Magazine Giovedì 27 dicembre 2007

Chi non conosce il Libro della Giungla?

Un giorno padre Robert Baden-Powell scrisse una lettera a Rudyard Kipling dove chiedeva di poter diffondere un suo libro fra gli scout per farne insegnamento, Bibbia, credo. Nulla di particolare, se non fosse che il religioso era il fondatore dello scoutismo e lo scrittore era l’autore de Il libro della giungla, poi utilizzato come ambientazione dai lupetti, la branca più giovane dei boyscout.
Motivo? Il metodo della "morale per tipi", ossia la storia condita di personaggi farciti di qualità o difetti soggettivi. Per esempio: Rabaqui incarna il disordine e la trasandatezza. Chi è? È uno sciacallo, una iena anche chiamata "Leccapiatti" a sottolinearne la caratterizzazione negativa. È la spalla della tigre Shere Khan; nessun capo dei lupetti ne omaggia il nome. Espressione del viscido lacchè del più forte e dell'incapacità di essere autonomo, Tabaqui infatti non caccia mai il suo cibo, ma mangia gli avanzi degli altri animali. Rappresenta anche la degenerazione degli istinti. Per le sue caratteristiche di "spazzino" in alcuni branchi la spazzatura è ambientata anch'essa nel mondo della giungla e si chiama proprio "Tabaqui".
Gli si contrappone Baloo: chi? Un misantropo canterino che rappresenta la spiritualità individuale e la saggezza. Forse un orso labiato, essendo l'unica specie di orso che vive nella giungla dell'India centrale, dov'è ambientato il romanzo.

Fatto è che da oggi, Il libro della giungla ha un nuovo narratore: si chiama Matthew Reinhart. Ricordate pure la raccolta di racconti scritti da Rudyard Kipling mentre viveva nel Vermont; quelli pubblicati su giornali e riviste nel corso dell’annata 1893 e 1894. Le avventure del "cucciolo d'uomo" di nome Mowgli, abbandonato nella giungla indiana e adottato da un branco di lupi, fanno parte della memoria di qualsiasi adulto del terzo millennio. Più celebri probabilmente di Rikki-tikki-tavi (la storia di un'eroica mangusta) e Tomai degli elefanti (la storia di un giovane conduttore di elefanti), le vicende di Mowgli animano le pagine di questo affascinante libro pop-up al quale manca solo il sonoro. Anche se a ben sentire lo stupore nel girare le pagine, il rumoreggiare cresce davanti quest’esplosione di rara opera di cartonaggio.
Il primo e l’ultimo scenario possono essere descritti come fossero due mani congiunte in atto di fede verso l’incanto della nascita e la crescita, l’amore e la devozione che vedono la famiglia Lupo svegliarsi dal riposino quotidiano con le grida del più tenero e paffuto bimbo che sia mai capitato nella loro tana. La difesa e la cura del piccolo, mentre la tigre si allontana segue. È la storia del bene e del male, dell’altalena della vita che si fa musica nel guardare questo meraviglioso e opulento pop-up. E pare perfino di sentir scorrere l’acqua della cascata, annusare gli aromi del bosco, mentre - come fossero i sottotitoli al cortometraggio - le parole del testo si rincorrono nella parte bassa del libro, apribili all’occorrenza, senza quasi volerci distogliere dallo stupore.
Nessun trillo di tromba a destarci, ma solo i ruggiti di Bagheera la pantera e il grugnito di Baloo. Intanto il popolo delle scimmie si impone alla nostra vista, a piramide, giocando al gioco del nascondino con il piccolo umano alle prese con Kaa, il serpente e una tribù di animali pronti a contenderselo: per potere, per fame, per affetto.

Tra teschi e torce incandescenti, animali dal manto vellutato e una festa di colori, un’enorme tigre sembra perfino essere riuscita a graffiarci: suggestione della tridimensionalità resa con maestria alla corte dell’Istituto Geografico De Agostini. E poi Mang il pipistrello, gli elefanti a far vibrare le pagine ritmate dal nero delle parole come a scandire i passi dei pachidermi.
Peccato però! Basta un giro di pagina e la storia è giunta alla fine: la voglia di ricominciare è forte. Si riparte alla volta della fantasia. Cavalcando questo libro con leggerezza e vivacità, scoprendone dettagli ogni volta diversi, più profondi e capaci di regalare emozioni a prescindere dall’età.
Un libro che non deve passare inosservato. Un gioco. Il risultato di creatività e tecnica da comprare per i vostri figli ma da leggere assolutamente insieme, per ricordare, emozionarsi e dar luogo a commenti dalle mille e uno conclusioni.
di Roberta Maresci

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