Magazine Venerdì 28 dicembre 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

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Magazine - Salve dottore!
È da qualche settimana che leggo la sua rubrica; chiede cosa ne pensiamo delle coincidenze. Beh, io credo che siano strade in cui ci si debba imbattere, per poi prendere delle decisioni. Credo molto nel libero arbitrio, però credo anche che Dio ti mette nella posizione di scegliere, con le coincidenze appunto. Queste servono a farti riflettere quando come in questo caso non ti "toccano" e servono a prendere delle decisioni quando invece ti riguardano. Mi sarò spiegata? Per quanto riguarda il "come ci si sente ad esser traditi"; beh io mi sento tradita da me stessa quando perdo il controllo della situazione, e mi sento una nullità. Lo so che non si può controllare tutto, però ognuno ha il carattere che si forma con il tempo, il mio purtroppo o per fortuna (non l'ho ancora capito!) è così: devo tenere tutto sotto controllo.
Sono sempre posata, tranquilla, riflessiva e convinta che la decisione giusta viene sempre da un'attenta riflessione... Però capita che mi scappi la bambola, che non sappia rispondere ad una determinata domanda o non sappia reagire ad una situazione, e allora mi sento insicura e tradita (da me stessa). Vedo un po' il tradimento come insicurezza. E il tradimento subito da altri (fidanzato, amico, familiare) è un pò la stessa cosa secondo me, ovvero è il sentirsi insicuro poiché appunto tradito da una persona in cui hai riposto la tua fiducia. In conclusione sia che tu sia tradito da te stesso o dagli altri, alla base ti senti male sì, ma male è uguale a insicuro.
Saluti, Sibilla


Grazie Sibilla
per avere scritto anche se nel pieno delle feste Natalizie. In effetti la questione delle coincidenze, spesso, è anche una questione di interpretazione. Intanto bisogna accorgersene e già questo vuol dire qualcosa, e poi bisogna vedere se è il caso di coglierle o meno. Inoltre non è escluso che le coincidenze non siano affatto casuali e magari sono il frutto tra “l’atteso e l’inatteso” di un processo non lineare che noi, senza esserne del tutto consapevoli, abbiamo messo in moto e seguendo il principio della serendipità ci ritroviamo davanti magari nel momento in cui meno ce lo aspettiamo. E non è l’unica delle spiegazioni possibili ma, in ogni caso, resta il fatto che siamo sempre noi che dobbiamo fare i conti con le nostre decisioni. Ed è questo che importa: quello che noi, comunque decidiamo di fare o di non fare, di pensare, sognare o temere.
Ma poi lei tira dentro al discorso il libero arbitrio ed alla sua eterna lotta contro per non essere messo in discussione da un “destino” già segnato da altre forze. È un dilemma che, nel tempo, ha visto scontrarsi fior fiore di filosofi e teologi e di cui non credo sia stata ancora trovata una sintesi definitiva, per ora, personalmente, credo che dovremo trovare una posizione in cui queste due ipotesi, il libero arbitrio ed il destino, coesistono e si integrano senza scontrarsi, e senza fornire falsi albi o ingombranti sensi di colpa. Peccato che questa posizione di equilibrio sia una delle cose più difficili da trovare dentro e attorno a noi.

Però anche se è una cosa difficile, questo discorso di integrare forze opposte è, in parte, lo stesso discorso che il buon Freud, introduceva quando parlava dell’elaborazione delle opposte pulsioni inconsce provenienti dal nostro Es e dal nostro SuperIo che spesso, nel lottare tra di loro reclamando ognuna la loro soddisfazione, ci rendono instabili ed insicuri. Ma, ancora una volta forse siamo noi che siamo portati a drammatizzare la tensione tra due forze opposte come se questo dovesse essere sinonimo di una “guerra” per il predominio e non già il sano motore della vita.
E questo mi riporta alla sua lettera. Mi riferisco ed a quando lei mi parla del tradimento ed in particolare al tradimento di se stessi. Però lei curiosamente, parla di una forma di tradimento che io, se permette, vorrei chiederle di chiamare con un altro nome. Le faccio questa richiesta per vedere se concorda con me quando dico che, in quello che lei scrive (di se stessa) non mi sembra di vedere nessun tradimento ma solo una persona che forse chiede così tanto da se stessa da diventare troppo sensibile di fronte alle inevitabili, piccole, disavventure, quotidiane.
E in questo caso “sensibile” significa che lei “sente di più” ed in particolare sente di più il dolore. Non la conosco abbastanza ma la invito a pensare i che quelle che lei considera “tradimenti di se stessa” potrebbero essere nient’altro che normali contrattempi che accadono a tutti. E quindi, visto che siamo in periodo di auguri le auguro di provare a sentirsi più sicura anche quando non trova subito la risposta giusta o il comportamento giusto. Cosa che, tra l’altro, non riesce sempre neanche a me.
Auguri per un Buon 2008

di Marco Ventura

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