Saguitar mi sembra perfetto per i viaggi in auto, a patto di non trasmettere alla guida le accelerazioni degli assoli di Alvin Lee. Anzi, così su due piedi, lo eleggo “disco da viaggio” del 2007. E il vostro qual è?

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